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StartupBus: quando la squadra sposa l’idea

Lo StartupBus mette a segno i primi colpi: le idee sono state scelte, le squadre si sono formate ed ora i lavori possono avere inizio.

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Con la partenza da Napoli dello StartupBus, l’avventura ha avuto inizio. Ed i primi due tasselli fondamentali da fissare sono le conoscenze personali (fondamentali per arrivare alla migliore alchimia nella formazione dei team) e l’elenco delle idee su cui puntare. Persone e idee, affinché i giusti incastri possano aver luogo. A tal fine Giampaolo Rossi (de La fabbrica delle lampadine) ha espresso un concetto chiaro: il contesto di “liquid network” che viene a instaurarsi sul bus, ove tempi, spazi e modalità sono parametri forzati, può consentire una accelerazione esponenziale di dinamiche naturali che avrebbero altrimenti tempistiche molto più lente. Il bus non va dunque visto come un limite, quanto piuttosto come una grande opportunità per poter raggiungere gli obiettivi prefissati entro il traguardo parziale di Milano ed entro la tappa finale di Vienna.

La presentazione

Voci spesso imbarazzate, condite comunque dai sorrisi di chi sta approcciando l’avventura StartupBus con un logico spirito tra il ludico ed il competitivo. Microfono in mano, i ragazzi hanno presentato anzitutto i propri skill e le proprie ambizioni, così da far capire agli altri gli elementi essenziali per la formazione delle squadre. La conoscenza avviene in realtà con tempi minimi, poiché in una sorta di pitch su se stessi occorre presentare un quadro estremamente complesso: studi, storia, esperienze antecedenti, il tutto condito degli elementi utili per stabilire il giusto feeling con la community del bus. Chilometro dopo chilometro, dei perfetti sconosciuti iniziano a condividere un maggior numero di informazioni ed a diventare conoscenti, in attesa di maturare amicizie o partnership in grado di accompagnare il percorso delle proprie idee.

Galleria di immagini: Facce da StartupBus

Le idee

Big Data, Sharing Economy e applicazioni: mescolando questi ingredienti ed applicando il risultato a vari contesti, ne scaturiscono le bozze di idea che i partecipanti hanno portato sul bus. Sistemi di compendio alla mobilità; applicazioni per la gestione di emergenza post-terremoto; orologi anti-violenza; biometria al servizio della salute personale. Queste ed altre formulazioni sono state presentate alla community e messe al voto, affinché le più affascinanti e coinvolgenti potessero imporsi sulle altre. E così è stato: le quattro idee più votate sono diventate la base su cui costruire i team che partecipano alla competizione. Le ore successive sono così passate in “trattative” e scambi dialettici finalizzati alla formazione di squadre quanto più complete ed eterogenee possibili. “La fabbrica delle lampadine” lo ha esplicitamente consigliato ad ogni startupper: squadre con profili simili ed affinità eccessive rischiano di appiattirsi sull’esaltazione, dimenticando il necessario spirito critico e la necessaria diversità di estrazione per giungere ad elaborazioni valide dell’idea originale. Differenze ed eterogeneità sono viste dagli investitori come un valore, dunque una formulazione errata della squadra potrebbe addirittura compromettere la bontà del giudizio finale del business model.