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StartupBus: ottimismo, onestà e metodo

Pano Kroko sfrutta il proprio carisma e la propria storia per instillare allo StartupBus tre elementi di focalizzazione: ottimismo, onestà e metodo.

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La serata di Firenze si chiude per lo StartupBus ad ora estremamente tarda. L’ultimo appuntamento è in una sala di grande suggestione, di fronte a parole di grande suggestione, a firma di un nome che antepone la propria storia imprenditoriale a tutto il resto: Pano Kroko.

Per i ragazzi del bus è una sorta di lettura filosofica di ciò che NanaBianca ha solleticato soltanto poche ore prima: il lavoro di una startup deve giocoforza snocciolarsi tra il sogno e la realtà, nell’incredibile sforzo di non abbandonare mai né l’una, né l’altra componente. Per questo occorre mettere assieme tre ingredienti, dosarli in giusta misura e sfruttarli all’occorrenza per raggiungere i propri obiettivi: ottimismo, onestà e metodo.

Ottimismo

Dall’approccio positivo non si può prescindere. L’ottimismo non deve essere soltanto di facciata, ma deve nutrirsi di reale convinzione nell’idea e di piena assuefazione al pensiero per cui il successo possa essere dietro l’angolo. Non bisogna essere orgogliosamente schiavi della propria idea perché ciò ne limiterebbe lo sviluppo, ma al tempo stesso occorre esserne innamorati al fine di poterne mettere a punto la visione.

“Visione” è una parola cruciale a tal fine, poiché Kroko la definisce come un modo per configurare qualcosa che, non essendo visibile, può soltanto essere immaginabile. Immaginare la migliore delle soluzioni prima ancora di vederle sul mercato, insomma, significa creare un universo ad immagine e somiglianza degli obiettivi preposti, potendone così in seguito inseguire la realizzazione. L’azione dello startupper, soprattutto se direttamente impegnato sullo StartupBus, deve essere pertanto quella di un moderno Michelangelo che, di fronte al blocco di marmo, ha ben chiaro ciò che dovrà diventare ed a tal fine dovrà agire soltanto per rimuovere tutto ciò che è superfluo.

Onestà

L’onestà è l’elemento che consente di controbilanciare le deviazioni a cui un eccessivo ottimismo (o una positività bieca) può portare. L’onestà è la voce del senso critico, la coscienza del progetto, e racchiude in sé l’approccio proattivo di un team che cerca analiticamente i punti deboli della propria opera.

Quest’opera implica una necessaria apertura mentale verso l’esterno del team, affinché la base di ricezione dei feedback possa essere quanto più ampia possibile: la capacità di accettare la critica senza difendere aprioristicamente le proprie posizioni (a prescindere dagli oneri e dalla fatica che hanno implicato) è la misura delle potenzialità di crescita dell’idea.

L’onestà va intesa in quest’ottica in senso strettamente autoreferenziale: la startup deve essere onesta, infatti, anzitutto con se stessa. Per fare ciò deve basarsi anzitutto su numeri reali, senza affidare le stime ai sogni ed usando metriche solide per ancorarsi continuamente ai dati di fatto.

Metodo

Insomma, serve metodo: la capacità di lavorare in modo organizzato, identificando con esattezza i vari passi da compiere sulla strada verso l’obiettivo, implica estese capacità specifiche da parte del team. Il metodo è il filo rosso che cuce assieme la vision alla base dell’idea e la pulsione critica che ne deve colmare i vuoti con continuità.

Il metodo deve pertanto accompagnare l’idea dall’inizio fino al termine, passando per il pitch che ne determinerà le sorti: va interpretata come una sorta di sfilata immaginifica, dove vision e positività vanno versate con determinata generosità negli occhi di chi ascolta. L’investitore è disincantato e non bisogna “vendere” un prodotto, ma serve piuttosto capacità persuasiva per convincere la platea sulla bontà del proprio progetto. Dati e sogni, sondaggi e ambizioni, analisi e prospettive, sempre in bilico tra volere e potere. Tra sogno e realtà.