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Alan Eustace, un salto da 41 Km per il Googler

A 57 anni, il vicepresidente senion Alan Eustace di Google ha stabilito un nuovo record: si è lanciato in caduta libera da un'altezza di oltre 41 Km.

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57 anni, vicepresidente senior di Google, con il gruppo di Mountain View fin dal 2002. Alan Eustace è da oggi uno dei volti più noti del motore di ricerca, ma non per meriti acquisiti in ambito informativo (o almeno non solo). Nel fine settimana ha infatti stabilito un nuovo record del mondo per quanto riguarda la caduta libera, lanciandosi da un’altezza di oltre 41 Km (per l’esattezza 41,42) armato solo di un paracadute. La location scelta per il lancio è Roswell, nel Nuovo Messico.

Polverizzato il primato dell’austriaco Felix Baumgartner (38,97 Km), fissato due anni fa con un’impresa sponsorizzata da Red Bull. Questa volta non c’è stata la stessa eco mediatica. Eustace è arrivato in quota trascinato solo da un pallone aerostatico, quindi non all’interno di una capsula, per poi iniziare la sua discesa durata 15 minuti. Durante la caduta ha raggiunto una velocità di circa 1.300 Km/h, infrangendo il muro del suono e producendo un rumore che è stato possibile udire fin dal suolo. Questa la sua testimonianza.

È stato incredibile. È stato meraviglioso. Puoi ammirare l’oscurità dello spazio e gli strati dell’atmosfera, che io non avevo mai visto prima.

Il progetto è stato portato avanti nel corso degli ultimi tre anni in collaborazione con Paragon Space Development Corporation, responsabile del sistema che ha permesso al Googler di respirare ossigeno per tutta la durata della sfida. L’impresa di Eustace ha una finalità scientifica: il dirigente di Mountain View auspica infatti che in futuro possano essere sviluppate le tecnologie necessarie per esplorare la stratosfera.

Mi sono sempre chiesto: “E se potessimo progettare un sistema che permetta agli essere umani di esplorare la stratosfera in modo semplice come accade per gli oceani?”. Con il supporto dell’esperto team StratEx spero di aver incoraggiato altri ad esplorare questa parte della Terra di cui ancora conosciamo poco.

Fonte: The New York Times • Immagine: Paragon Space Development Corporation • Notizie su: