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StartupBus 2014: TouchLife

TouchLife consente di sfruttare le informazioni biometriche per quelle situazioni nelle quali una difficoltà temporanea non consente di comunicare.

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Potrebbe succede a chiunque di vivere un momento di difficoltà, quale un malore invalidante che rende impossibile la comunicazione con il personale di primo soccorso. In queste situazioni, eventuali incompatibilità tra farmaci o altre situazioni similari potrebbero aprire a potenziali situazioni di grave pericolo, tali da aggiungere rischi ulteriori ad una situazione già fortemente compromessa di per sé. TouchLife intende sfruttare la biometria per risolvere il problema.

Da un evento tragico delle volte possono nascere delle brillanti idee. È il caso del team Touch Life, dai quali giunge un nuovo sistema di fruizione dati che combina tecnologie preesistenti dopo aver vissuto un episodio medico traumatico.

Il sistema consiste nella scansione attraverso uno scanner biometrico, disponibile anche negli smartphone di nuova generazione, e un database su cloud contenente le informazioni di primo soccorso di una persona.

TouchLife, questo il nome della startup, fornisce la possibilità di accedere all’anamnesi del paziente in pochi secondi senza dover necessariamente avere appresso particolari chip, documenti, tessere o bracciali. L’unica cosa di cui si ha bisogno è l’impronta digitale. L’impronta digitale è unica e non è replicabile, nemmeno tra gemelli omozigoti con lo stesso patrimonio genetico.

In questo senso TouchLife ambisce ad una vera rivoluzione in campo biomedico. Mai prima d’ora si poteva accedere ai dati medici in un modo così veloce e facile, anche in caso di incoscienza del paziente. In 72 ore il team è riuscito a consolidare quest’idea e farla divenire un modello di business interessante e particolarmente attento all’utilizzatore finale. Utilizzando una categoria a rischio (i diabetici sono stati selezionati come target test) TouchLife vuole dimostrare l’efficacia del sistema partendo da un ambito circoscritto quale la regione Toscana.

“A simple way to health care” è quanto ripetono costantemente tutti i membri del team per diffondere il concetto che la tecnologia, se usata nel modo giusto, può salvare tante vite. Un tempestivo intervento ed una diagnosi esatta possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Il progetto è stato sviluppato da Sharon Zarfati, Chiara Di Cillo, Giannini Federico, Tommaso Lenzi e Vincenzo Sansone.