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Agcom taglia i giovani registi di animazione

L'autorità garante ha derogato per due anni la Disney dal sostenere progetti italiani: milioni di euro in meno a un settore della creatività.

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La tivù dei ragazzi italiana? Da difendere. I cartoni animati prodotti in Italia? Di scarsa qualità. Così la pensa Disney, che ha convinto l’Agcom a risparmiarle per i prossimi tre anni questi due anni l’obbligo previsto per legge di reinvestire il 10% degli introiti in produzioni nazionali da distribuire sui propri canali. La notizia ha dell’incredibile ed era rimasta sotto silenzio per mesi. Un settore collegato alla creatività, e alla tecnologia, viene impoverito di 36 milioni di euro.

Questa vicenda sarebbe soltanto ascrivibile all’incapacità del sistema italiano di difendere i propri interessi, se non fosse che c’è di mezzo l’Agcom che non ha colto la gravità della sua decisione. Cos’è accaduto? Semplice: una legge comunitaria obbliga la multinazionale, così come tutti i broadcaster televisivi, a utilizzare il 10% dei ricavi netti per caratterizzare il proprio palinsesto nazionale. I canali digitali Disney – mezzo milione di spettatori nella fascia 0-3 anni, una media di 30 mila spettatori con picchi di centinaia di migliaia nel caso di alcune trasmissioni cult per i più piccoli e i preadolescenti – sono dunque obbligati per legge ad ospitare prodotti firmati dalla cinquantina di operatori italiani del settore.

La deroga

La Disney, però, ha chiesto all’Agcom (alcuni mesi fa, ma si è saputo soltanto in questi giorni) una deroga per «oggettiva indisponibilità sul mercato di opere realizzate da produttori indipendenti compatibili con la linea editoriale dei palinsesti». In soldoni, alla Disney Italia non piacerebbe nulla di quello che si produce nel Belpaese e avendo un rigido criterio di qualità è purtroppo costretta a rinunciare. Risparmiando qualche milione, o al limite dirottandolo verso produzioni estere da trasmettere in Italia. L’Agcom ha concesso questa deroga con delibera 103 lo scorso 18 settembre. L’istanza era giunta il 18 dicembre 2013. La durata di questa deroga copre il 2013-2014 e sul 2015 riapre un’opzione.

Alessandro Longo ha firmato oggi su "La Repubblica" un servizio che ha dato visibilità al fatto. La notizia era passata già sul "Messaggero" lo scorso 25 ottobre, ma non si era ancora capito cos'era accaduto e perché. La delibera Agcom è stata poi scovata e si è compresa la sua portata.

Alessandro Longo ha firmato oggi su “La Repubblica” un servizio, a pagina 21, che ha dato visibilità al fatto. La notizia era passata già sul “Messaggero” lo scorso 25 ottobre, ma non si era ancora capito cos’era accaduto e perché. La delibera Agcom è stata poi scovata e si è compresa la sua portata.

Un colpo per il settore

La vicenda ha lasciato basita l’Asifa, l’associazione di autori e professionisti dell’animazione in Italia, settore nel quale gli italiani sono da sempre molto apprezzati e tra i maestri riconosciuti. Proprio non ci sta a farsi giudicare in modo così negativo, soprattutto per gli effetti che questa deroga avrà sul settore: il mancato investimento e dunque l’azzeramento di commissioni ai registi e sceneggiatori di animazione italiani è un colpo tremendo per il futuro occupazionale di questo comparto dall’età media piuttosto giovane e con un alto tasso di tecnologia applicata.
La perdita è ingente: i canali trasmetteranno da qui in avanti soltanto contenuti ideati e pensati all’estero, per la stessa società che poi ad altri livelli vanta molti italiani tra i suoi migliori animatori, ad esempio nella Pixar. Com’è stato possibile?

Un altro ricorso contro Agcom

Al di là del giudizio di Disney Italia – che ha tutti i legittimi interessi a pensare alla migliore qualità possibile dei suoi canali tematici – lascia perplessi che l’Agcom abbia potuto prendere una iniziativa di questo genere senza che i diretti interessati potessero almeno difendere le loro ragioni e magari mostrare che invece era possibile produrre contenuti adeguati. In questo caso, l’autorità garante ha proceduto amministrativamente, per sue competenze sul settore radiotelevisivo, ma anche in questo caso – come in altri – si avverte la necessità di coinvolgere di più e meglio i portatori di interesse.

Basti pensare al ministero della Cultura, ai produttori cinematografici, che non hanno partecipato agli ultimi incontri presso l’autorità garante, la quale peraltro aveva invitato società che non si occupano specificatamente di animazione. Infatti ora alcune di queste minacciano un ricorso al Tar per bloccare la disposizione Agcom. Un altro.

AGGIORNAMENTO – 31 OTTOBRE

L’Agcom ha precisato alcuni aspetti che, trapelati in questi giorni, non corrispondono alla realtà. L’authority ha chiarito il meccanismo della deroga a proposito degli investimenti, smentito il giudizio negativo sulla produzione (ma non si dice altro sui motivi della Disney) e abbassato di molto la cifra della quota investita dalla multinazionale, lontana dai 12 milioni annui. Si parla di 7,7 milioni, dunque 15 nei due anni. Attenzione, però: la delibera Agcom riguarda tre deroghe richieste, compresa quella sul 10% del valore totale delle opere riprodotte. La somma di questi diversi capitoli (investimento in opere europee di produttori indipendenti; trasmissione di opere cinematografiche di espressione originale italiana degli ultimi cinque anni; obblighi di investimenti in opere cinematografiche di espressione originale italiana di produttori indipendenti, incluse le opere recenti) è presumibilmente superiore ed è quella da osservare per valutare quanto viene sottratto al comparto italiano.

Con riferimento alla delibera con la quale è stata riconosciuta a Disney una deroga all’obbligo di destinare il 10% della propria programmazione a produzioni europee indipendenti, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai fini di una maggiore chiarezza sulla decisione, precisa quanto segue.
Non è mai stata in discussione – e non lo è ovviamente neppure nel caso della decisione in questione – la qualità della produzione europea, e italiana in particolare.
La deroga – istituto di rango legislativo – ha sempre carattere parziale e limitato nel tempo. Nel caso specifico vale per gli anni 2013 e 2014 ed è comunque sempre rivedibile.
Nel primo anno di deroga gli investimenti in produzioni europee indipendenti da parte di Disney sono stati in ogni caso pari a circa 7,7 milioni, tutti in opere di nuova produzione.
L’Autorità si riserva di effettuare una ricognizione per verificare, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, le dinamiche del mercato e l’evoluzione dell’offerta e della domanda dei contenuti televisivi e, su questa base, valutare l’opportunità di un aggiornamento del proprio regolamento che risale al 2009.

Fonte: Webnews • Notizie su: