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Andy Rubin: il padre di Android lascia Google

Il co-fondatore del progetto Android abbandona Google: Andy Rubin si dedicherà in futuro ad un incubatore di startup operanti nel settore hardware.

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Andy Rubin, uno dei fondatori del progetto Android, lascia Google dopo quasi dieci anni di attività con il gruppo di Mountain View. Nel suo futuro c’è un incubatore per le startup che operano nel settore hardware. Un annuncio che giunge questa mattina all’improvviso, ma senza stupire: già lo scorso anno la decisione di abbandonare la guida del team al lavoro sulla piattaforma del robottino verde (sostituito da Sundar Pichai), per concentrarsi su nuovi programmi riguardanti il campo della robotica.

Il suo arrivo in bigG risale al 2005, all’epoca dell’acquisizione di Android. Negli anni seguenti ha contribuito a trasformare un’idea avveniristica (definita folle da Samsung) in quella che oggi rappresenta a tutti gli effetti la piattaforma mobile più diffusa e utilizzata al mondo, uno dei prodotti di punta dell’intero ecosistema Google. Prima di allora ha lavorato per Danger, azienda responsabile del telefono Sidekick. Dal 1989 al 1992 è stato anche in Apple con il ruolo di manufacturing engineer, mentre le altre esperienze professionali riguardano società come Carl Zeiss, General Magic e MSN TV.

La conferma delle dimissioni arriva direttamente dal CEO del motore di ricerca Larry Page, che pubblicamente si è congratulato con Rubin per il lavoro svolto in quasi un decennio, augurandogli il meglio per la sua nuova avventura.

Voglio fare ad Andy i miei migliori auguri per il futuro. Con Android ha creato qualcosa di davvero incredibile, rendendo felici oltre un miliardo di utenti. Grazie.

La posizione lasciata libera da Rubin nel team di Google impegnato sulla robotica sarà occupata da James Kuffner, ricercatore e professore presso la Carnegie Mellon University. Quella maturata dal padre di Android sembra essere stata una decisione legata all’esigenza di poter operare con una maggiore libertà, senza alcun vincolo.

Fonte: The Wall Street Journal • Via: The Verge • Notizie su: