QR code per la pagina originale

iPhone 6: Bendgate più diffuso di quanto ammesso?

Il Bendgate di iPhone 6 potrebbe essere più diffuso di quanto dichiarato da Apple: BGR svela delle istruzioni dedicate per gli addetti degli Apple Store.

,

Il Bendgate, ovvero le problematiche connesse agli iPhone 6 che si deformano con l’uso, potrebbe essere ben più diffuso di quanto pubblicamente ammesso da Apple. È quel che si apprende dalle istruzioni singolari che sarebbero state fornite agli addetti degli Apple Store, così come una breve indagine di BGR conferma.

La questione è montata rapidamente in Rete a pochi giorni dal rilascio di iPhone 6 e iPhone 6 Plus, lo scorso 9 settembre. Alcuni utenti hanno infatti segnalato la deformazione degli smartphone dopo averli conservati nella tasca dei pantaloni, dichiarazioni che hanno dato il via a una lunghissima serie di test di piegamento su YouTube. Con decine di video di supporto, la polemica è velocemente scoppiata sui social network, con tanto di meme rivolti all’azienda di Cupertino. Il gruppo californiano ha minimizzato il problema, mostrando quali test di resistenza vengano eseguiti in laboratorio e dichiarando di aver ricevuto solo 9 richieste di sostituzione a fronte di milioni di device ricevuti.

Dato il numero così esiguo di smartphone coinvolti, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali della Mela, non è ben chiaro allora perché agli addetti di Apple Store siano state fornite istruzioni specifiche. BGR svela infatti come, qualora si cercasse di restituire un iPhone 6, sui terminali dedicati degli Apple Genius appariranno delle opzioni per segnalare se il dispositivo sia piegato o meno. Non ultimo: al cliente verranno fatte domande specifiche sulle deformazioni, anche in caso la richiesta di restituzione non sia relativa alla problematica.

L’informazione va ovviamente presa con le pinze, poiché non vi sono al momento prove fotografiche o video della curiosa survey che Apple starebbe conducendo sui clienti. La testata online però conferma di aver ricevuto diverse segnalazioni in merito, quindi di aver condotto delle prove con l’aiuto di una “fonte affidabile”.

Ovviamente, la raccolta dati effettuata in Apple Store potrebbe servire anche a soli scopi statistici o, in alternativa, per confermare quanto sempre affermato dall’azienda. Eppure rimane quantomeno curioso che il gruppo abbia pensato a una procedura precisa e vagamente pignola per una questione pubblicamente spacciata come inesistente. Come andrà a finire? Bisognerà attendere una comunicazione ufficiale di Cupertino per saperlo.