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SoundCloud firma un accordo con Warner Music Group

Warner Music Group è la prima major discografica ad aver firmato con SoundCloud per il lancio di un nuovo servizio dedicato allo streaming musicale.

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Fondata nel 2008 in Germania, SoundCloud è una delle piattaforme attualmente più utilizzate dai musicisti indipendenti di tutto il mondo per far conoscere le proprie creazioni. Un progetto nato con l’intenzione di fornire agli emergenti una vetrina sul Web utile per far conoscere il proprio talento, che in futuro continuerà a perseguire lo stesso obiettivo, ma cambiando in parte la natura del proprio business.

L’azienda ha infatti annunciato di aver siglato un accordo con Warner Music Group, mentre alcune fonti ritenuti affidabili parlano di una seconda trattativa in corso con un’altra major discografica, Sony Music Entertainment. Questo consentirà agli utenti di ascoltare parte del catalogo Warner su SoundCloud, attraverso una formula che verrà illustrata nel dettaglio prossimamente. In altre parole, sta per nascere un nuovo servizio di streaming, che andrà a concorrere con i tanti protagonisti di un settore sempre più popolato, come Spotify, Google Play Music e Deezer. Il lancio, stando a quanto dichiarato, è previsto per la prima parte del 2015.

Le formule proposte saranno quelle già viste con altre realtà del mercato: resterà attiva la possibilità di accedere in modo del tutto gratuito, ma con l’obbligo di ascoltare di tanto in tanto alcuni messaggi pubblicitari, mentre chi non vorrà interruzioni sarà chiamato a mettere mano al portafogli e affrontare una spesa per l’abbonamento mensile. Al momento non è dato a sapere se la cifra richiesta sarà allineata con quella della concorrenza (solitamente 9,99 euro al mese) oppure più conveniente. Una strategia necessaria per poter corrispondere agli artisti del catalogo Warner le dovute royalty ogni volta che vengono riprodotti i brani. Gli artisti guadagneranno anche dall’ascolto di remix e mash-up delle proprie canzoni.

Fino ad oggi le entrate di SoundCloud sono state basate esclusivamente sulla sottoscrizione di account Pro a pagamento da parte di musicisti che desiderano mettere in evidenza le proprie creazioni. Un modello di business che di fatto non porta alcun guadagno all’industria musicale o agli artisti, destinato a cambiare (o comunque ad evolvere) nei prossimi mesi.

Fonte: The Wall Street Journal • Via: The Next Web • Notizie su: