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Net Neutrality: la proposta italiana al vaglio

Il sottosegretario Giacomelli smentisce le indiscrezioni e difende la posizione italiana sulla neutralità, ma la sensazione è che non convinca nessuno.

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La proposta della presidenza italiana sulla net neutrality non è quella di cui hanno parlato i giornali, ed è piuttosto difficile ottenere un consenso generale. Il sottosegretario alle telecomunicazioni, Antonello Giacomelli, ha smentito oggi all’Internet Governance Forum italiano che il documento italiano sia davvero così potenzialmente pericoloso per la sopravvivenza del concetto di neutralità. Resta da sapere quale sia allora questa proposta, ma è molto probabile che la palla passi ai lettoni.

Sarà la Lettonia, paese internettiano per eccellenza, ad ereditare il semestre di conduzione europea, e la sensazione, stando alle parole di Giacomelli, ospite oggi alla Camera all’IGF14, è che l’Italia non sia andata oltre un meritato plauso per aver inserito il tema della governance di Internet all’attenzione degli stati membri fino alla soglia delle discussioni con gli Stati Uniti e l’Icann, ma che giovedì al consiglio europeo la bozza accusata persino dal Wall Street Journal di congelare il dibattito invece di migliorarlo, verrà messa in un cassetto.

Giacomelli ha raccontato che i futuri passi sulla Internet Governance saranno molto faticosi e che il punto di vista italiano non è affatto così distante dalla presa di posizione di Obama. Tuttavia, prendendo spunto dall’ottima introduzione di Stefano Rodotà, il deputato ha sottolineato come l’idea che la rete sia un luogo aperto e neutrale di per sé sia ingenua e pericolosa:

La net neutrality va coniugata con i principi della libera concorrenza. Se pensiamo di lasciar fare al mercato finiamo per negare quegli obiettivi che sono accolti anche dalle sentenze citate da Rodotà, cioè quello di evitare che Internet sia costituita di oligopoli e smetta di essere contendibile.

Le critiche di Soru e De Biase

L’intervento di Giacomelli porta con sé una notizia clamorosa: l’Italia presenterà tra 48 ore un documento più morbido sulla neutralità della rete, diverso da quello anticipato dall’Edri e commentato da Luca De Biase, riassumendo gli episodi precedenti ed evidenziando le contraddizioni del governo. Il giornalista, componente dello staff di consultazione sull’agenda digitale e membro della Commissione della Camera sul Bill Of The Roghts, è stato piuttosto critico verso il sottosegretario. Secondo De Biase e Renato Soru non si comprende quale sia questa posizione, in cosa si differenzi da quella emersa nei giorni scorsi e soprattutto non c’è chiarezza sui pilastri della Rete (standardizzazione, apertura e neutralità) che pareva fossero stati introiettati dalle recenti posizioni europee. Tanto che alcuni stati dei 28 non hanno nascosto il loro imbarazzo.

Un accordo impossibile, al momento

Senza entrare in ambiti finanche troppo complicati a proposito della impossibile governance di Internet a livello globale, per mancanza dei presupposti politici e per il fallimento di un modello, quello multistakeholder, che però nessuno sa come sostituire, basterebbero le parole appena rilasciate dal commissario Andrus Ansip alla Reuters per chiudere il discorso. A precisa domanda sulla proposta italiana, il commissario europeo che si occupa di single digital market ha così commentato:

Deve essere consentito avere velocità più elevate, ma non a scapito di altri. L’accesso a Internet deve essere uno dei diritti fondamentali.

Fonte: Webnews • Via: WSJ • Immagine: posta - tramite Shutterstock • Notizie su: ,