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La bufala su Facebook torna, sempre

Compaiono di nuovo post copia/incolla sul presunto sfruttamento dei contenuti personali da parte di Facebook. Eppure il social ha semplificato le norme.

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Di nuovo, come l’eterno ritorno di nietzchiana memoria che faceva esclamare terrorizzato a Woody Allen «dovrò rivedere ancora Holiday On Ice?», un post su presunte malversazioni di Facebook rispetto ai contenuti degli utenti si sta diffondendo a macchia d’olio nel sito, occupando bacheche e riempiendo il feed delle notizie. Si tratta di una bufala ancora più incomprensibile se si pensa agli sforzi del social per definire meglio le norme d’uso.

Il messaggio che va per la maggiore, in questi giorni, è un pout-pourri di citazioni a caso del codice della proprietà intellettuale, che in realtà nulla c’entra con privacy o sfruttamento dei contenuti personali di un utente dentro un sito commerciale come Facebook (che invece è normalmente protetto dal codice civile) bensì con le brevettazioni industriali. Detto questo, si tratta di una bufala che va, evidentemente, spiegata ancora. Facebook non detiene la proprietà dei contenuti originali prodotti da un utente (un post, una foto), ma all’atto dell’iscrizione al sito l’utente accetta che l’azienda di Menlo Park possa utilizzarli per i propri scopi, che sono sostanzialmente due: il grafo sociale, per migliorare e implementare il servizio (cioè i big data, i dati aggregati); la cessione a terze parti per l’inserimento di campagne pubblicitarie.

Il messaggio, peraltro, è stavolta davvero molto esteso, probabilmente il più ricco di parole (e per non dire niente) della casistica:

A causa del fatto che Facebook ha scelto di includere un software che permette l’utilizzo di informazioni personali, dichiaro quanto segue: oggi, giorno **, in risposta alle nuove linee guida di Facebook e articoli l. 111, 112 e 113 del Codice della proprietà intellettuale, dichiaro che, i miei diritti sono associati a tutte le mie informazioni personali, dipinti, disegni, fotografie, testi, ecc. postati sul mio profilo. Per l’uso commerciale di quanto sopra, è necessario il mio consenso per iscritto in qualsiasi momento. Chi legge questo testo può copiarlo e incollarlo nella propria bacheca di Facebook. Ciò consentirà di porsi sotto la protezione del diritto d’autore. Informo Facebook, che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire, diffondere o fare qualsiasi altra azione contro di me, sulla base di questo profilo e / o dei suoi contenuti. Le misure di cui sopra si applicano anche ai dipendenti, studenti, agenti e / o dipendenti, sotto la direzione di Facebook. Le informazioni riservate sono incluse nel contenuto del profilo. La violazione della mia privacy è punibile dalla legge (UCC 1 1 1 1-308-308-308-103 e Lo Statuto di Roma). Tutti i membri sono invitati a pubblicare un annuncio di questo tipo, o se si preferisce, questo testo può essere copiato e incollato. Se non si pubblica questa dichiarazione almeno una volta, tacitamente si consente l’utilizzo di elementi quali foto, così come le informazioni contenute nell’aggiornamento proprio profilo.

Le parole in grassetto vogliono evidenziare le debolezze logiche di questo post, che è soltanto l’ultima versione di una catena vecchia quando il social stesso. Quando si parla di sofware, infatti, non si capisce bene a cosa si riferisca. Facebook non ha bisogno di introdurre software per utilizzare le informazioni personali degli utenti, dato che il sito è basato completamente proprio su queste informazioni. Incredibile poi l’idea che Facebook abbia bisogno di un consenso scritto, peraltro di nessuna validità legale, tramite un post in una bachecha, che si sa essere anche cancellabile o modificabile a piacimento. Facebook ha delle norme molto complesse, che si sottoscrivono all’atto di iscrizione al sito e che sono state anche recentemente riscritte per renderle ancora più chiare.

Cosa prevede Facebook sui contenuti personali

Per smentire la bufala, non c’è che da invitare gli utenti a leggere le nuove norme delle Condizioni d’uso del sito che entreranno in vigore il 1° gennaio 2015, fatto che spiega l’intenzione degli spammer di sfruttare la novità di questo passaggio per fare confusione. Al secondo punto delle condizioni d’uso, Facebook specifica che l’utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate su Facebook e può controllare in che modo vengono condivisi mediante le impostazioni sulla privacy e le impostazioni delle applicazioni, specificando – a uso e consumo dell’utente preoccupato, stando al suo post, dello sfruttamento dei suoi contenuti – che quando l’utente pubblica usando l’impostazione universale concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook (figuarsi dunque quale sia il problema rispetto al social in sé) di accedere e usare tali informazioni e persino di associarle. Questo perché si tratta del web, non di Facebook. Qui le informazioni di base sulla condivisione dei contenuti.

Rispetto alla fantasiosa paura che le proprie informazioni venga usate per e dagli inserzionisti in modo incongruo, o addirittura per prodotti pubblicitari propri – come accadde l’anno scorso con le storie sponsorizzate, poi messe in un cassetto – Facebook ha riscritto completamente la sezione, rimandando sia alle Q&A vecchio stile su come modificare la visibilità delle inserzioni, sia lavorando sulle preferenze relative alle inserzioni (uno strumento non ancora disponibile in Italia). Insomma, sono tutti bit sprecati: perché lasciarsi andare a questi copia/incolla quando si può essere per davvero un po’ originali?

Fonte: Webnews • Notizie su: ,
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