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iTunes: Apple voleva bloccare il 100% dei rivali?

Caso iTunes Store: un ex dipendente svela come Apple avrebbe cercato di bloccare i competitor, una scelta dovuta dall'imposizione dei DRM dall'industria.

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Continua il dibattimento in aula sul caso di iTunes Store, una causa che affonda le radici alla metà degli anni 2005 quando, secondo l’accusa, Apple avrebbe fatto ricorso a pratiche anticoncorrenziali. Stando a quanto riporta oggi il The Wall Street Journal, la testimonianza di un ex ingegnere Apple svelerebbe il tentativo dell’azienda di bloccare il 100% dei concorrenti.

Rod Schultz, questo il nome dell’ex dipendente chiamato a testimoniare, si è occupato della gestione dei diritti FairPlay di iTunes dal 2006 al 2007. Secondo quanto rivelato, la Mela «sarebbe stata intenzionata a bloccare il 100% dei clienti non-iTunes», escludendo le terze parti. Vi sarebbe stato anche un programma in codice, “Candy”, ma come questo si sia evoluto non è ancora ben chiaro.

Allo stesso tempo, però, il testimone avrebbe spiegato come la condotta Apple non sia da considerarsi anomala rispetto agli orientamenti e alle tecnologie del tempo. I detentori dei diritti, così come l’industria discografica, avrebbero infatti imposto i DRM come unica forma per la vendita musicale online, quindi è probabile che ogni azienda attiva sul mercato spingesse il proprio sistema a discapito dei competitor. La stessa Apple ha poi abbandonato completamente il ricorso ai DRM due anni più tardi, nel 2009.

La questione si sarebbe resa evidente con la tecnologia Harmony di RealNetwork, un sistema per permettere agli utenti iPod di ascoltare musica dal RealPlayer Store. Stando a quanto rivelato, la società di Cupertino avrebbe negato una simile possibilità con l’aggiornamento a iTunes 7.0 nel 2006.

Dal canto suo, Apple avrebbe sottolineato come l’update contestato sia in realtà servito per apportare miglioramenti di sicurezza rispetto alle versioni precedenti, senza che vi fosse un chiaro intento di infrangere i diritti delle terze parti. Il progetto su cui Schultz avrebbe lavorato, invece, sarebbe servito a proteggere l’utente da formati di file non sicuri, che avrebbero potuto minacciare l’esperienza d’uso e il funzionamento di iPod stesso.

Non è dato sapere come finirà il caso, ma l’accusa avrebbe già perso due dei testimoni originali: non vi sarebbero certezze sulle date degli acquisti effettuati, che potrebbero essere avvenute anche al di fuori del lasso di tempo dal 12 settembre 2006 al 31 marzo 2009, quello oggetto del contenzioni. La conclusione del dibattimento, così come la delibera finale, potrebbe arrivare nelle prossime settimane.