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Turchia, nuovo tentativo di controllare il web

La Turchia tenta una nuova stretta sul web. Il Governo ha proposto una norma che attribuisce il potere di chiudere un sito senza il benestare del tribunale

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Il Governo Turco prova nuovamente a controllare il web per tentare di tenere sotto controllo l’informazione dei new media. Il Governo ha infatti proposto in Parlamento una nuova norma che attribuisce al premier ed a ciascun ministro il potere di bloccare qualunque sito Web, senza che sia necessaria la sentenza di un tribunale. La notizia arriva da un giornale locale, il quotidiano Hurriyet, secondo il quale la norma è stata introdotta all’ultimo minuto con un articolo di un decreto “omnibus” incentrato su associazioni e fondazioni.

Grazie a questa “sortita” politica, nel caso la norma dove essere approvata, premier e ministri potranno chiedere all’Autority per le Telecomunicazioni (Tib) di chiudere un sito entro quattro ore per esigenze quali la sicurezza nazionale, la protezione dell’ordine pubblico e la prevenzione di reati. Il provvedimento della Tib potrà chiudere un sito e rimuovere un suo contenuto, in base alla proposta avanzata dal deputato del partito islamico al governo (Akp) Kerim Ozkul. La richiesta dovrà comunque contenere una giustificazione come, per esempio, l’esigenza di “proteggere il diritto alla vita, proteggere la vita o la proprietà di qualcuno, proteggere la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico, prevenire reati, proteggere la salute della collettività”.

Il Governo Turco tenta dunque nuovamente di mettere al guinzaglio il web con un provvedimento che assomiglia molto a quello dello scorso settembre 2014 che attribuiva al governo e alla Tib un analogo potere. Provvedimento che però ad ottobre, la Corte Costituzionale ha annullato, dichiarandolo incostituzionale. Per il Governo Turco, il web e i new media sono da molto tempo una spina sul fianco e non si contano più oramai i tentativi posti in essere per censurarli. Di recente, proprio il Governo Turco ha intimato a Twitter di eliminare contenuti ed account di un giornale di sinistra pena il rischio di oscuramento del social network dall’intero Paese. Minacce che in passato si erano concretizzate proprio con Twitter ma anche con YouTube che furono oscurati rispettivamente per due settimane e due mesi.

Fonte: Adnkronos • Notizie su: