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AdBlock Plus, il filtro è macchiato di denaro

AdBlock Plus, servizio pensato per filtrare le pubblicità più intrusive sul Web, sarebbe in realtà al soldo di alcuni big dell'advertising online.

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AdBlock Plus perde una buona fetta della propria credibilità di fronte all’emergere di un rapporto ambivalente con alcuni grandi gruppi dell’advertising online. Quanto emerso dal Financial Times in queste ore, infatti, genera inevitabilmente scomodissimo imbarazzo dalle parti della Eyeo, gruppo che sviluppa il famoso tool per il blocco dell’advertising sulle pagine Web.

AdBlock Plus è un servizio pensato per incoraggiare un ecosistema pubblicitario più morbido, meno intrusivo e più rispettoso dell’utente. In linea teorica l’utente che ne fa uso non esclude del tutto l’advertising dalla propria navigazione (poiché si farebbe portatore di un comportamento lesivo della sostenibilità dei servizi online), ma accetta che AdBlock Plus si renda arbitro nel filtrare le pubblicità non accettabili, lasciando invece in chiaro quelle rispondenti all’etica promossa. Se non che, da quanto emerge, il filtro non sarebbe così “puro” come si vorrebbe far pensare. Ed a monte di questo inquinamento vi sarebbe il legittimo intervento di gruppi che sull’advertising costruiscono la propria mission aziendale.

Sulla base di quanto emerso, Eyeo avrebbe ricavato denaro dall’aggiunta di alcuni servizi alla “white list” di AdBlock Plus: la cifra è quantificabile nel 30% circa dei proventi che i gruppi riescono ad ottenere bypassando il filtro. Difficile intravvedere illeciti in tutto ciò, poiché ogni protagonista della questione persegue semplicemente i propri interessi al cospetto di un ostacolo artificiale frapposto tra la pagina Web e l’utente.

L’utente stesso è però vittima evidente di quanto emerso, poiché utilizza un servizio in buona fede trovandosi al cospetto di algoritmi che non agiscono linearmente con le finalità professate. 50 milioni di utenti in tutto il mondo devono ora ripensare il proprio rapporto con AdBlock Plus, guardando quantomeno con maggior diffidenza al comportamento del servizio: la “white list” è meno immacolata di quanto non si potesse pensare (i rapporti tra Google ed Eyeo erano noti, mentre quelli con Bing sono emersi soltanto in queste ore), il servizio è meno efficiente di quanto professato e il rapporto di fiducia tra AdBlock e utenti è meno solido di quanto non si potrebbe immaginare.

Fonte: Financial Times • Via: The Verge • Notizie su: