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Anonymous contro Isis

Il gruppo di attivisti ha stilato un elenco dei primi siti e account pro jihadisti colpiti dal gruppo. Ma non è buoni contro cattivi.

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Uno dei gruppi di attivisti di Anonymous impegnato dal mese scorso nell’operazione #OPIsis contro i jihadisti del califfato ha pubblicato un elenco di siti e profili twitter colpiti e affondati. Nella battaglia navale tra questi due gruppi, iniziata pochi giorni dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo, segna certamente un passaggio importante, soprattutto dal punto di vista mediatico. Ma sarebbe un errore semplificarlo come una guerra tra buoni e cattivi.

Migliaia di siti e account e un numero rilevante di indirizzi sono stati pubblicati su Pastebin, insieme a un video che certifica l’intenzione di Anonymous di proseguire in questa operazione di lotta senza quartiere contro i jihadisti e soprattutto i reclutatori. Qui c’è un primo elemento molto singolare da tenere in considerazione: il gruppo ha individuato non tanto i terroristi quanto i siti che fanno propaganda a favore del califfato, utilizzando la forma più aggressiva delle loro tecniche, cioè la pubblicazione di indirizzi mail e di vpn. In pratica, svelando l’identità di moltissimi utenti colpevoli di frequentare questi siti. Che siano terroristi o meno, che siano autenticamente coinvolti o meno (e in quale grado?).

Intelligence contro chiusura

Questo tassello rappresenta un salto di qualità nella battaglia dei cracker legati ad Anonymous, e solleva un paradosso: da un lato molte intelligence ritengono strategicamente sbagliato oscurare i siti degli jihadisti perché sono fonti di informazioni; dall’altro, Anonymous sta facendo alla sua maniera quel che molti governi (compreso quello italiano), sembrano intenzionati a fare nelle prossime settimane: oscurare i siti di propaganda e segnalare l’eventuale vicinanza ideologica di persone residenti in Occidente imputabili di un’attività di reclutamento o propaganda politica.

Facile immaginare la scivolosità di questo terreno. Anonymous è una forza non controllabile, senza un centro, che oggi se la prende con l’Isis mentre domani con un governo o con una società privata. Giusto ricordare l’unico principio che sottende le sue azioni -il rispetto della libertà di espressione – come ha fatto stamani Carola Frediani in diretta alla trasmissione Caterpillar.

Tracciare, bloccare, pubblicizzare migliaia di account diversamente coinvolti nell’Isis secondo criteri così personali e impossibili da razionalizzare è una reazione in grande stile ma comunque emotiva, forse poco utile o addirittura in taluni casi controproducente. Come tutta la giustizia fai da te.

Se si criticano i governi, se si ascoltano gli esperti di intelligence, bisogna frenare l’entusiasmo ma seguire comunque il fenomeno, che va capito. Proprio per non cascare nella logiche binarie terroristi-eroi nelle quali finiscono periodicamente gli uni o gli altri.

Fonte: Pastebin • Notizie su: