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YouTube: l’advertising deve passare da Google

La piattaforma di video streaming vieterà l'inclusione non autorizzata di inserzioni sotto forma di immagini e loghi visualizzati all'interno dei filmati.

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Giro di vite da parte di Google nei confronti delle pratiche di sponsorizzazione non consentite per i video su YouTube. La piattaforma di streaming ha aggiornato la documentazione relativa al “Posizionamento di prodotti a pagamento”, con l’obiettivo di bloccare la visualizzazione delle cosiddette “graphical title cards”, ovvero delle immagini in sovrimpressione che rimandano al sito del brand pubblicizzato o ad un altro contenuto ad esso collegato.

Questo riguarda, ad esempio, filmati come quello caricato di recente da Dude Perfect (in streaming a fondo articolo, al minuto 05:35), che al termine invita gli utenti a cliccare sugli sponsor BubbleWrap e Sony. Clip di questo tipo saranno d’ora in poi accettate da YouTube solo nel caso in cui lo spazio pubblicitario venga acquistato passando da Google e non direttamente dal creatore del contenuto. Questo implica che parte del denaro mosso nella transazione economica finisca nelle casse di bigG, il 45% circa secondo quanto previsto per la maggior parte dei canali. Una decisione che potrebbe far storcere il naso agli autori dei video e spingerli eventualmente verso altre piattaforme.

Il video di Dude Perfect su YouTube, con loghi di aziende e sponsor inclusi nell'area del filmato

Il video di Dude Perfect su YouTube, con loghi di aziende e sponsor inclusi nell’area del filmato (immagine: Dude Perfect su YouTube).

Ufficialmente il motivo per il quale Google ha scelto di esercitare un maggior controllo sull’advertising all’interno dei filmati su YouTube è quello di tutelare l’utente finale, evitandogli il rischio di essere bombardato da spot indesiderati e inseriti in modo non consentito durante la visione. Il gruppo di Mountain View chiarisce che gli inserzionisti possono comunque scegliere tra varie forme di sponsorizzazione, come i video pre-roll o quella che Paul Kontonis (direttore esecutivo di Global Online Video Association) chiama “product card”, ovvero una breve clip di sei secondi riprodotta prima del contenuto vero e proprio. A tal proposito va specificato che bigG non ha confermato l’introduzione di questo nuovo strumento promozionale.

Stando a quanto condiviso sulle pagine di Digiday da Jan Dawson, analista di Jackdaw Research, con una strategia di questo tipo YouTube corre il rischio di perdere alcuni dei suoi migliori creatori di contenuti, attirati da piattaforme alternative come Vessel che garantiscono una più ampia libertà d’azione e introiti migliori. Ecco le sue parole.

Il tempismo di YouTube non è dei migliori, considerando la crescita di Vessel, che garantisce guadagni più elevati ai creatori di contenuti. Se YouTube ostacola i metodi per monetizzare i video sulle sue stesse pagine, questo causerà la fuga delle persone in direzione di Vessel o di altre nuove piattaforme.

Fonte: Digiday • Notizie su: