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Google News: il nodo al Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri sta decidendo come procedere per dipanare la contesa tra editori e Google News: sul tavolo i modelli tedesco, spagnolo e francese.

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La tagliola italiana a Google News sarebbe in discussione in queste ore e senza il senno del poi è difficile capire che strada possa intraprendere la vicenda. La questione è nota ormai ad tempo poiché vede contrapposti due mondi che faticano a trovare un codice comune con cui comunicare: da una parte vi sono i media tradizionali, che stanno cercando di trasferire sul Web i propri imperi cartacei, e dall’altra v’è Google, il cui servizio è vissuto dai partner editoriali in modo ambivalente.

Da una parte Google News è la manna del traffico verso i grandi media, veicolando gran parte del traffico che questi ultimi sfruttano infine per foraggiare le proprie agenzie di advertising; dall’altra Google News è l’elemento che toglie ai media il rapporto diretto con i lettori, relegando agli algoritmi il potere di decidere quali notizie siano più importanti, quali fonti più affidabili e quali più meritevoli di un link. Quel che gli editori non gradiscono è che Google sfrutti parte del contenuto dei giornali costruendo un servizio proprio a colpi di link, titoli e abstract, ma per contro il medesimo meccanismo è quello che nutre gli accessi ai siti degli editori sostenendone in modo fondamentale le attività online.

Tutto gira attorno ai link, ed è presumibilmente di link che si parlerà nell’odierno Consiglio dei Ministri: il tema sarebbe all’ordine del giorno, nel tentativo di dirimere una questione avvertita come urgente dal mondo dell’editoria. Una proposta di intervento potrebbe essere contenuta nel ddl Concorrenza, ma al momento i contenuti della stessa sono segreti e non ne sono trapelate le linee guida.

Google News a rischio?

Una cosa certa è il fatto che a pesare sul dibattito sono i precedenti di Germania e Spagna, ove per prime le istituzioni hanno tentato di arrivare ad una soluzione radicale nei confronti di Google News. In entrambe le nazioni l’approccio è stato fallimentare: Google ha usato il pugno duro, arrivando a chiudere Google News nel paese iberico, ma il tutto altro non ha rappresentato se non un danno per tutti gli attori coinvolti: Google ha perso un servizio, gli utenti hanno perso un punto di riferimento utile ed apprezzato, mentre gli editori hanno perso una componente fondamentale del traffico in entrata sui propri siti Web.

L’approccio francese sembra pertanto poter essere quello più simile alla possibile azione italiana: nel paese transalpino l’accordo tra le parti è stato semplicemente monetizzato, portando il denaro di Google nelle casse di un fondo per l’Innovazione Digitale (che peraltro le circostante hanno portato ad essere sfruttato a sostegno della redazione e delle famiglie vittime della strage del Charlie Hebdo). In Italia la monetizzazione potrebbe essere finalizzata, con alcune proposte già rese pubbliche: la FIEG suggerisce ad esempio di portare denaro verso lo sviluppo del Wifi e della banda larga, il che sembra però più una provocazione che non una reale soluzione al problema.

Il vantaggio dell’Italia è nel fatto che non si agisce di moto proprio, ma si arriva in coda a precedenti casistiche e dibattiti ormai sviluppatisi su più fronti a livello continentale. Un vantaggio che diventa però responsabilità: il Governo ha il dovere di non sbagliare approccio, cercando realmente un dialogo tra le parti così da identificare un impossibile punto di incontro tra chi offre link e chi è combattuto nell’accettarli. Tutto ciò, però, ricordando la natura del tutto volontaria dell’adesione a Google News: qualunque editore ha la possibilità di decidere se abilitare l’accesso dei crawler di Mountain View ai propri server, poiché tramite il semplice uso dei robots.txt è possibile stabilire se accettare o meno l’offerta di Google.

Il link stesso deve essere il meccanismo di dialogo tra le parti, il punto di unione e di reciproco vantaggio. Entrambe le parti dovranno presumibilmente concedere qualcosa alla controparte, ma in questa partita sembra essere Google ad avere saldamente il coltello dalla parte del manico. Per il Governo, il cui dovere è anzitutto quello di tutelare il sistema italiano, si tratta pertanto di una questione delicata, nella quale le posizioni non sono sempre chiare e gli interessi in ballo sono estremamente forti.

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