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Internet of Food, ecosistema di una nuova economia

A Seeds and Chips una riflessione sull'ecosistema italiano della tecnologia del cibo: le premesse ci sono, manca una cultura di sistema.

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Il cibo è la nuova frontiera tecnologica, l’elemento più promettente della trasformazione digitale dell’impresa. Eppure l’Italia, che del cibo di qualità è la patria, mostra molte difficoltà a individuare i giusti modelli di business. Quando si cerca food su Google si finisce nel made in Italy, se si aggiunge però il termine tech compare New York. A Seeds&Chips, il salone della tecnologia del cibo inaugurato a Milano Congressi, la conferenza su Internet of Food è stata occasione per ragionare su una economia che il Belpaese avrebbe a portata di mano, ma non sa afferrare.

C’è stato un momento preciso nel quale una delle più importanti rivoluzioni della nostra epoca, la presentazione del primo smartphone da parte di Steve Jobs, è stata seguita dalla più grave crisi economica. Improvvisamente due curve prendevano direzioni opposte: la Rete trasformava digitalmente i mercati, mentre molte aziende crollavano sotto il peso della crisi economica e in quei mercati sparivano. Da più di un lustro si sta assistendo a questo fenomeno che forse non ha alcun precedente, come ha spiegato Francois de Brabant, presidente di Between e uno degli speaker invitati sul palco di Seed&Chips dal moderatore Antonio Belloni, insieme a Roberto Liscia, di Netcomm, Gianluca Carenzo, ad di Parco Tecnologico Padano, Pietro Martani di Halldis – Copernico, Davide Dattoli, di Talent Garden, Sara Roversi, co-founder di Future Food Institute, Alessandro Diana, di Accenture.

Sul cibo come prima del 2012

Cosa significa ecosistema del cibo? Più un auspicio che altro, se si considera l’estrema parcellizzazione dell’impresa italiana e la filiera lunghissima rispetto alle abitudini del consumatore. Situazione che non all’altezza di quei nuovi mercati creati dalle curve opposte (in mezzo alle quali va aggiunta la sharing economy). Accattivante e onesto l’intervento di Liscia, che ha sottolineato come sia complicato ragionare in modo sistemico con 54 mila aziende del settore. Più entusiasmo nelle parole di Dattoli, di Martani, per i quali il mercato aperto dal digitale è un’occasione importante per l’economia italiana, ma solo se al posto delle tante startup concentrate sulla comunicazione, il marketing, si lavorerà sui processi, su tutto quanto viene prima dell’ecommerce ma ne è fondamento.

L’ecosistema del food è insomma molto simile a quello delle startup all’inizio del 2012, quando c’era consapevolezza ma non un sistema che raccogliesse le esigenze e connettesse le imprese. L’ecosistema italiano del tech food ha già tutto quanto serve, dai distretti industriali alla reputazione mondiale, dalla connessione col turismo enogastronomico all’inventiva eccezionale del centinaio di food startup, fino ai laboratori tecnologici e alle prime timide risposte della grande industria alimentare, che finora è stata a guardare le imprese innovative venire acquisite dalle società estere. Ma un cambiamento di mentalità nelle classi dirigenti, e la naturale pressione dei clienti – che sono indotti dalle tecnologie stesse a pretendere nuovi servizi da chi entra sul mercato online – sapranno con un pizzico di coraggio in più creare i presupposti perché in quella ideale ricerca su google, anche il binomio tech + food porti all’Italia.

L’inaugurazione

Per quattro giorni fino a domenica, Seeds&Chips si focalizzerà sui grandi temi di sostenibilità, innovazione, creatività, cibo del futuro, lotta agli sprechi e tracciabilità attraverso le startup digitali e le aziende presenti al Salone. Una vera e propria anticipazione ai contenuti di Expo 2015 (di cui Seeds and Chips ha ottenuto il patrocinio) con un programma pieno di appuntamenti, seminari e workshop, aprendo dibattiti su scenari in continua evoluzione.

Per l’inaugurazione, oltre a Marco Gualtieri, sul palco si sono avvicendati Riccardo Luna (Digital Champion), Giulio Gallera (Undersecretary of Relations with the Metropolitan City and the Coordination of Special Projects, Regione Lombardia), Gualtiero Marchesi, Ali Partovi (partovi.org), uno dei più importanti e rinomati angel investor della Silicon Valley.

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Marco Gualtieri saluta la platea nella conference room di Mi.Co e inaugura la 4 giorni di Seeds and Chips. Sul palco anche Riccardo Luna, che ha citato il caso di Pizzabò criticando la scarsa attenzione delle imprese italiane verso l’innovazione disruptive delle startup, che nel caso del food sono, ad oggi, nelle 4 exit di maggiore impatto, acquisite sempre da società straniere.

Fonte: Webnews • Notizie su: ,