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Metallica vs. Napster, 15 anni dopo

Il 13 aprile 2000 i Metallica hanno formalmente denunciato Napster per violazione del copyright: tre lustri dopo molto è cambiato nel panorama musicale.

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Ripercorrere le tappe della battaglia legale che per lungo tempo ha visto fronteggiarsi da una parte i Metallica, tra le band più seguite di sempre del filone heavy metal, e dall’altra Napster, è utile per capire quanto sia cambiato ed evoluto il panorama musicale nel corso di tre lustri. Esattamente 15 anni fa, il 13 aprile 2000, Lars Ulrich e compagni puntavano formalmente il dito nei confronti del servizio, allora utilizzato per lo scambio di materiale su network peer-to-peer.

L’atto depositato presso la United States District Court for the Northern District of California gettò le basi per una discussione che ancora oggi risulta attuale: il Web e gli strumenti offerti dalla Rete rappresentano un rischio per la salute dell’industria discografica, oppure uno strumento a cui guardare con fiducia per il futuro? Il binomio “Internet-pirateria” risulta oggi piuttosto anacronistico, come dimostrano i più recenti dati diffusi da FIMI, dai quali emerge che lo streaming e il download legale delle canzoni stanno letteralmente trainando il mercato della musica fuori da una impasse che perdura ormai da lungo tempo.

Nel 2000 la situazione era però ben differente: smartphone e tablet erano ancora concept e prototipi avveniristici, mentre il CD costituiva il formato più redditizio per vendere album e singoli. Ecco un breve riepilogo di quanto successo: nel 1999 Shawn Fanning crea un software dedicato allo sharing dei file audio, chiamato Napster, una sorta di file browser con funzionalità per la condivisione, attraverso il quale tutti i computer connessi al network erano in grado di prelevare e trasferire i file MP3.

Il successo fu immediato, tanto da guadagnarsi le ire di etichette e band, poiché il download delle canzoni non comportava alcuna spesa per gli utenti. Quello dei Metallica fu il primo nome di spicco a scagliarsi contro il P2P, non senza far storcere il naso ai propri fan. È stato lo stesso batterista, oltre un decennio più tardi, a confessare che i quattro non avevano alcuna idea di quanto forte potesse essere il feedback negativo provocato nel pubblico.

Ciò nonostante, la band californiana uscì a testa alta dalla contesa, con il servizio peer-to-peer costretto alla chiusura che portò successivamente all’acquisizione del marchio da parte del gruppo Rhapsody. Napster, oggi, è una piattaforma di streaming 100% legale, ma che con il suo illustre predecessore condivide solamente il nome. A 15 anni di distanza, il panorama è completamente cambiato: oggi alcune band, compresi big del calibro dei Radiohead, sfruttano le potenzialità del file sharing come strumento promozionale, intravedendo nella grande Rete un’opportunità anziché un nemico da combattere. La lotta alla pirateria resta invece ancora un tema attuale, portata avanti con iniziative spesso dall’efficacia discutibile, come l’oscuramento di portali in alcuni paesi o la chiusura di interi servizi dedicati al cloud storage.

Fonte: The Verge • Notizie su: