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Essere VeryBello alla vigilia dell’Expo

7 domande per il sito VeryBello, affinché se ne possano misurare le performance a fine Expo 2015: solo così sarà possibile giudicare, capire e sentenziare.

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Il countdown è terminato, Expo 2015 sta per cominciare. Ora che la vetrina va ad aprirsi, perpetrare il mantra della polemica diventa inutile e controproducente: il paese ha bisogno di unità d’intenti, di positività, di entusiasmo e di collaborazione. Prima di cambiare mood e sfoggiare il sorriso di circostanza, però, occorre focalizzare un punto importante, poiché sarà un riferimento fondamentale per il futuro. E parliamo di VeryBello, uno dei punti focali della polemica che ha coinvolto l’organizzazione di Expo 2015.

Speciale: Expo 2015

VeryBello, benchmark per il futuro

VeryBello.it è il sito che per molti ha rappresentato la ciliegina sulla torta ai disastri che hanno preceduto l’Esposizione Universale. Contestato il nome, poiché considerato confuso e non sufficientemente universale; contestata la struttura tecnica, non considerata all’altezza; contestato il design, considerato banale e inadeguato; contestato il costo, considerato eccessivo. VeryBello è stato la pagliuzza nell’occhio di gran parte della critica, catalizzatore di strali, elemento di scandalo (peraltro degnamente accompagnato dalle immagini “collage” JPG di paritetica fama). Meritava tutto ciò? Si e no, ma non è questo il punto.

Il fatto che VeryBello non abbia catturato le simpatie degli utenti è l’origine prima del suo insuccesso, poiché non si può pensare nel 2015 che un sito Web possa funzionare se attorno a sé non sa raccogliere favori, passaparola, coinvolgimento e supporto. Non basta però questa magra considerazione per bocciare o salvare il concept. E nemmeno è questo lo scopo, in questa fase.

Se si vuol rendere utile l’esperienza VeryBello, recuperando almeno in parte il valore investito nel progetto, bisogna abbracciare un approccio più distaccato al problema, rinviando al poi ogni giudizio. Bisogna affrontare il problema con uno spirito costruttivo, orientato all’oggettività dei dati, in modo analitico. Si parta dagli obiettivi, si guardino i risultati: se ci sarà allineamento, allora il progetto sarà stato un successo. Se non avrà avuto utilità a fronte degli obiettivi e dei costi preposti, allora lo si potrà considerare un fallimento. Solo così si potrà far tesoro dell’esperienza VeryBello: non è la lotta tra bande di chi, spesso anche in modo interessato, promuove o boccia con un dito senza aver soppesato ogni elemento in ballo.

La proposta arriva oggi, alla vigilia dell’Expo, e rinvia ad un momento immediatamente successivo alla chiusura dell’Esposizione Universale. Ci sono infatti quesiti a cui occorre rispondere, ma per evitare le facilonerie del “senno del poi” le domande vanno formulate oggi. Le risposte, invece, alla fine.

VeryBello: le finalità

Il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, lo ha spiegato con estrema chiarezza in occasione della conferenza stampa di inaugurazione: VeryBello è stato pensato per offrire ai turisti spunti utili per proseguire il proprio viaggio in Italia, senza fermarsi esclusivamente per l’Expo. Il sito vuole essere una vetrina di ricchezze culturali in grado di mettere assieme l’offerta diffusa di cultura che il paese sa offrire, rendendo così servizio ai turisti che, pur avendo del tempo da trascorrere in Italia, non sanno esattamente quali esperienze vivere oltre alla sola visita di città e musei.

Franceschini ha peraltro aperto alla possibilità di rendere permanente l’offerta di VeryBello, così che la vetrina possa andare anche oltre l’Expo e diventare un riferimento continuo per identificare l’offerta culturale sul territorio: una finalità tanto ambiziosa necessita giocoforza di una analisi molto precisa, poiché al rischio di aver sprecato tempo e denaro si aggiunge il rischio di sprecarne di ulteriori anche nei mesi (anni?) successivi al grande evento.

VeryBello: 7 domande a cui rispondere

Per raggiungere il proprio obiettivo, VeryBello ha anzitutto la necessità di essere trovato dai turisti che cercano l’Expo: che siano motori di ricerca o campagne promozionali, il sito ha in ogni caso la necessità di arrivare sotto gli occhi del proprio target se vuole assolvere alla propria funzione. Inoltre deve poter essere consultato agevolmente dal maggior numero di utenti possibile, in ogni lingua. Infine deve essere in qualche modo legato all’Expo, poiché è questo il bacino di utenti a cui si vuole attingere per poi portare il turista fuori da Milano per fargli “assaggiare” anche il resto dell’offerta nostrana.

  1. Quanti sono stati gli accessi unici registrati dal portale durante l’Expo 2015?
  2. Da dove è arrivato il traffico al sito? Quali le fonti di traffico più importanti?
  3. Per quanto tempo è stato navigato il sito dai visitatori per ogni singola visita?
  4. In che modo (e con quali costi) è stato promosso il sito?
  5. Chi ha curato i profili social ufficiali di VeryBello e quali erano i progetti in tal senso?
  6. Perché è stata realizzata la sola versione in lingua inglese nonostante la demo presentasse più lingue?
  7. Quali sono stati i costi complessivi del progetto tra realizzazione, aggiornamento, promozione ed ogni altra voce di costo annoverabile?

Con queste 7 domande si possono fugare tutti i dubbi sulla bontà dell’idea o si può stabilire un punto fermo dal quale ripartire: in futuro si potranno e dovranno fare altri progetti di questo tipo, con questo tipo di investimenti e con tempistiche tanto rapide? 7 domande per identificare eventuali problemi, ma anche l’origine degli stessi: troppo facile scaricare tutto sulla startup che ha realizzato le pagine Web, quando e se l’origine del peccato potesse essere identificata altrove.

Si mettano da parte le polveri della polemica, insomma, e si analizzi la situazione. Partendo da queste 7 domande. Per capire.

VeryBello, i dubbi

Dario Franceschini infatti lo ha detto con sincerità fin dall’inizio: il ringraziamento va a chi ha lavorato a VeryBello per la rapidità con cui il tutto è stato portato in esecuzione. La cosa dovrebbe però portare ad una riflessione opposta: se si è andati tanto di corsa per realizzare VeryBello, perché non si è partiti prima? Che l’Expo sarebbe iniziato il 1 maggio era cosa nota a tutti da molto tempo, ed altrettanto chiaro è il fatto che un progetto Web non possa essere né improvvisato, né promosso, né imposto in poche settimane.

Non solo: se la regia del progetto ha dimostrato di essere arrivata in ritardo, costringendo i realizzatori a chiudere rapidamente il proprio cantiere (e la similitudine con i padiglioni di Expo 2015 è tutt’altro che casuale), siamo certi che la regia abbia altresì dato sufficiente importanza all’idea stessa? Chi ha pensato le varie dinamiche di realizzazione, aggiornamento, raccolta dati, ideazione programmatica e promozione del sito? E quali sono i progetti legati ai social network, visto che sono stati aperti profili Facebook e Twitter senza mai portarli avanti oltre all’apertura della pagina?

Perché in tutto ciò manca ancora l’informazione più importante di tutte: chi ha inventato, voluto e plasmato VeryBello? Ed a chi ha affidato le singole fasi della sua realizzazione, a prescindere dalla realizzazione tecnica finale delle pagine Web? Quale il disegno complessivo dell’operazione e quale la sua firma?

A giudicare sarà il senno del poi

Il discorso va ora congelato, perché l’Expo sta per iniziare. La speranza di tutti è che l’Esposizione porti turisti e che VeryBello li faccia viaggiare per l’Italia in cerca di eventi e novità. Lo sforzo di tutti deve essere orientato nella medesima direzione, affinché tutto possa funzionare e lasciare un bel ricordo. Ma queste 7 domande non saranno insabbiate poiché non sono composte per distribuire colpe: qualcuno dovrà rispondere, poiché qualcuno deve assumersi responsabilità ed eventuali meriti. A partire dai primi di novembre, quando l’Esposizione Universale sarà terminata e VeryBello potrà tirare una riga sui conti e sui risultati.

Il codice Google Analytics sulle pagine del sito è lì per un motivo: misurare e monitorare. Si rendano pubblici i dati, così che se ne possa fare tesoro. Ci si capisca sui termini della questione, affinché il giudizio sul progetto non sia superficialmente delegato a parole di circostanza che qualcuno affiderà alle agenzie di stampa ad avventura terminata.

Solo così potremo capire VeryBello. Solo così potremo sancire un giudizio definitivo. Solo così potremo stabilire cosa vada fatto e cosa vada evitato quando si vogliono realizzare iniziative di questo tipo.