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Bruxelles: guida per il mercato unico digitale

La Commissione Juncker pubblica le linee per un mercato unico digitale per l’Europa: 16 iniziative per realizzarlo.

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Oggi la Commissione Europea ha reso pubblici i piani per creare un mercato unico digitale, quel “Digital Single Market” che è al centro del programma della Commissione Juncker e coinvolge in particolare i commissari all’agenda digitale, ai mercati e alla concorrenza, alla ricerca: Andrus Ansip, Günther H.Oettinger, Cecilia Malmström, Pierre Moscovici, Carlos Moedas, Margrethe Vestager, che in tante occasioni sono citati per diversi temi legati al rapporto tra crescita economica e nuovi mercati aperti dall’innovazione tecnologica. Tre pilatri fondamentali e 16 strategie compongono la roadmap che da qui al 2016 dovrebbe aumentare l’accesso ai beni digitali, creare le migliori condizioni per lo sviluppo dei network digitali e dell’economia digitale, in un quadro finalmente coerente.

Sotto il nome di Digital Single Market ci sono una serie di princìpi e strategie che partono da un assunto statistico: attualmente, l’esistenza di ostacoli alle operazioni online impedisce ai cittadini del vecchio continente di approfittare di una gamma più vasta dei servizi. Solo il 15% effettua acquisti online da un altro Stato membro; solo il 7% delle PMI vende all’estero, le quali a loro volta faticano ad utilizzare appieno gli strumenti digitali. Come peraltro le pubbliche amministrazioni.

L’obiettivo del mercato unico digitale mira ad abbattere le barriere regolamentari – di cui l’Europa è fin qui stata specialista, per dirla tutta – fino ad instaurare un unico mercato al posto dei 28 mercati nazionali ora esistenti. Un mercato unico digitale pienamente funzionante potrebbe apportare all’economia europea 415 miliardi di euro l’anno e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Ma non potrà più essere l’Europa dei 28 copyright, delle 28 Iva.

Le strategie

L’esposizione di queste linee proseguirà per i prossimi due mesi per arrivare poi a un punto all’ordine del giorno nella riunione del Consiglio europeo del 25-26 giugno. L’importanza di questa documentazione, molto ricca e ancora suscettibile di osservazioni, è fin troppo ovvia, basta solo un dato: attualmente la fetta di mercato cross-border online (cioè i servizi digitali prodotti in Europa in grado di produrre profitti in più paesi membri) rappresenta il 4% del totale. Gli Stati Uniti si prendono il 54%, un altro 42% è dovuto alle singole attività degli stati nazionali. In pratica è come se finora in mondo di moltiplicazione l’Europa avesse usato soltanto la somma.

Le 16 idee della Commissione Europea per dare una scossa sono:

  • Introdurre norme intese ad agevolare il commercio elettronico transfrontaliero.
  • Revisione del regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori.
  • Assicurare servizi di consegna dei pacchi più efficienti e a prezzi accessibili.
  • Eliminare il blocco geografico ingiustificato, pratica commerciale che indirizza a siti nazionali con prezzi più alti.
  • Avviare un’inchiesta in materia di antitrust nel settore del commercio elettronico.
  • Aggiornare la legislazione sul diritto d’autore.
  • Rivedere la direttiva sulla trasmissione via satellite e via cavo.
  • Ridurre gli oneri amministrativi che derivano alle imprese dai diversi regimi IVA.
  • Revisione della regolamentazione europea in materia di telecomunicazioni, intervenendo sullo spettro radio.
  • Riesaminare il quadro dei media audiovisivi, pensando anche ai contenuti online.
  • Effettuare un’analisi dettagliata del ruolo delle piattaforme online (motori di ricerca, social media, app store,) nel mercato.
  • Procedere alla revisione della direttiva e-privacy.
  • Proporre un partenariato con l’industria sulla sicurezza informatica per la sicurezza delle reti.
  • Proporre un’iniziativa europea per il libero flusso dei dati e il cloud computing.
  • Raggiungere l’interoperabilità in settori fondamentali per il mercato unico digitale quali la sanità elettronica, la pianificazione dei trasporti o l’energia. Settori dalle enormi implicazioni, sia economiche che scientifiche e persino etiche.
  • Nuovo piano di azione per l’eGovernment.

I numeri del Digital Single Market

Nella mole di studi collegati al DSM, alcune proiezioni possono essere utili per comprendere la necessità di queste operazioni; ognuna, come si nota, in realtà molto delicata e potenzialmente foriera di attriti e visioni tutt’altro che pacificatorie del web. Che però l’Europa scelga, rispetto al ruolo dei grandi player, di avere un atteggiamento aperto o meno, i calcoli fatti non cambiano molto.

Le piccole aziende online che desiderano operare in un altro paese dell’UE devono affrontare un costo di conformità IVA pari ad almeno cinquemila euro l’anno per ogni stato membro in cui intende fornire il proprio servizio. In un mercato unico digitale senza frontiere, i consumatori europei potrebbero risparmiare 11,7 miliardi potendo fare shopping online transfrontaliero; se venissero applicate le stesse norme sull’ecommerce, il 57% delle aziende investirebbe in altri paesi dell’unione.

Gli studi stimano che, entro il 2020, le big data analisys potrebbero stimolare la crescita economica per un 1,9%, pari a un aumento del PIL di 206 miliardi di euro. Questo però è impossibile con un 47% di persone europee che non hanno le competenze per utilizzare il cloud e i servizi digitali più avanzati, così come le pa non hanno ancora un piano globale per il risparmio attraverso la digitalizzazione, che a livello continentale dovrebbe assicurare circa 10 miliardi.

Fonte: Commissione Europea • Notizie su: