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Crossmedialità: il libro del futuro

Webnews ha organizzato al Salone del Libro di Torino un panel focalizzato sulla crossmedialità: ospiti Daniele Chieffi e Edoardo Fleishner.

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  • Con la pace tra Oasis e Blur
  • Nel momento in cui la “crossmedialità” ha preso il posto della “multimedialità”

Se la terza ipotesi affascina più delle due precedenti, allora val la pena approfondire l’argomento. E la sede ideale è stata quella del Salone del Libro di Torino, ambito “Book to the future“, in cerca di spunti per leggere l’importanza della crossmedialità nel mercato editoriale odierno.

Il panel organizzato da Webnews ha visto come ospiti Daniele Chieffi, responsabile delle comunicazioni online di Eni nonché direttore della collana di saggistica crossmediale Neo (editore Franco Angeli), e Edoardo Fleischner, già autore per Treccani e Rai ed oggi consulente guru di Rai Expo.

Cosa è la crossmedialità?

Per molti versi la crossmedialità è l’estensione del modo in cui la nostra rete neurale lavora. L’uomo è crossmediale per natura, tende ad interagire con l’esterno in varie modalità nei medesimi istanti e per questo motivo è naturalmente predisposto ad un certo tipo di lavoro cerebrale. La novità è nel modo in cui l’innovazione tecnologica ha messo a disposizione di tutti strumenti in grado di velocizzare un certo numero di processi, rendendo la crossmedialità una dimensione non soltanto interiore, ma anche esteriore. La complessità delle elaborazioni cerebrali trova così una propria naturale estensione nell’uso concomitante di più media, seguendo percorsi distinti e flussi paralleli, tali per cui il messaggio finale viene ricomposto soltanto dopo averne ricevuti tutti gli stimoli.

Parlando di crossmedialità al Salone del Libro di Torino 2015

Parlando di crossmedialità al Salone del Libro di Torino 2015 (immagine: Liborio Lillo Cali).

Edoardo Fleischner ha esploso questo tipo di ragionamento in modo estremamente analitico, spiegando come la crossmedialità vada intesa sia in senso verticale (come metodo per destrutturare il messaggio nei linguaggi propri dei vari media), sia in senso orizzontale (come messaggio che si configura differentemente su tutti i terminali degli utenti, fissi e mobili), sia in senso obliquo (come messaggio che viene rimbalzato, manomesso, commentato, integrato, condiviso, reticolato, con tutti gli strumenti social). Una fitta trama regola dunque i flussi comunicativi, ma isolare gli stessi all’interno di singoli medium è oggigiorno limitativo. La scelta crossmediale è dunque una scelta necessaria ma complessa, e va abbracciata con piena consapevolezza.

Neo, il laboratorio crossmediale di Franco Angeli

Neo è la concretizzazione viva del concetto teorico di crossmedialità: una collana di saggistica crossmediale, infatti, si pone l’obiettivo di andare oltre il classico concetto di “libro” per inseguire un modello di maggior soddisfazione e completezza. Per molti versi, grazie a Neo, il libro fugge da sé stesso e si propone con approccio “disruptive” nel tentativo di abbattere soprattutto il limite temporale. Il libro, insomma, non può e non deve più rimanere imprigionato al momento stesso in cui l’ultimo carattere dell’ultima pagina è stato stampato. Questo limite, infatti, è proprio della stampa e della cultura chirografica, ma gli attuali mezzi di diffusione consentono al processo di andare oltre.

Questo è Neo. «Ho capito che il libro è un modello superato dopo averne scritto uno: dopo pochi mesi mi sono accorto che era già vecchio»: così Daniele Chieffi, curatore della collana per Franco Angeli, ha introdotto l’esperimento. L’idea dell’editore è quella di realizzare una collana di saggistica nella quale, ai contenuti del libro, fa seguito l’inizio di una seconda vita del libro (inteso come carta stampata e come e-book). La dimensione ulteriore è quella online, quella di una community nella quale il lettore ha la possibilità di interagire e l’autore diventa curatore, potendo cambiare, migliorare ed implementare i contenuti dell’edizione originale. Il lettore assume posizione attiva, l’autore sposta il proprio ruolo verso quello dell’influencer e del community manager. Il libro diventa così materia viva, superando tanto l’ottica di Socrate quanto quella di Platone: l’oralità di ritorno preannunciata da Ong vede in Neo una sua viva incarnazione, in un processo evolutivo che trova ora anche un modello di business su cui costruirsi un futuro.

Se il libro diventa una communtity, però, cambia anche quello che è il ruolo tradizionale dell’autore: a firma e “brand”, infatti, si sostituiscono cura e “autorevolezza”, in un processo di scrittura che viene ad avere una durata e non solo una circoscritta parentesi temporale che termina nel momento stesso in cui le parole passano dallo scrittore al lettore. Un cambio di paradigma dirompente, ma fatto incontrovertibilmente frutto dei cambiamenti culturali in corso. Colpa o merito (che dir si voglia) dei nuovi medium? Tale attribuzione di responsabilità sarebbe frutto di un approccio eccessivamente deterministico, ma è lampante la corresponsabilità di innovazione tecnologica, contesto sociale e maturazione culturale. Una summa di circostanze, insomma, hanno dato viva ad un sostrato su cui un nuovo tipo di editoria potrebbe avere ora buon gioco a sbocciare.

Tutta questione di velocità, intesa come meccanismo che schiaccia il tempo fino a renderlo istantaneità. Il libro è sempre stato “aperto” e gli autori hanno sempre interagito con i lettori, ma mai nella dimensione dell’istantaneo e mai al punto da far emergere il lato “vivo” del libro. Neo è la quarta dimensione del libro, quindi: un esperimento di estremo interesse che Daniele Chieffi, in collaborazione con un comitato scientifico di sicuro spessore, ha messo a punto partendo da titoli che affondano le radici nell’ambito dell’innovazione tecnologica.

Kindle è una macchina fotografica

Se il destino del libro è quello di estendersi verso una comunità online, verso l’interazione e verso l’apertura ai lettori, l’ebook è da considerarsi soltanto un piccolo passo avanti in quello che sarà la futura evoluzione del concetto di “libro”? Kindle può essere considerato già un concept in qualche modo vecchio, se è soltanto un modo per digitalizzare la parola estrapolandola dal vincolo della carta?

«Kindle è una macchina fotografica»: il commento di Daniele Chieffi è una immagine potente. Kindle è da considerarsi come un eccellente strumento per fotografare un libro in un dato momento, mettendolo a disposizione di chiunque in molte copie e con grande velocità e facilità di utilizzo. Il tutto, però, nei limiti della fotografia: la sua dimensione spazio-temporale. Una fotografia non sarà mai un video, insomma, e non ha la possibilità di evolvere. Questo è Kindle, questo sono gli ebook: macchine fotografiche che fissano la parola. Una fotografia a colori, volendo, piena di sfumature e ricchezza di emozioni. Ma rimane sempre e comunque una macchina fotografica del contenuto, da apprezzare per quale che sa produrre e da interpretare per quel che andrà a rappresentare nella storia della scrittura e della lettura.

Ritornano gli editori

Il problema odierno identificato da Edoardo Fleischner è nella grande moltiplicazione dei contenuti disponibili, il cui primo effetto collaterale è la grandissima indifferenziazione venutasi a creare. Per rendersene conto è sufficiente guardarsi attorno al Salone del Libro: migliaia e migliaia di titoli, di ogni argomento e formato, con copertine di ogni colore e gusto. In una dimensione in cui chiunque può scrivere, chiunque può pubblicare e chiunque può condividere e commentare, si perde però giocoforza la capacità critica (intesa come volontà, possibilità, interesse) di scegliere.

Un declino incontrovertibile? Tutt’altro: Fleischner suggerisce, proprio in questa grande condizione di caos, il ruolo fondamentale degli editori. Solo l’editore, infatti, ha la possibilità di scegliere con coerenza ciò che è bene da ciò che ha minor valore, arrivando a proporre e promuovere sul mercato autori e titoli che possano costruire sul prestigio un successo commerciale. Tutto ciò, però, al netto da un “virus” quale quello del marketing. Troppe volte, infatti, l’autore si riduce ad essere soltanto un brand, costruito spesso e volentieri in tv o su altri media generalisti, traslato all’editoria per piccoli grandi exploit di scarso valore. Se tale strategia può sostenere gli editori nel breve periodo, non costruisce però un futuro sostenibile al settore.

Quando il contenuto tornerà ad essere “the king” tra i bestseller, il comparto tornerà a volare. Ma per arrivare a ciò gli editori dovranno imparare una funzione che fino ad oggi è stata troppo ignorata: l’ascolto. L’editore deve imparare ad ascoltare il mercato ed a proporre quel che il lettore vorrebbe. Deve apprendere i feedback e porsi nei confronti del lettore con approccio collaborativo. Deve costruirsi una posizione “alta” partendo dal “basso”. A quel punto il mercato sarà salto: tornano gli editori, viene rigenerata l’importanza del loro ruolo, torna la fiducia nella scelta e il caos è destinato a dipanarsi.

Crossmediale: una necessità

In quest’ottica la crossmedialità non è soltanto un vezzo, dunque, ma autentica necessità. L’uomo odierno è infatti per sua natura più crossmediale rispetto al passato, poiché tempi e mezzi lo richiedono. Il lettore ha la necessità di poter accedere al contenuto nel momento e secondo le modalità preferite, con comodità, senza attriti. La carta viene a morire non in quanto tale, ma perde la sua centralità in favore di uno spostamento del baricentro della scrittura dallo scrittore al lettore. La cultura della partecipazione ha la meglio, gli strumenti di interazione fanno il resto.

Il futuro dell’editoria è crossmediale nella misura in cui tutti gli attori accetteranno di cedere parte del proprio ruolo istituzionale. Neo ne è una frontiera di avanguardia all’interno di un processo evolutivo che è destinato a coinvolgere strumenti, editori, lettori, scrittori e tutto il resto.

Una rivoluzione? No, non nel senso di rottura volontaria e provocata. Una evoluzione ineluttabile e spontanea, semmai, per cercare la giusta forma del “libro” all’interno del postmodernismo e dell’istantaneità.