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Apple Music tra revenue sharing ed etichette indie

Alcune case discografiche indie sarebbero scettiche sul revenue sharing di Apple Music, data la trial di tre mesi senza royalties: lo svela Rolling Stone.

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Apple Music è ormai in dirittura d’arrivo: il prossimo 30 giugno, gli appassionati di musica sparsi in 100 nazioni mondiali potranno cominciare i loro tre mesi di trial gratuita, prima di sottoscrivere un abbonamento vero e proprio. Eppure, al lancio potrebbero non essere presenti tutti i brani delle etichette Indie. È quanto riporta la versione statunitense di Rolling Stone, nel riassumere i dubbi del settore proprio per i 90 giorni di prova senza impegno. Riuscirà la società di Cupertino a convincere gli scettici?

Il modello di revenue sharing scelto da Apple per il suo servizio di streaming musicale, almeno negli Stati Uniti, è stato svelato un paio di giorni fa: la società consegnerà il 71,5% dei profitti in royalties ai detentori dei diritti. Contestualmente, però, è stato svelato come le royalties stesse non saranno raccolte durante il periodo di trial gratuita, un fatto che starebbe generando malcontento fra le case discografiche più piccole. Mentre i big del mercato possono comunque approfittare di un simile accordo, non solo in vista di un revenue sharing leggermente più alto rispetto alla media ma anche per l’effetto di trainante pubblicità della trial, più complesse sarebbero le condizioni delle etichette indie.

Secondo quanto riportato dalla testata a stelle e strisce, diverse cade discografiche starebbero attendendo il mese d’ottobre per salire sul carro di Apple Music, poiché mese previsto per il termine dell’ascolto gratis qualora, così come ipotizzato, la gran parte degli utenti avviasse la sottoscrizione al lancio il 30 giugno. Così avrebbe commentato una delle più grandi associazioni statunitensi di etichette indie:

Considerato come una percentuale importante dei più voraci consumatori di musica probabilmente inizieranno le loro trial gratuite al lancio, fatichiamo a comprendere perché i detentori dei diritti dovrebbero autorizzare i loro contenuti prima di ottobre.

Sempre Rolling Stone sottolinea come un’eventuale rallentamento dalle indie potrebbe non preoccupare troppo Apple, poiché anche nei precedenti servizi, addirittura sin da iTunes Store, la società ha prima conquistato le major e, solo dopo qualche settimana, anche le indipendenti. Di conseguenza, la questione sarebbe destinata ad appianarsi naturalmente entro la fine dell’estate. Revenue sharing a parte, sembra comunque che l’intero business musicale sia particolarmente soddisfatto e incuriosito da Apple Music poiché, oltre ai guadagni, la facilità di utilizzo e l’elevata diffusione al lancio sui dispositivi mobile costituirebbero gli assi nella manica del gruppo californiano rispetto alla concorrenza.

Apple Music, così come già ricordato disponibile dal 30 giugno, si caratterizzerà per tre speciali sezioni: una dedicata all’ascolto on demand, quella successiva alle radio come Beats 1 e, infine, un social network per gli artisti. I prezzi, almeno negli Stati Uniti, sono di circa 9.99 dollari per l’accesso singolo e 14.99 per quello per famiglie fino a 6 accessi contemporanei. Non resta perciò che attendere per scoprire quello che davvero accadrà.

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