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Expo 2015: la prima Digital Smart City italiana?

Il commissario Sala ha spiegato come Expo 2015 sia un progetto realizzato sulla base di sostenibilità e innovazione, facendo ipotesi sul futuro dell'area.

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Di Expo 2015 si è parlato molto e si continuerà a farlo per lungo tempo. Che non tutto sia filato liscio nella macchina organizzativa non è un segreto, ma ad oltre un mese e mezzo dall’apertura dei cancelli è ora di iniziare a tracciare un primo bilancio e di guardare a ciò che di buono si può trarre dall’esperienza. Soprattutto in termini di innovazione. La domanda è: la fiera può essere presa a riferimento come modello di Digital Smart City italiana?

L’argomento è stato affrontato ieri nel corso del TIM Energy Day 2015, con l’intervento del commissario Giuseppe Sala e di Marco Patuano (amministratore delegato Telecom Italia). La presenza del gruppo non è casuale: è stato uno dei primi partner a collaborare per la realizzazione di Expo, occupandosi innanzitutto di allestire l’infrastruttura e i servizi dedicati alla connettività.

Expo 2015: una Digital Smart City?

Passeggiando tra i padiglioni della fiera non lo si nota, ma sotto il pavimento e tra gli edifici dell’esposizione corrono oltre 220 Km di fibra ottica, attraverso i quali viaggiano senza sosta informazioni e dati. La copertura wireless e mobile è inoltre garantita dalla presenza di antenne (marco e micro) condivise con gli altri operatori. Su una di queste è anche installato un impianto microeolico per la produzione di energia pulita dal vento, mentre restando in tema di efficienza energetica alcuni padiglioni sono letteralmente coperti da pannelli fotovoltaici, come quello tedesco.

Tornando all’infrastruttura informatica, quasi tutti i padiglioni sfruttano la tecnologia cloud messa a disposizione dal data center Telecom di Rozzano, rendendo così superfluo l’impiego in loco di server che andrebbero tra le altre cose ad innalzare la bolletta energetica. Per il gruppo si è trattato di fornire connettività ad un’area relativamente piccola, se la si paragona alle distanze solitamente coperte all’interno delle città, ma non per questo il progetto è da considerarsi meno importante. L’esperienza acquisita e i dati raccolti potranno tornare utili in futuro per applicare lo stesso approccio, migliorandolo se necessario, su una scala più grande, a beneficio dell’intero territorio nazionale.

Risparmio energetico, sicurezza e mobilità

Il commissario Sala ha sottolineato come ai singoli paesi che partecipano a Expo sia stato chiesto il rispetto di regole piuttosto severe. Sulla sostenibilità energetica innanzitutto, poiché sarebbe impossibile e incoerente parlare di progetti finalizzati alla tutela del pianeta senza dare il buon esempio. La manifestazione sarà visitabile per tutta l’estate, dunque il condizionamento degli ambienti ha costituito uno dei problemi da considerare in fase progettuale: in 63 casi si è optato per l’impiego di materiale isolante, mentre altri hanno studiato i volumi in modo da sfruttare il naturale flusso dell’aria.

L’utilizzo di materiali riciclati e il risparmio idrico sono altri due requisiti richiesti. A questo proposito, i padiglioni dei territori orientali sembrano aver prestato una maggiore attenzione. C’è poi invece chi, come il Marocco, ha scelto volontariamente di innalzare la temperatura di alcune sale per simulare il clima della propria terra, mentre l’Austria ha letteralmente ricreato il microclima locale di un bosco.

Giuseppe Sala (commissario unico Expo) e Marco Patuano (amministratore delegato Telecom Italia) al TIM Energy Day 2015

Giuseppe Sala (commissario unico Expo) e Marco Patuano (amministratore delegato Telecom Italia) al TIM Energy Day 2015

Restando in tema di organizzazione, il commissario ha sottolineato come la sicurezza dei visitatori rappresenti una priorità, come dimostra la sorveglianza da parte delle forze dell’ordine che si può notare in ogni angolo della fiera. La pulizia degli ambienti e la disponibili del personale (appositamente istruito secondo Sala), sono altri due fattori che non possono essere messi in secondo piano, soprattutto nel caso di una manifestazione che ha attirato sull’Italia gli occhi di tutto il mondo, finendo purtroppo talvolta per non far bene alla reputazione del nostro paese.

In fatto di mobilità, sono stati compiuti sforzi ingenti (anche in termini di pazienza da parte dei cittadini milanesi) per far sì che le linee del trasporto pubblico risultassero pronte a gestire l’afflusso di visitatori in fiera. È andato tutto nel verso giusto? Non proprio: basta arrivare alla manifestazione dalla porta est (non raggiungibile a piedi dalla ovest passando all’esterno) per capire come si sarebbe potuto fare meglio. È però sull’esperienza acquisita da errori o intoppi come questo che si può lavorare e trarre ispirazione per costruire, con lo sforzo congiunto di tutte le parti in gioco, un modello di Digital Smart City funzionale e funzionante.

L’Expo dopo l’Expo

Cosa accadrà all’area dopo il 31 ottobre, ultimo giorno di apertura dell’Expo 2015? Una domanda che continua a non trovare risposte definitive. Le ipotesi formulate sono molte, alcune fantasiose, altre meno. Nel corso del TIM Energy Day, Sala ha lasciato intendere che si sta lavorando perché si possa giungere ad un accordo e avviare la realizzazione di un polo universitario. Nessuna conferma, solo un velato ottimismo, ma sufficiente per accantonare altre supposizioni. L’impressione è che tutto sia ancora in alto mare. L’unica certezza è rappresentato dal fatto che il padiglione Italia non sarà smantellato, ma al momento non è dato a sapere cosa lo circonderà.

Immagine: Cristiano Ghidotti • Notizie su: ,