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Car Swap, auto condivise in gruppi chiusi

Lo scambio alla pari di due auto, senza intermediari se non una semplice applicazione gratuita: questa è l'idea del car swap, che Ford sta già testando.

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Esistono il car sharing, il car pooling ed altre modalità di condivisione: la rete ha permesso di far incontrare le risorse di tanti con le domande di altrettanti, redistribuendo beni molto spesso sottoutilizzati, come ad esempio l’automobile. Tuttavia quel che sta sperimentando Ford nei suoi uffici a Dearborn, Michigan, è qualcosa di ancora più originale: si tratta del car swapping, che collega proprietari di auto con altri proprietari di auto.

L’idea è nata direttamente tra i dipendenti dell’Ovale Blu e di fatto è una sperimentazione su un’app mobile che ha lo scopo di approfondire i comportamenti dei possessori di veicoli quando possono scambiare i propri mezzi in un gruppo chiuso. La grossa differenza con la sharing economy è che con questa modalità ci si aspetta maggiore confidenza e familiarità con l’automobile noleggiata, inoltre viene eliminato il costo di intermediazione.

L’auto che si possiede non può andare bene per tutte le esigenze, sempre e per tutto il tempo: capita ad esempio quando è necessario trasportare dei mobili oppure portare dei bambini in gita di rammaricarsi di non avere un veicolo più adatto. Se però si mettono insieme i veicoli della flotta di una casa, come la Ford in questo caso, e si collegano i proprietari con un’applicazione, si consente alle persone di negoziare liberamente lo swap, lo scambio.

Car Swapping: proprietà e condivisione

L’idea di condivisione all’interno di una cerchia chiusa è quanto di più simile si possa realizzare all’idea di amicizia. La condivisione di un mezzo di proprietà, inoltre, implica anche una affermazione del concetto stesso di “mio” e di “tuo”, senza bypassare questo principio. La proprietà risulta pertanto essere un diritto riaffermato, ma la disponibilità del singolo apre ad un nuovo tipo di condivisione. Il car sharing è cosa simile soltanto nella forma, ma differente nella sostanza: nel car sharing la proprietà è di una azienda terza, che trae lucro dal proprio investimento e dal proprio sforzo di manutenzione e gestione della flotta. Con lo “swap”, invece, tutto si gioca a livello più informale.

Sebbene regolamentato a dovere per garantire il corretto svolgimento delle operazioni, il car swap prelude un tipo di rapporto molto personale tra i partecipanti, i quali devono anche arrivare ad incontrarsi per effettuare lo scambio della vettura e l’avvio del nuovo viaggio. Tra il modello tradizionale ed i modelli di un futuro teorizzabile, insomma, ci sono molte sfumature in via di sperimentazione che, soprattutto in aree circostanziate, potrebbero trovare spazio e margini di mercato.

I vantaggi

I vantaggi del car swap sono almeno tre: sostenibilità, condivisione delle risorse, rafforzamento dei clienti. Ford si aspetta di superare molte barriere psicologiche ed economiche con questo modello, che punta tutto sulla capacità delle persone di regolarsi autonomamente. Tecnicamente l’applicazione è molto semplice: si introducono le caratteristiche della propria auto nel database che incrocia poi le varie esigenze ogni volta che si presentano.

Gli eventuali abusi sono stati affrontati e risolti con un po’ di hardware, come dei beacon e altri dispositivi che evitano si consumi benzina del proprietario originale oppure si porti via l’auto o la si usi in modi e tempi difformi dall’accordo. L’applicazione fa incontrare i due possessori d’auto in un luogo prestabilito e avviene lo scambio delle chiavi dell’auto, che si potrà adoperare per un tempo preciso prima di restituirla.

I carswapper

Nel mondo anglossasone, in particolare, si sono già formate da tempo delle community di carswapper, generalmente composte da persone con una passione per le auto di tutti i tipi (soprattutto d’epoca) e che non possono permettersi di acquistarle, ma non si accontentano di provarle per poche ore. Molti eventi legati alle auto sono sempre stati definiti come car swap, ora però le applicazioni e la sharing economy suggeriscono di alzare l’asticella delle ambizioni. Lo scambio una volta esclusiva dei feticisti dell’automobile potrebbe ispirare una forma semplice ma tecnologicamente avanzata di mobilità intelligente, in particolare tra clienti che apprezzano una particolare casa automobilistica, oppure tra i dipendenti di grosse aziende con parchi auto numerosi e disponibilità a scambiarsi informazioni.

Così come il car pooling ha permesso di diminuire drasticamente l’inquinamento dovuto allo spostamento da casa al lavoro, riducendo anche le spese dei dipendenti che vi aderiscono, il car swap è un ulteriore passo in avanti: oltre a condividere un tratto di strada sulla stessa auto, ci si scambia l’automobile, condividendo anche la soluzione migliore per percorrerne due diversi, ma sempre sfruttando quanto esiste già ed è a portata di mano.