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L’europarlamento approva il testo sul copyright

Strasburgo vota il testo di indirizzo sul copyright e cancella la parte sul diritto di panorama: meglio di così non si poteva, ora, ma si dovrà in futuro.

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Ieri in seduta plenaria il parlamento europeo ha votato e approvato (445 voti a favore, 65 contrari e 32 astensioni) la risoluzione sul copyright che dovrebbe indirizzare la Commissione verso una nuova stagione del diritto d’autore. Il famoso testo dell’eurodeputata pirata Julia Reda, per quanto sensibilmente depotenziato, è un testo più moderno, ma soprattutto è stato evitato l’obbrobrio giuridico del diritto di panorama inserito da Jean-Marie Cavada, uscito sconfitto. Insomma, sul free panorama hanno vinto tutti.

Il rapporto di Julia Reda è il testo più completo mai pensato sul copyright nel vecchio continente, e il voto di ieri è certamente un momento positivo che può essere colto come un’occasione mancata oppure come un compromesso ragionevole. Certamente la notizia è quella sullo spazio pubblico: i gruppi parlamentari hanno ascoltato le preoccupazioni provenienti dagli stati membri – compresa l’Italia, che si è appena dotata di una legge che consente di pubblicare immagini di monumenti e spazi pubblici in piena libertà – mostrando di voler segnalare al responsabile della futura riforma, il Commissario Oettinger, il ruolo poliedrico delle eccezioni nel copyright del futuro.

Italia ed Europarlamento all’unisono

Per una volta, insomma, l’Europa e l’Italia sembrano agire all’unisono. La risoluzione d’indirizzo si preoccupa dell’eccessivo blocco geografico nell’accesso ai contenuti e dichiara che, sebbene il copyright implichi intrinsecamente la territorialità, «non vi è alcuna contraddizione tra quest’ultima e la portabilità dei contenuti»; ribadisce la serie di eccezioni per il fair use, le finalità di ricerca, prova a immaginare un titolo unico europeo sul diritto d’autore, e infine per quanto riguarda il diritto di creare e pubblicare le immagini e le fotografie di edifici pubblici e opere d’arte, i deputati hanno preferito mantenere la situazione attuale eliminando la proposta contenuta nel testo emendato dove l’utilizzo commerciale di tali immagini sarebbe stato consentito solo previa richiesta di autorizzazione ai titolari dei diritti.

Se non si fosse stralciato quell’emendamento sarebbe stato un disastro, evitato ancorandosi alle attuali norme secondo le quali ogni stato ha la possibilità di inserire una clausola sul free panorama. Perciò tocca di nuovo al governo e all’Intergruppo lavorare per incrementare questo ambito dopo l’ottimo lavoro fatto sul decreto Franceschini.

Wikimedia: per loro cambia poco

Per Wikimedia, infatti, cambia poco. Ecco perché alla notizia dell’intervento da parte dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione, al di là della soddisfazione per questa sensibilità, ha tenuto a precisare il loro problema, che ha invece a che vedere proprio con il discrimine dello scopo di lucro e il codice dei Beni Culturali. Wikipedia non accetta alcuna foto con restrizioni che contraddicano la definizione di opera culturale libera, anche se la Wikimedia Foundation che ospita Wikipedia stessa è un ente non a scopo di lucro.

In altri termini, senza un ulteriore intervento l’Italia ha un free panorama utile per postare immagini sui social network, per usi di studio e non commerciali, ma quando un fotografo volesse concede i diritti di riproduzione con la licenza d’uso di Wikipedia, che è molto più estesa, si torna ai soliti problemi. Peggiorati da un codice dei beni culturali per cui è pure complicato individuare ogni volta i titolari della tutela di beni architettonici e paesaggistici persino non coperti da alcun copyright.

L’ideale sarebbe stato copiare la risoluzione originaria della Reda, stralciando quella peggiorativa in Europa si è rimasti esattamente al punto di prima. Sullo sfondo, c’è l’idea che sia anacronistico non solo obbligare a chiedere una licenza per l’uso fair di una immagine, ma che lo sia anche per l’uso indirettamente commerciale, perché nella vita always online oltrepassare i limiti del non commerciale è molto più facile di quanto non si pensi comunemente. Per non parlare del fatto che la storia insegna che la creatività ha bisogno di mischiare contenuti per creare nuove economie, invece l’abnorme estensione del copyright per diverse generazioni sta distruggendo il dominio pubblico e la possibilità, già nota agli antichi romani, di ammettere che in fondo “tutto è già stato detto”.

Fonte: Europarlamento • Notizie su: ,