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Microsoft contro il revenge porn

Microsoft mette in campo nuovi strumenti contro il revenge porn per aiutare le vittime a riprendere possesso della loro privacy

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Microsoft contro la piaga del revenge porn, cioè contro la diffusione non autorizzata di contenuti espliciti spesso effettuata come vendetta contro una specifica persona. La casa di Redmond ha, infatti, annunciato di aver preso alcune specifiche misure per aiutare le vittime a riprendere il controllo delle loro immagini ed a difendere così la loro privacy. Nello specifico, Microsoft ha comunicato l’intenzione di voler rimuovere da Bing i link alle foto ed ai video delle vittime ogni qual volta gli sarà comunicato che sono stati pubblicati senza consenso.

L’eliminazione dei link non basta, ovviamente, per eliminare le foto ed i video ma Microsoft ha fatto sapere che chiederà la cooperazione di tutta l’industria di internet per tentare di risolvere il problema alla radice. Inoltre, se tali foto o video fossero presenti all’interno di OneDrive o Xbox Live, saranno immediatamente cancellate. L’oscuramento dei link o la rimozione dei contenuti sarà totale, non sarà cioè solo limitata al paese d’origine della vittima in quanto le nuove policy in materia di revenge porn varranno ovunque. Microsoft, per aiutare le vittime a riprendere il controllo sulla loro privacy, ha anche aperto una speciale pagina web dove gli utenti potranno segnalare tutti i contenuti pubblicati senza la loro autorizzazione.

Questo utile strumento è disponibile, al momento, solo in lingua inglese ma trattasi di un primo step per la difesa degli utenti vittime del revenge porn. Un supporto a più lingue arriverà nel corso delle prossime settimane.

Microsoft conferma il proprio impegno a continuare a lavorare con i leader e gli esperti di tutto il mondo su questo argomento in continua evoluzione e si aspetta di imparare molto sull’evoluzione di questo fenomeno. Nel frattempo, l’obiettivo che si pone la casa di Redmond è che, offrendo la possibilità di rimuovere direttamente i contenuti non autorizzati, sia possibile sostenere al meglio le vittime che lavorano per riprendersi la loro privacy, contribuendo così a bloccare questa pratica spregevole.

Fonte: Microsoft • Via: The Verge • Notizie su: