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Un paywall per YouTube?

La natura di YouTube potrebbe cambiare radicalmente entro la fine dell'anno: rumor sull'arrivo di due formule di sottoscrizione premium alla piattaforma.

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Che YouTube rappresenti oggigiorno la piattaforma per lo streaming video di maggior successo in ambito online non ci sono dubbi. Il servizio di Google, però, ancora oggi ha l’esigenza di trovare un modello di business che sappia renderne davvero redditizia l’attività. Il primo tentativo concreto è stato messo in campo lo scorso anno, con il lancio della beta per la formula YouTube Music Key. Entro la fine del 2015 potrebbe aggiungersi un’altra forma di sottoscrizione premium, dedicata ai creatori di contenuti.

In altre parole, gli utenti potrebbero essere spinti a mettere mano al portafogli per accedere ai filmati di alcuni youtuber. Un paywall a tutti gli effetti, che potrebbe essere paragonato ad uno dei tanti pacchetti proposti dalle emittenti televisive. Le indiscrezioni riportate oggi sulle pagine di The Verge parlano addirittura di più abbonamenti diversi proposti agli iscritti, differenziati per categoria, ad esempio uno per lo sport e l’altro per i più piccoli. Dai vertici di Mountain View, come sempre accade in questi casi, non sono giunte conferme né smentite.

YouTube si troverebbe così a diventare una sorta di ibrido tra una piattaforma di contenuti gratuiti, altri accompagnati da inserzioni pubblicitarie e altri ancora accessibile esclusivamente in seguito ad una spesa. Questi ultimi, ovviamente, potrebbero essere scaricati dagli utenti nella memoria interna dei dispositivi per la riproduzione in modalità offline, ovvero in assenza di una connessione Internet.

Anche il debutto ufficiale della formula Music Key (che come già detto al momento si trova ancora in fase beta) sembra essere stato fissato da bigG entro la fine dell’anno. Nel corso dei prossimi quattro mesi, dunque, la piattaforma potrebbe cambiare in modo significativo la propria natura, nel tentativo di rendere il modello di business adottato maggiormente redditizio per sé, per i partner e per i creatori di contenuti.

Fonte: The Verge • Notizie su: ,