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Capoluoghi smart: Milano ancora davanti

Confermate le tre città in vetta l'anno scorso, con performance però diverse e qualche outsider nei fattori tecnologici e della legalità.

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Milano accelera, Bologna frena, Firenze insegue: sono queste le città più smart d’Italia secondo l’ICity Rate 2015, l’indagine annuale – realizzata da FORUM PA con la collaborazione di Openpolis e presentata come ogni anno a Smart City Exhibition – che stila la classifica delle città italiane più intelligenti, analizzando 150 indicatori statistici. Lo studio fotografa l’impegno delle pubbliche amministrazioni a restituire in termini aggiornati i servizi che i cittadini si aspettano, con tante conferme positive e negative, e qualche sorpresa.

Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA e curatore della ricerca, ha presentato oggi la ricerca (anche navigabile per confrontare le statistiche) spiegando che si arricchisce alla quarta edizione con la dimensione legality: un insieme di dodici indicatori che vanno a misurare il livello di legalità territoriale. Un cambiamento importante e necessario che porta l’articolazione del lavoro su sette (e non più sei) dimensioni: economy, living, environment, people, mobility, governance e la new entry legality.

È possibile per una città competere ai diversi livelli nazionali ed internazionali ed assicurare un livello di qualità della vita e del convivere sufficiente in un contesto in cui non sono garantiti i principi di legalità e di sicurezza? Evidentemente no ed il problema, storicamente riferito ad alcune aree specifiche del paese, negli ultimi mesi sta drammaticamente emergendo per la sua pervasività e diffusione anche in territori considerati, fino ad oggi, immuni.


Chiaro il riferimento alle vicende della Capitale, che è scivolata al 21° posto e mostra cattive performance proprio nella legalità e nella governance. Ma per Dominici il problema è generale, si avverte ancora una grande lentezza dei processi, che porta i cittadini a non accedere ai dati, i dati spesso sono poco trattabili, e questo ingenera ancora abusi che sono la premessa per la criminalità in tutte le sue sfaccettature.

La classifica

Spicca il rafforzamento al vertice di Milano, che mantiene la prima posizione. Per Milano, viene confermata la supremazia nelle dimensioni economica, living, people (dove è prima) e la buona posizione sui temi dell’ambiente (dove è 24esima), della mobilità (dove il quarto posto in Italia lo ottiene anche grazie alla ciclabilità e alla propensione alla mobilità collettiva), della governance. Metà classifica, invece, per la dimensione Legality dove il 70° posto in Italia è dovuto, soprattutto, alla diffusione della microcriminalità, al numero di giornalisti minacciati e all’incidenza, in provincia, di comuni commissariati.

Roma, invece, mantiene posizione sostanzialmente alte per le dimensioni economy (3°), people (9°), living (12°) e mobility (18°) ma perde importanti posizioni in governance (34°), environment (85°) e, soprattutto si posiziona al 97° posto per la variabile legality che la fa scendere alla 21° posizione perdendo ben nove posti rispetto al 2014.

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Le nuove piccole capitali

La parte alta della classifica di questa edizione non registra grandi scossoni. Da segnalare il ritorno tra le prime dieci di Trento (lo scorso anno 13°) e l’uscita nella top 10 di Ravenna (dal 7° al 13° posto). La prima, premiata soprattutto nelle dimensioni environment e governance (ma con buoni risultati anche in economy e people) la seconda risente di basse performance su alcune dotazioni strutturali (servizi di connessione infrastrutturale, consumo energia, iniziative conferimento rifiuti) ma, soprattutto, risente dei risultati della dimensione legality con gli indicatori relativi alla microcriminalità in città e agli amministratori minacciati.

Quello che più spicca è che anche quest’anno sei delle dieci città al top non sono città metropolitane bensì città di medie dimensioni che però vanno a costituire, di fatto, l’ossatura più robusta del sistema urbano. Sono le nuove piccole capitali a volte molto più dinamiche e performanti delle grandi città metropolitane. E non si tratta delle semplice equazione del “piccolo è bello”, basata sui parametri della qualità della vita ma, molto spesso, di risultati che provengono da caratteristiche strutturali importanti. Ad esempio Modena, la prima città tra le aree non metropolitane, è quarta in assoluto in Italia per performance economiche. Posizione raggiunta grazie alle imprese, internalizzazione produttiva, comportamenti innovativi (startup innovative e contratti di rete per 10.000 imprese). Ma, non solo questo. Modena è quarta in Italia per la cura dell’infanzia, la propensione all’associazionismo, terza per assistenza anziani e partecipazione elettorale.

Il futuro delle città metropolitane

Al vitalismo delle città intermedie si contrappone la realtà articolata e contraddittoria delle grandi città italiane baricentro delle 14 aree metropolitane, che dovrebbero costituire lo scheletro urbano del paese. A Milano, Bologna, Firenze, Venezia e Torino raggruppate nelle prime 11 posizioni seguono le altre nove ben distanziate con Roma in 21° posizione, Genova al 29° e poi le città del Sud con Cagliari in 60° posizione, evidenziando grandi squilibri tra una realtà e l’altra. Tra Reggio Calabria, ultima in classifica, e la primatista Milano ci sono ben 383 punti di stacco, che ribadiscono purtroppo le contraddizioni interne al Paese.

Nord / Sud

La lettura territoriale ripropone la ben nota dicotomia Nord-Sud. La prima città del mezzogiorno in classifica si conferma, anche quest’anno, Cagliari in 60° posizione, che soffre per consumo di energia elettrica, dispersione della rete idrica, accessibilità terrestre, partecipazione elettorale e mancanza di strumenti di pianificazione ambientale (le 5 performance peggiori del capoluogo sardo). Al contrario, le variabili su cui eccelle sono l’incidenza del verde urbano, la propensione alla mobilità collettiva, l’offerta di trasporti pubblici locali, l’attivismo del non profit sui social network.

Rimane però, di fondo, un Sud complessivamente in ritardo sia sulle variabili standard sia su quelle legate all’innovazione. Elemento positivo, in questo contesto, il dinamismo degli ultimi anni registrato in alcune città. Ad esempio Lecce è la città che in Italia ha registrato un maggior incremento in assoluto nell’ultimo anno guadagnando – in questa edizione – 68,4 millesimi che le hanno permesso di guadagnare 5 posti in classifica (tanto per fare un paragone Milano, nello stesso arco temporale, ne ha guadagnati 14,9). La città pugliese ha le sue performance migliori nel tasso di imprenditorialità, nell’ impegno nel monitoraggio dell’aria, nella fluidità della mobilità territoriale (ovvero la percentuale di occupati che impiegano fino a 30 minuti per raggiungere il posto di lavoro), nell’offerta di mobilità alternativa. Seguono Pescara al 62° e L’Aquila al 64°, che insieme a Chieti e Bari costituiscono la fascia più avanzata del Mezzogiorno. Napoli è solo 80esima, Matera – capitale della Cultura 2019 – è 77esima, Crotone è fanalino di coda.

class sud

Le sette dimensioni

Se si vanno a vedere le città migliori rispetto alle sette dimensioni considerate nella ricerca, si nota meglio l’eterogeneità del sistema urbano italiano, dove le grandi città sono in sostanza poli produttivi, mentre le piccole capitali sono un tessutto connettivo più veloce e innovativo.

  • ECONOMY
    1) Milano 2) Bologna 3) Roma
  • LIVING
    1) Milano 2) Bologna 3) Parma
  • ENVIRONMENT – sostenibilità ambientale
    1) Trento 2) Mantova 3) Belluno
  • MOBILITY
    1) Venezia 2) Brescia 3) Bologna
  • PEOPLE (capitale sociale)
    1) Milano 2) Bolzano 3) Firenze
  • GOVERNANCE
    1) Firenze 2) Bologna 3) Torino
  • LEGALITY
    La nuova dimensione legalità registra tre outsider. Per bassa incidenza di ecoreati, efficienza dei tribunali, microcrimalita, ciclo del cemento, rating delle aziende, bassa incidenza del lavoro nero, le città metropolitane sono parecchio indietro.
    1) Aosta 2) Reggio Emilia 3) Lecco

Come funziona l’indice

Per stilare la classifica, l’ICity Rate prende in considerazione sette dimensioni fondamentali: Economy, Living, Environment, Mobility, People, Governance e Legality. Difficilmente una città può essere in alto in tutti i criteri, molto più spesso alcune città si distinguono storicamente per le loro inclinazioni: nella dimensione economica e “people” (che prende in esame il livello di istruzione dei cittadini, partecipazione agli spettacoli culturali, familiarità ai servizi tecnologici) Milano è praticamente imbattibile.

Quando si valutano altri aspetti e si affiancano anche indicatori nuovi per nuovi indici, altre città si rivelano migliori. Anche quest’anno ai tradizionali indicatori standard sono state affiancate una serie di variabili smart più direttamente collegate alle dinamiche di innovazione tecnologica e sociale. L’impianto complessivo è così costituito da 150 variabili statistiche elementari, 84 Indici di fattore, 7 dimensioni, 14 Indici dimensionali e 1 Indice di sintesi. Per restituire una fotografia il più possibile dettagliata. Il rapporto è stato elaborato insieme ad Openpolis, l’osservatorio civico della politica, insieme alle altre realtà che storicamente rappresentano il comitato scientifico: ISTAT, Unioncamere, ANCI, Federutility.

Fonte: icitylab • Notizie su: