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SMAU: stati generali di innovazione e startup

Investitori, sguardo internazionale, profili adeguati dei founder: il nuovo rapporto di Italia Startup presentato a Smau è meglio dell'anno scorso.

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Come ogni anno, i tre giorni di SMAU a Milano delineano la geografia dell’innovazione italiana sotto il punto di vista delle piccole e medie imprese, fortemente collegate al mondo delle startup, di cui sarebbero in un mondo ideale uno dei clienti e approdi migliori possibili per aggiornare il sistema produttivo del paese. E così, tra decine di convegni, incontri anche informali, e centinaia di stand a FieraMilanoCity, si stringono le mani di tanti fra coloro che dopo venerdì ricominceranno a lavorare in questo senso.

Smau e il suo direttore, Pierantonio Macola, tengono molto in questa edizione a raccontare l’evento come piattaforma nazionale che diventa piattaforma internazionale sul made in Italy e sulla open innovation. Oltre 300 i workshop a disposizione, 450 aziende presenti, oltre 70 gli investitori interessati a scoprire i nuovi talenti dell’ecosistema dell’innovazione rappresentati dalle 300 startup presenti nei padiglioni, concorrenti del Premio Lamarck. Si parlerà molto anche di regioni, impegnate a sostenere questo ecosistema formato da startup, incubatori, acceleratori, poli di innovazione, parchi scientifici, distribuito su tutto il territorio nazionale.

I numeri delle startup

Smau 2015 è segnato da una forte propensione, dopo il roadshow a Berlino, a riflettere su come le aziende possano esportare e come attrarre in Italia quelle provenienti dall’estero. Dal XXIX Rapporto ICE e l’annuario 2015 Istat emerge che, prolungando la tendenza positiva in atto sin dal 2010, il numero degli esportatori italiani ha continuato a crescere anche nel 2014, portandosi sul livello record delle 212.023 unità, 774 in più rispetto all’anno precedente. In particolare gli operatori che secondo l’Istat risultano aver effettuato nel 2014 almeno una transazione commerciale con l’estero sono cresciuti dello 0,4%. Esiste però un fronte interno dell’innovazione, quello delle startup, che da tre anni viene lasciato agli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e a Italia Startup. Ed è in questo convegno, dal report di quest’anno, che si trovano conferme molto più incoraggianti rispetto al 2014, quando davvero si ebbe la netta sensazione di una frenata.

Subito qualche numero aggiornato. Il totale degli investimenti in startup innovative stimato per il 2015 sale a 133 milioni di euro (+11% rispetto al 2014) superando il picco registrato nel 2013 (129 milioni). I ricavi delle startup innovative finanziate crescono del 26% annuo nel 2014 e raggiungono i 184 milioni nel 2014. Crescono anche le assunzioni: i dipendenti passano da 1252 a 1565, con un incremento del 25%. Il segretario di Italia Startup, Federico Barilli, introducendo via via i suoi ospiti alla tavola rotonda seguita al report di Antonio Ghezzi, direttore dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano, ha evidenziato la natura degli investimenti italiani che stanno crescendo e gradualmente spostandosi verso quelli non-istituzionali, passo fondamentale per la maturità dell’ambiente. Tema che sta molto a cuore anche al presidente di Italia Startup, Marco Bicoccchi Pichi, che ha ripreso sul palco di Smau il tema dell’aumento sensibile degli investimenti:

Se anche solo l’un per mille del patrimonio privato finanziario italiano fosse destinato alle nuove imprese avremmo lo stesso volume dei paesi nostri concorrenti. Questo significa che non è impossibile, e che la fiscalità di vantaggio per le startup ad oggi non è un costo, ma un investimento.

slide osup15

Gli investimenti in Italia non sono ancora in linea con il Pil e con la dimensione della economia nazionale nello scenario globale, guardando però il report degli Osservatori si trovano statistiche interessanti. Sul profilo del founder, ad esempio (una novità di questa terza edizione), si scopre che c’è assoluta sintonia cogli altri paesi, con la peculiarità di un’età media e titoli di studio mediamente più alti. Interessante anche analizzare fatturato e forza occupazionale. Nelle 230 startup finanziate e attive dal 2012 al 2014 il fatturato medio è cresciuto del 35% passando da 558.000 euro nel 2012 a 756.000 nel 2014, mentre il numero medio di impiegati è salito da 4 a 6.

slide turnover

Come in tutti i settori, anche nelle startup si nota una concentrazione: il 14% delle nuove imprese digitali realizza l’81% di questo fatturato, però mediamente il fatturato di una startup tipica è cresciuto e parecchio: dai 20 mila euro del 2012 ai 94 mila del 2014. Nel report si segnalano anche le startup con le migliori performance, dai turnover alle exit value.


La tavola rotonda su #Osup15 ha confermato i punti salienti di quella che si potrebbe definire fase due dell’ecosistema startup: passaggio strutturale verso investimenti privati, anche se commisurati alle dimensioni italiane ancora piccole; qualità alta dei founder e delle idee; una grave lacuna nell’attrattività d’impresa (gli startup visa non hanno funzionato, bisogna rivederli); due grandi chance nel made in Italy e nel risparmio finanziario.

Fonte: ipresslive • Notizie su: