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Vodafone promuove la parità di genere

Vittorio Colao, CEO di Vodafone, è tra i 10 champion promotori della campagna HeForShe che si pone l'obiettivo di promuovere la parità di genere

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Vodafone promuove la parità di genere. Vittorio Colao, CEO del Gruppo Vodafone, si schiera in prima linea per sostenere “HeForShe“, la campagna promossa da UN Women, organizzazione delle Nazioni Unite per la parità di genere. Lo scopo della campagna, sostenuta dal Gruppo Vodafone, è quello di coinvolgere e sensibilizzare gli uomini, in primis dipendenti, collaboratori e fornitori, contro la discriminazione di genere e la violenza sulle donne.

La prima iniziativa di questa campagna, IMPACT 10x10x10, coinvolge 10 CEO, 10 Capi di Stato e 10 rettori universitari con l’impegno di favorire il cambiamento nelle diverse realtà per essere di esempio alla propria comunità di riferimento. Tra questi il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, il Presidente della Repubblica di Indonesia, Ir. H. Joko Widodo, gli AD di Barclays, Unilever e McKinsey & Company (Antony Jenkins, Paul Polman, Dominic Barton), il Presidente di Koç Holding, Mustafa V. Koç, i vertici delle università di Georgetown, John J. DeGioia, Oxford, Andrew Hamilton, São Paulo, Marco Antonio Zago e Sciences Po, Frédéric Mion.

Vittorio Colao

Vittorio Colao

Il Gruppo Vodafone si impegna a raggiungere l’ambizioso obiettivo di 100.000 firme a sostegno del progetto.

In particolare Vodafone ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 il 30% di presenze femminili tra i 7.500 ruoli manageriali, aumentare l’accesso delle donne alla Rete come strumento di lavoro e di indipendenza economica e di favorire attraverso la tecnologia l’educazione femminile nei campi profughi dei Paesi dove Vodafone opera.

Immagine: The Inquirer • Notizie su: ,
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  • 11/11/2015 alle 23:06 #484492

    Teeo
    Membro

    Nessuno invece pensa a mettere gente competente nei ruoli manageriali, a prescindere dal sesso? Guardate la cosa assurda che succede in parlamento, dove abbiamo ministri incompetenti che sono lì solo perché sono donne. Anziché le “quote rosa” bisogna mettere le “quote competenza”. E se poi le donne saranno la maggior parte, nessun problema, ma avere un incarico per il fatto di essere donna mi sembra stupido. Sembra che dicano “siccome sei una donna e non ce la puoi fare per merito, ti diamo un incarico per il semplice fatto di essere donna”.