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Londra vista da una self-driving car

Un esperimento mostra in che modo le vetture a guida autonoma osservano le strade in cui si muovono, attraverso l'occhio hi-tech dei sistemi LIDAR.

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Le vetture a guida autonoma sono in grado di interpretare in tempo reale ciò che avviene nell’ambiente circostante, grazie ad una sorta di occhio hi-tech composto da sensori e videocamere. Gli input raccolti vengono poi elaborati da una serie di algoritmi che decidono in che direzione svoltare, quando è necessario fermarsi ad un semaforo, dare la precedenza o proseguire verso la destinazione. È il funzionamento delle tecnologie equipaggiate sulle self-driving car.

Per capire come un’automobile di questo tipo osserva il mondo, il team ScanLAB Project ha montato un LIDAR (Light Detection and Ranging) a bordo di una Honda CR-V. Nonostante il veicolo sia stato guidato da un conducente in carne ed ossa (Matthew Shaw, 32 anni), il sistema ha catturato immagini in tre dimensioni delle strade di Londra. Il filmato in streaming di seguito è stato ottenuto emettendo impulsi laser in ogni direzione e misurando il tempo necessario per rimbalzare sugli oggetti nelle vicinanze, stimandone così con precisione assoluta la distanza. I dati raccolti sono poi stati analizzati per ricreare una visione quasi spettrale della città, che sembra uscita da un videogame o da un film di fantascienza.

Il progetto è stato messo in campo il mese scorso grazie alla partnership con la redazione del New York Times Magazine. Il risultato è senza dubbio suggestivo e utile per capire in che modo le self-driving car scansionano le strade e chi le occupa, per muoversi garantendo la massima sicurezza di chi si trova a bordo e nei dintorni.

L’esperimento serve anche per portare alla luce alcune migliorie di cui necessita la tecnologia: un sistema LIDAR può, ad esempio, essere ingannato se nelle vicinanze si trovano specchi o altre superfici riflettenti, così come dalle gocce d’acqua che cadono dal cielo in caso di pioggia. Ancora, incontrando una persona che indossa una t-shirt con un cartello di divieto, l’automobile potrebbe interpretare l’input al pari di un segnale stradale e fermare la propria corsa.

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