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Call4Brain 2015: ripensiamo la salute

Call4Brain è stata l'occasione per riflettere su come l'innovazione può e deve plasmare il concetto di salute e di assistenza sanitaria, partendo dal DNA.

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Sono ormai passate più di 48 ore da quando Francesca Fedeli e Roberto D’Angelo hanno salutato e ringraziato tutti i partecipanti al Call4Brain. Non si poteva scriverne prima, perché dopo una tempesta tale occorre far decantare i ricordi per estrapolarne quanto è destinato a rimanere ed a trasformarsi in humus per il futuro. E quel che ne rimane è qualcosa in più di un arricchimento personale, ossia uno tra gli obiettivi/aspettative che hanno accompagnato gli aderenti all’iniziativa. Quel che ne rimane è un profumo, un’emozione, comunque qualcosa che va al di là della logica.

Call for Brain 2015 è il primo weekend sulle sfide della medicina, delle scienze e dell’innovazione tecnologica, in cui è possibile vedere in anteprima esclusiva i talk del TEDMED americano, e mettere a confronto le opinioni di medici, pazienti e innovatori.

Perché in quell’aula del Politecnico di Milano si è creata anzitutto una immediata complicità, una comunione di intenti. Non di vedute, sia chiaro, e questo ha reso il tutto ancor più interessante. I saluti di rito, le presentazioni, la bandiera di #fightthestroke, quindi l’inizio delle sessioni. Call4Brain nasce infatti con l’obiettivo primario di portare molte esperienze sotto lo stesso tetto, costringendo le parti a confrontarsi su temi specifici per contaminarsi. Così facendo crolla in pochi minuti la cortina che separa un pediatra da un farmacista, un giornalista da un ricercatore, un fisiatra da uno psicologo: tutti alla pari, nella stessa sala, a parlare degli stessi temi, ognuno con il proprio parziale punto di vista. La somma di tante parzialità offre a tutti un quadro definitivo più ricco e complesso, generando “confusione”. Ma non è quella “confusione” sconclusionata in cui perdersi: è piuttosto quella “confusione” che nasce dallo scardinamento di posizioni deboli e limitate, dalla rottura di una inerzia per creare dinamismo. In due ore di filmati e dibattito le tematiche scendono già ad un livello di approfondimento tale per cui verrebbe voglia di chiudere la porta e dimenticare il resto della giornata per non uscirne più.

C’è anche Microsoft

C’è molta Microsoft all’interno di Call4Brain. Una affinità elettiva maturata nel tempo ha portato anzitutto Fight The Stroke a conseguire il prestigioso “Ability Award for Community Service” consegnato a mano dall’amministratore delegato Satya Nadella. Roberto D’Angelo ne è portabandiera e la compagnia dell’ambassadord Roberta Cocco, Direttore Responsabilità Sociale e National Development di Microsoft Italia, ne è la conferma. La stessa Roberta Cocco presenta Call4Brain ricordando come con Microsoft vi sia piena comunione di intenti nel ritenere l’innovazione una opportunità imprescindibile per esprimere appieno le potenzialità delle persone e della società.

Satya Nadella, che solo nei giorni scorsi era a Roma per ricordare come il mercato non rispetti oggi le tradizioni quanto rispetta invece l’innovazione, è l’ispiratore della nuova filosofia Microsoft e la vicinanza a #fightthestroke del gruppo, nonché la presenza viva e discreta all’interno di Call4Brain, è la dimostrazione tangibile degli impegni intrapresi.

23andMe

L’obiettivo di Call4Brain era quello di stimolare e l’obiettivo stesso è stato raggiunto con tale facilità che non si può negare una evidente predisposizione della platea ad un approccio di questo tipo. I contenuti sono quelli ricavati dal TEDmed americano, offerti “live” in esclusiva per l’Italia proprio in occasione dell’evento milanese. Molti i temi e gli stimoli, ma uno su tutti ha colpito i presenti calamitandone i commenti e le riflessioni: 23andMe.

Il primo filmato “live” proposto da Call4Brain è lo speech di Anne Wojcicki, ideatrice e CEO di 23andMe. L’intervento di Anne Wojcicki (ex-moglie di Sergey Brin, fondatore di Google) ha ripercorso la storia e le peculiarità del proprio gruppo, ha ricordato i problemi legali che ne hanno limitate le attività ed ha predisposto così l’utenza ad una riflessione sul ruolo dell’analisi genetica nella medicina e nel rapporto tra persone e medici.

Notizia: 23andMe, 23eNoi

Le riflessioni sono state molte, polarizzando la platea su due approcci per molti versi divergenti: uno filo-europeo, che sottolinea i pericoli di un approccio di questo tipo alla conoscenza di se stessi, e uno filo-americano, più entusiasta e coraggioso, preposto più all’innovazione che non alle riflessioni di principio che potrebbero limitarne gli inevitabili effetti collaterali.

  • L’analisi del patrimonio genetico potrebbe consentire una raccolta di dati tale da facilitare, con la forza dei grandi numeri, la scoperta di nuove evidenze mediche per velocizzare il test diffuso sui medicinali, la scoperta di intolleranze, il miglior utilizzo dei medicinali e molto altro ancora: conoscenza genera conoscenza;
  • La disponibilità di conoscenza diretta sul proprio codice genetico può offrire l’illusione di auto-cura che escluderebbe il medico dal percorso sintomo-diagnosi;
  • La medicina deve essere relazione, ossia la condivisione di conoscenze tra paziente e curante affinché se ne possa evincere la miglior strategia di cura;
  • Analisi genetica e statistica possono confondere le persone creando ansia da patologia che peggiora le condizioni di vita invece che migliorarle.

Questi e altri gli spunti emersi prima che la clessidra del tempo non tagliasse anzitempo le gambe al ricco dibattito sviluppatosi.

Galleria di immagini: Galleria: 23andMe

23eNoi

Quando ancora non esistevano gli hashtag, Webnews provò a suggerire un “tag” che potesse accomunare tutti i punti di vista che si potevano partorire attorno al tema 23andMe: nasceva così “23eNoi“, un modo per rendere più sociale una questione altrimenti afferente strettamente alla sfera personale. Ed era esattamente questo il rischio che volevamo scongiurare: che un problema complesso come quello della salute potesse isolarsi all’interno di un dialogo tra una persona e una azienda privata, ove il codice comunicativo tradizionale è quello del mercato. Il motivo era chiaro: l’idea era tanto rivoluzionaria quanto destabilizzante e non eravamo (anzi, ancora non siamo) culturalmente pronti ad affrontare un problema di tale entità. Tante e tali le ricadute etiche da imporre una riflessione congiunta, trasversale, con la quale entrare dentro il problema da più prospettive. A distanza di sette anni la sfida è stata colta da TED prima e da Call4Brain poi. Ascoltando quanto accaduto al Call4Brain è emersa immediata la sorpresa: quel discorso iniziato in solitudine molti anni or sono, oggi ha nuovamente rilevanza. Anzi, ne ha oggi più di allora. 23andMe oggi è fermo ai box, ma di servizi similari ce ne sono molti e l’urgenza di una riflessione su tematiche di questo tipo si fa più che mai impellente.

Questo del resto voleva ottenere Call4Brain: sradicare convinzioni e imporre riflessioni. Cos’è dunque oggi la medicina? Come possono esserne reinterpretate le procedure? Come si possono ridisegnare i percorsi della diagnosi e della ricerca? Quali sono gli obiettivi e quali i paletti che l’etica è in grado di disegnare per il prossimo futuro?

Call4Brain è uno schiaffo per risvegliare le coscienze sopite di un settore che ha ancora un grandissimo potenziale da esprimere. Soprattutto oggi, perché l’innovazione mette nuovi strumenti a disposizione la cui presenza impone una riprogettazione complessiva di quell’immenso e imperscrutabile universo che si cela tra sé e la piena coscienza del proprio stato di salute.

Galleria di immagini: Call4Brain 2015: le immagini

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