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Google Accelerated Mobile Pages ad inizio 2016

Il programma open source AMP di Google, che accelererà l'accesso alle informazioni Web in mobilità, farà il suo debutto all'inizio del prossimo anno.

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All’inizio di ottobre Google ha presentato Accelerated Mobile Pages, un programma open source messo in campo con l’obiettivo dichiarato di accelerare l’accesso alle informazioni in Rete attraverso l’utilizzo dei dispositivi mobile. Un’iniziativa che, per poter essere concretizzata, richiede innanzitutto la collaborazione attiva di partner esterni. L’appello non è rimasto inascoltato: fino ad ora 4.500 sviluppatori hanno seguito il progetto su Github, fornendo 250 contributi sotto forma di codice.

L’interesse nei confronti dell’idea è stato dimostrato anche da editori come The Guardian, The Washington Post, BuzzFeed e Vox Media, oltre che da gruppi legati al mondo dell’advertising come Outbrain, AOL, OpenX, DoubleClick e AdSense. Tutto questo porterà al debutto ufficiale della tecnologia nei prossimi mesi, all’inizio del 2016, con l’indicizzazione all’interno del motore di ricerca degli indirizzi che puntano alle pagine ottimizzate per AMP. Ad annunciarlo è lo stesso team al lavoro sul progetto, con un post comparso oggi sul blog ufficiale. Per il momento è possibile testare la versione d’anteprima con un click su smartphone o tablet.

Rapidità e user experience. Questo è il mantra del progetto AMP attraverso il quale vogliamo rendere l’accesso al Web immediato e coinvolgente. La velocità è la parola chiave nel processo di crescita del programma. In sei settimane, dall’annuncio del 7 ottobre, abbiamo registrato molte attività da parte di editori, fornitori delle tecnologie e sviluppatori.

L’intero programma nasce da un confronto tra Google e i partner della Digital News Initiative, basandosi sull’impiego di AMP HTML, un nuovo framework aperto nato per sfruttare le potenzialità di tecnologie Web esistenti, permettendo ai singoli siti di costruire pagine leggere. Tra i punti chiave dell’iniziativa anche quello che mira a non penalizzare in alcun modo gli editori per quanto riguarda gli introiti pubblicitari, lasciando inalterati i processi di raccolta delle statistiche relative ai dati di accesso dell’utenza. Per questo hanno aderito al progetto anche comScore, Adobe Analytics, Parse.ly, Chartbeat, Nielsen, ClickTale e il team di Google Analytics.

Via: The Verge • Notizie su: