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Pastafariani riconosciuti come religione

La religione ironica esplosa grazie al web miete successi in tutto il mondo, in Nuova Zelanda ci si potrà anche sposare: una squisita logica del paradosso.

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Un mostro gigantesco e per giunta ubriaco, circa quattromila anni fa, ha creato il mondo. Questo credono gli adepti del pastafarianesimo, probabilmente il primo culto parodistico nato online che ormai ha i crismi di un movimento religioso a tutti gli effetti, con tanto di chiesa, organizzazione, principi e iniziative. E siccome c’è sempre qualcuno che prende dannatamente sul serio ciò che nasce per prendere in giro la seriosità altrui, in molti paesi ci sono già stati diversi riconoscimenti, fino alla Nuova Zelanda, che ha appena inserito la chiesa pastafariana come organizzazione religiosa. Potrà anche celebrare matrimoni.

Sono passati dieci anni da quando il professor Bobby Henderson ha fondato la Church of the flying spaghetti monster in segno di protesta contro la decisione del suo stato, il Kansas, di concedere pari dignità di insegnamento alle teorie del creazionismo accanto alla teoria evoluzionista. Erano gli anni peggiori dell’era Bush. L’estabilishment politico spingeva, incredibilmente, per l’equivalenza di teorie scientifiche con qualunque altra posizione di credenza. Una situazione che spinse a fare della chiesa del mostro di spaghetti una geniale satira della superstizione americana e del successo televisivo dei predicatori.

Come a volte succede, la creatura è un po’ sfuggita di mano al profeta, così oggi il Pastafarianesimo – nome che fonde la pasta citando la religione libertaria di cui era adepto Bob Marley – è diventata una community molto seguita e una organizzazione religiosa. In alcuni stati Usa è permesso farsi immortalare nei documenti con lo scolapasta in testa, segno identificativo dell’appartenenza alla chiesa; in alcune nazioni si sta procedendo al suo riconoscimento parziale, come in Nuova Zelanda dove consente degli officianti, anche se non dà altri benefici. Anche in Italia questo culto è ben organizzato: in settembre a Firenze si è tenuto il raduno nazionale di coloro che si definiscono «figli di un Dio etilico, prodigo in Terra e in Cielo di piaceri, bellezza e tolleranza».

Una storia di divertimento collettivo

I contenuti del pastafarianesimo sono ovviamente secondari rispetto al suo vero obiettivo, che è in sostanza prendere costantemente in giro i radicali religiosi di ogni parte del mondo, tuttavia se si guarda ai suoi principi si nota subito l’importanza della Rete, la citazione di alcuni elementi della cultura di Internet a partire dai pirati che, secondo la credenza, sono stati i primi pastafariani. Solo in un secondo momento storico descritti negativamente dalla propaganda cristiana. La rete, oltre ad aver fornito il fascino dei pirati e la struttura virale della sua comunicazione, è anche da sempre il più grande motore di satira e parodie. Senza la cultura di base della generazione Reddit, non sarebbe stato possibile il successo di questa idea così strepitosamente sincretica, satirica, postmoderna, in cui l’unico dogma è non averne neppure uno.

La licenza di guida di Lindsay Miller, prima cittadina americana ad aver ottenuto il permesso da parte della motorizzazione di farsi fotografare con uno scolapasta in testa. In quanto copricapo del pastafarianesimo, ha vinto la sua battaglia per vedersi riconosciuto questo diritto.

La licenza di guida di Lindsay Miller, prima cittadina americana ad aver ottenuto il permesso da parte della motorizzazione di farsi fotografare con uno scolapasta in testa. In quanto copricapo del pastafarianesimo, ha vinto la sua battaglia per vedersi riconosciuto questo diritto.

Il pastafarianesimo è anche un modello di contrasto alle superstizioni e di esaltazione della logica e della scienza con gli strumenti dell’ironia e del paradosso (“se credete a tutte queste cose, perché allora non credere anche a un mostro di spaghetti?”) che ha radici nobili come la famosa teiera di Russel. Il paradosso è la più squisita forma di ragionamento, ma è anche merce rara sui social e bisogna essere parecchio brillanti per apprezzarlo, tanto che la popolazione dei pastafariani è composta spesso da persone di alta istruzione: i primi entusiasti aderenti sono stati medici, scienziati, ricercatori, docenti universitari, stufi di dover sopportare la teoria creazionista. Uno degli effetti più evidenti della capacità del pastafarianesimo di vedersi riconosciuti alcuni diritti al pari delle grandi religioni tradizionali è evidenziare come i sistemi sociali temano ancora le opinioni non dimostrabili fino a riconoscere loro un ambito politico che non dovrebbero avere dopo la separazione tra dimensione religiosa e dimensione civica.

Insomma, i pastafariani sono laici convinti e rappresentano una risposta simile a quelle cristiane riformate almeno per quanto riguarda la parità dei sessi: nella chiesa dello spaghetto ci sono frescovi e frescove e al posto del crocifisso il liscafisso (funziona anche da apribottiglie), spedito alle stesse scuole italiane dove sono stati spediti crocifissi e presepi da sedi locali di noti partiti. Ecco perché ovunque ci siano dimostrazioni di pensiero “ultra” e reazionario, si trovano i pastafariani a contrastarlo. Anche in Italia. Ad alcune iniziative delle “sentinelle in piedi” – il movimento di opinione che crede nel complotto internazionale della teoria del gender e contrasta le unioni omosessuali – si sono opposti le “tagliatelle in piedi” degli aderenti alla chiesa del mostro di spaghetti. Sempre come presa in giro.

Sui casi vatileaks, unioni civili, su molti altri temi etici e sovranazionali gli scolapasta hanno cominciato ad apparire sulle nuche degli spettatori di incontri e dibattiti politici, nelle piazze, ai seggi. Dove si parla seriamente. Senza scordare mai l’ironia. Nel centenario della sua più famosa teoria, azzardiamo: avrebbe divertito anche Einstein.

Fonte: Webnews • Notizie su:
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