QR code per la pagina originale

Il robot che smantellerà l’impianto di Fukushima

Toshiba ha progettato un'unità robotica che entrerà in azione nell'impianto di Fukushima, per smantellare le aree non raggiungibili dall'essere umano.

,

Sono passati quasi cinque anni dal disastro di Fukushima del marzo 2011, quando il terremoto e maremoto del Tōhoku ha causato una serie di incidenti all’omonima centrale nucleare. L’attenzione mediatica si è spostata altrove, ma l’emergenza non è terminata. Il governo giapponese ha in programma di iniziare lo smantellamento di una parte critica dell’impianto il prossimo anno, anche con l’ausilio della tecnologia.

Toshiba, a questo proposito, ha svelato un robot in grado di recuperare e tagliare le barre di combustibile, per poi destinarle al corretto smaltimento. L’unità, visibile in un test nel filmato seguente, entrerà in azione nel reattore numero 3, dove il quantitativo di radiazioni (1 millisievert/ora) è tale da impedire un impiego diretto di operai umani. Entrare nell’area, pur per un breve lasso di tempo con tutte le protezioni e precauzioni del caso, significherebbe andare incontro a gravi problemi di salute. Come mostra il video, due braccia robotiche saranno in grado di pescare e tagliare le 566 barre contenute in una vasca con del liquido di raffreddamento, mentre una terza componente si occuperà di raccogliere i detriti per semplificarne il trasporto.

Ovviamente il controllo avverrà da remoto, da un’altro ambiente a distanza di sicurezza. Saranno presenti videocamere che permetteranno agli operatori di osservare cosa accade in tempo reale, correggendo eventualmente ogni singola manovra non appena necessario. Il robot di Toshiba sarà installato entro l’inizio del prossimo anno. Contestualmente, la vasca in cui si troverà ad agire verrà coperta da una sorta di protezione. L’addestramento del personale umano che si occuperà di comandare l’unità non ha ancora preso il via.

Il rapporto del Giappone con l’energia nucleare è piuttosto complicato: dopo il disastro di Fukushima, le 50 centrali presenti nel paese sono state spente. Il governo è però tornato sui propri passi due anni più tardi, nel 2013, riaccendendone i reattori e finanziando la costruzione di due nuove impianti, nonostante le forti proteste da parte dell’opinione pubblica.

Fonte: Japan Times • Notizie su:
Commenta e partecipa alle discussioni