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Cisco investe 100 milioni nell’Italia digitale

Cisco crede nell'Italia ed ha deciso di investire 100 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo digitale del paese.

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Cisco crede fortemente nel valore dell’Italia ed ha deciso di investire nei prossimi tre anni ben 100 milioni di dollari per accelerare il processo di digitalizzazione del paese. Quanto annunciato vede Cisco in linea con il crescente impegno del governo italiano per favorire la trasformazione digitale e coglierne i benefici, adottando un approccio su due fronti: lo sviluppo delle competenze digitali e della consapevolezza delle opportunità offerte dal digitale ed il sostegno alla comunità delle startup innovative italiane.

Innanzitutto, Cisco ha firmato un accordo con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che prevede azioni di formazione per docenti e studenti sui percorsi del programma Cisco Network Academy, permettendo a questi ultimi di acquisire le nuove competenze digitali richieste dal mercato ed avere quindi maggiori opportunità di occupazione. A tale scopo, Cisco amplierà ulteriormente il suo Programma Networking Academy, nato per fornire le competenze necessarie oggi e in futuro per operare con successo in un mondo sempre più interconnesso, inserendo moduli focalizzati sulle tecnologie per l’industria 4.0 e la cybersecurity.

In secondo luogo, Cisco, come primo passo nello sviluppo dell’ecosistema delle startup italiane, sta valutando opportunità di investimento con Invitalia Ventures. Questo consentirà a Cisco di investire nello sviluppo delle migliori startup del paese e di contribuire ad accelerare il potenziale tecnologico dell’Italia.

Inoltre, Cisco ha annunciato che, sulla base di questi investimenti, porterà avanti nei prossimi tre anni iniziative legate alla Ricerca e Sviluppo, alla collaborazione con le università italiane ed alla trasformazione digitale di due settori industriali di eccellenza del nostro Paese: il settore manifatturiero ed il settore agroalimentare.

L’azienda continuerà a investire nella sua attività di ricerca basata in Italia nei laboratori Cisco Photonics di Vimercate (MB), che guidano a livello mondiale lo sviluppo delle nuove tecnologie Cisco per le reti ottiche collaborando da tempo anche con importanti realtà della ricerca universitaria italiana.

Sono inoltre in via di definizione nuove opportunità di collaborazione con il mondo accademico, focalizzate su formazione e ricerca nell’area della cybersecurity; infine, sarà ulteriormente ampliato l’impegno di Cisco a fianco delle imprese italiane del settore manifatturiero e agroalimentare nel loro percorso di trasformazione digitale, accelerando l’adozione di soluzioni tecnologiche in grado di rafforzare la loro competitività e di affermare nel mondo il primato di innovazione e di qualità del Made in Italy.

Fonte: Cisco • Notizie su:
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  • 20/01/2016 alle 22:46 #508573

    Massimo
    Membro

    Non facciamo ridere: Cisco crede nell’Italia solo per quanto riguarda i soldi che può spillarci grazie alla nostra ignoranza nel campo del web, soprattutto se le decisioni sono prese da politici. Cisco sa benissimo che in Italia la cultura web è più vicina a quella dell’Africa che a quella dell’Europa.

    Mutatis mutandis è la stessa forma di colonizzazione con cui l’IBM negli anni ’60-’80 ci ha riempito di mainframe che costavano molto più e valevano molto meno di altri della concorrenza (in una missione all’estero un loro manager mi ha confessato che si vergognava a vendere i loro computer in Italia). Idem per tutti quelli che ci vendevano le centrali telefoniche: essendo in concorrenza con Italtel, che aveva costi spropositati, potevano farcele pagare alquanto di più che in altri paesi (altra confessione di un altro manager straniero).

    Una politica più avveduta inviterebbe almeno 3 grandi player e li metterebbe uno contro l’altro per avere i massimi vantaggi. Però avendo prima definito delle strategie adeguate alle vere esigenze e una metodologia per valutare prestazioni e risultati. E soprattutto una strategia per far crescere i nostri prodotti per liberarci della sudditanza tecnologica nei settori strategici.