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iPhone 6, Error 53: presto una class action?

Uno studio legale di Seattle starebbe vagliano la possibilità di una class action per l'Error 53, il blocco di iPhone 6 con sensor Touch ID riparato.

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Non si placano le preoccupazioni sul cosiddetto “Error 53”, l’errore che pare venga mostrato sullo schermo di iPhone 6 in caso il device fosse stato sottoposto a una riparazione non autorizzata di Touch ID, come misura di sicurezza. Il blocco del dispositivo, introdotto con iOS 9.2.1, sta generando varie polemiche online, sebbene sia chiaro come l’intento di Cupertino sia quello di proteggere i dati personali dell’utente dall’azione di malintenzionati. Nel frattempo, uno studio legale di Seattle starebbe vagliando la possibilità di lanciare una class action negli Stati Uniti.

Dell’ormai famigerato “Error 53” si parla da diversi giorni, con gli utenti divisi tra sostenitori e contrari alla misura Apple. A quanto pare, con iOS 9.2.1 viene introdotto un nuovo livello di sicurezza: in caso il device fosse stato sottoposto a riparazioni o sostituzioni non autorizzate di Touch ID, il sistema operativo blocca il telefono e pare non vi sia, al momento, modo per ripristinarlo. Questo avviene poiché, considerati i dati sensibili per cui Touch ID viene usato, il sensore è abbinato al singolo device tramite un complesso sistema di pairing, un abbinamento che solo Apple o i rivenditori autorizzati sembra possano gestire. Così, rivolgendosi alle terze parti non ufficialmente ammesse dalla Mela, il pairing viene meno, iOS non riesce a verificarne l’associazione e, per sicurezza, blocca il device. Questa misura risulta molto utile in caso di furto, quando malintenzionati potrebbero tentare di manomettere Touch ID per aver accesso alle informazioni sensibili dell’utente, ma molti consumatori ignari sono rimasti coinvolti loro malgrado dalla misura, sostituendo il sensore prima che il livello di blocco venisse posto in essere.

Nel frattempo, da Seattle lo studio legale PCVA starebbe vagliando la possibilità di avviare una class action, raccogliendo informazioni dagli utenti coinvolti e verificando gli eventuali contorni legali. A darne notizia è il Guardian, testata che riporta anche una dichiarazione della law firm:

Crediamo che Apple possa intenzionalmente obbligare gli utenti a utilizzare i propri servizi di riparazione, i quali sono più cari della gran parte di quelli di terze parti.

Come già spiegato, però, la società di Cupertino ha introdotto questa misura per ragioni di sicurezza, a salvaguardia della privacy dell’utente, poiché un uso improprio di Touch ID potrebbe esporre l’utente a pericoli tutt’altro che da sottovalutare. Non resta, di conseguenza, che attendere le prossime mosse da Seattle.

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