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Apple dovrà aiutare l’FBI per San Bernardino

Apple dovrà fornire assistenza tecnica all'FBI, per ricavare informazioni utili dallo smartphone di un attentatore di San Bernardino: lo decide un giudice.

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Apple dovrà fornire una “ragionevole assistenza tecnica” all’FBI, per la ricostruzione dei dati inerenti agli smartphone coinvolti nella sparatoria di San Bernardino. È quanto ha deciso un giudice federale statunitense, secondo quanto riportano NBC News e MacRumors, a seguito di un contenzioso. La sentenza entra forse in conflitto, però, con le nuove misure di privacy adottate dall’azienda con iOS 8 e successivi: stando ai report più recenti, sembra che i tecnici Apple non possano risalire a conversazioni sensibili degli utenti, nemmeno in presenza di un mandato delle autorità.

La questione è nata dalla necessità, da parte dell’FBI, di raccogliere potenziali dati dall’iPhone 5C in possesso di Syed Farook, uno dei responsabili della sparatoria di San Bernardino. Una corte statunitense ha stabilito che Apple dovrà fornire una “ragionevole assistenza tecnica” affinché gli organismi governativi possano estrarre informazioni utili da questo smartphone, tra cui la possibilità di bypassare l’inizializzazione da remoto del dispositivo, nonché la garanzia di poter tentare un numero infinito di password senza incorrere in blocchi. La società di Cupertino, sempre secondo quanto riporta MacRumors, ha cinque giorni per rispondere alle corti, in caso ritenesse la richiesta sia impossibile da soddisfare.

Secondo quanto affermato dal FBI, gli organismi governativi si sono trovati “impossibilitati a completare la ricerca” di informazioni utili sulla sparatoria, perché “non possono accedere al contenuto crittografato di iPhone”. La giuria ha quindi riconosciuto la necessità di accedere a questi dati, ritenendo la scoperta di eventuali informazioni riservate più importante della protezione della privacy. Vi potrebbe essere, però, un intoppo non da poco. Da qualche mese, infatti, la società californiana ha spiegato come sia impossibile per l’azienda risalire ai dati personali dell’utente, qualora in uso vi fosse iOS 8 o una versione successiva del sistema operativo. Questo per via della crittografia scelta, che rimarrebbe personale per il dispositivo dell’utente, senza chiavi salvate su server remoti e accessibili a terzi. La Mela, tuttavia, potrebbe acconsentire a rimuovere i limiti sul numero massimo di tentativi per le password, garantendo all’FBI la possibilità di accedere al dispositivo tramite la scoperta della parola chiave. Non resta che attendere il prosieguo della vicenda, sebbene di recente Tim Cook abbia affermato come non si debba perseguire la sicurezza nazionale a discapito della privacy, ma entrambe meritano uguale protezione.

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