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Vetro e laser 5D: così l’informazione è per sempre

Una stampante 5D, un disco di vetro e una nuova tecnologia con strutture di nanoparticelle: così l'informazione può essere resa perpetua.

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L’Università di Southampton ritiene di aver sviluppato la tecnologia che garantirà vita perpetua alle informazioni, tutelandone la conservazione nei secoli a prescindere da quel che accadrà: il segreto è in un processo di stampa laser in 5 dimensioni. Quella che era una bozza teorica nel 2013, oggi è realtà: una speciale stampante laser, piccoli dischi in vetro e il prodigio è compiuto. I primi dischi sono già stati stampati e le prime dimostrazioni fattive sono già state realizzate: ora inizia il percorso di raffinazione della tecnologia, alla ricerca di una strada per la commercializzazione.

Chi ricorda i Floppy Disk ben ha in mente quanto grande fosse la loro fragilità e quanto labile la durata delle informazioni ivi contenute. Dopo i floppy disk non è cambiato molto, però: il passaggio ai CD e ai DVD ha soltanto aumentato la densità delle informazioni nell’unità di spazio, ma dischi impressi in superficie rimangono sempre e comunque facilmente rovinabili da qualsivoglia agente esterno. Per non parlare degli hard disk i quali, qualunque sia la tecnologia di base adottata, hanno migliorato capienza e velocità di accesso alle informazioni, ma non certo la durata della conservazione.

L’informazione fragile

La durata: non è chiaro quando l’uomo ha smesso realmente di scommettere su questo parametro, ma è ormai chiaro a tutti come si sia di fronte ad un punto necessario di svolta. La durata è stata per troppo tempo anti-economica: un peso che grava sull’oggi senza offrire vantaggi nemmeno nel lungo periodo. Il lunghissimo periodo è stato così ignorato poiché solo un ragionamento di convenienza avrebbe potuto stimolare ricerca, sviluppo e sforzi progettuali. Oggi la durata delle informazioni è garantita dalla ridondanza delle stesse, moltiplicando semplicemente il numero delle copie esistenti per potervi accedere sempre e comunque a dispetto di qualsivoglia fattore di rischio. Moltiplicare le informazioni non può però essere sufficiente, poiché soltanto una resistenza particolare della piattaforma di archiviazione può garantire realmente la durata di ciò che vi è contenuto: la “disaster recovery” non è una strategia sostenibile, insomma, laddove si intende ragionare per paradigmi che vadano oltre l’immediatezza o l’arco temporale di pochi anni.

In un’epoca in cui la produzione di informazioni è continua, paradossalmente non esiste un modo per rendere perpetua la vita di tali informazioni e paradossalmente tra molti secoli la conoscenza dell’oggi potrebbe annullarsi se improvvisamente dovesse succedere una catastrofe mondiale di qualsivoglia origine. Potrebbe non scomparire la Stele di Rosetta, insomma, ma potrebbero scomparire tutte le informazioni archiviate in qualsivoglia datacenter di nuova concezione. L’epoca delle performance ha infatti focalizzato tutte le proprie attenzioni su altri fattori: velocità, densità, economia di accesso ai dati. La durata non è mai stata tenuta in considerazione, ma il problema si fa giorno dopo giorno più urgente e la scoperta dell’Università di Southampton potrebbe inoltre offrire anche interessanti sviluppi commerciali ancora tutti da esplorare.

Laser in cinque dimensioni

La stampa laser in cinque dimensioni realizzata dall’Optoelectronics Research Centre dell’università fa leva su alcune caratteristiche fondamentali che ne rendono unico, ad oggi, il format:

  • il vetro è un materiale inerte dal punto di vista chimico ed in quanto tale risulta perfetto per garantire durata alle informazioni ivi contenute. Inoltre è in grado di resistere temperature altissime senza soffrire la benché minima deformazione;
  • un sistema binario come quello utilizzato sui CD può raccogliere 2 unità di informazione in ogni singolo bit: “acceso” o “spento” e nulla più; la scelta di un sistema a cinque dimensioni moltiplica le capacità di archiviazione di migliaia di volte, addensando un maggior numero di informazioni nell’unità di spazio.

La Bibbia, la Magna Carta e la Dichiarazione universale dei diritti umani sono stati i primi esempi: grandi volumi, grandi storie ed enormi significati simbolicamente compressi nell’infinitesimamente piccolo. Tecnicamente le informazioni sono racchiuse in nanostrutture create nel quarzo fuso e la loro durata (ad una temperatura immaginata al di sotto dei 190 gradi centigradi) può arrivare senza problemi oltre i 13 miliardi di anni: “per sempre”, o quasi. A livello pratico il tutto consta in piccoli dischi trasparenti della capacità di 360TB, sui quali sono incise tanto le informazioni quanto simboliche copertine traslucenti: simbolicamente il team che ha sviluppato la tecnologia le ha chiamate “Superman memory cristal“, un richiamo simbolico a tecnologie similari utilizzate nel film del supereroe.

La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo stampata in 5D

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo stampata in 5D (immagine: Università di Southampton).

«Ora sappiamo che quel che abbiamo imparato non sarà dimenticato»: così il prof. Peter Kazansky fotografa la tecnologia messa a punto: tra i molti sforzi messi in atto per arrivare ad una tecnologia in grado di perpetuare la conoscenza, il paper “5D Data Storage by Ultrafast Laser Writing in Glass” è una base di partenza fondamentale che fin da oggi può iniziare ad animare il primo archivio perpetuo che non necessiti di ridondanze.

Ipotesi di mercato

La stampa 5D su vetro potrebbe arrivare sul mercato? La risposta del team è affermativa, ma soltanto entro un decennio e con una forte limitazione. Sulla base di quanto affermato in base alle conoscenze attuali, infatti, difficilmente il laser 5D potrà essere portato comodamente sul mercato mentre, per contro, potrà essere cosa relativamente semplice la realizzazione di un lettore in grado di ricavare informazioni dai dischi ottici in vetro. Stando così le cose si potrebbe immaginare la realizzazione di piccoli dischi con un altissimo numero di informazioni, a disposizione di chiunque possegga un economico lettore dedicato, ma la loro è una realtà unidirezionale nella quale qualcuno stampa e qualcuno legge. Senza interazioni. Potrebbe essere un buon modo per perpetrare l’informazione o per garantire durata infinita ad informazioni destinate a non essere più plasmate, insomma, quali operazioni di storage per archivi di vecchia data o per informazioni privi di utilità immediata: musei, grandi aziende, archivi statali e via discorrendo.

Per certi versi la nuova tecnologia reintroduce un vecchio paradigma, agendo sull’attuale concezione delle informazioni allo stesso modo in cui la scrittura ha agito sulla cultura orale nei secoli passati. E così come la scrittura perpetuò le informazioni, superando un’epoca in cui il sapere era tramandato oralmente e per mano di una ridondante opera di trasmissione e moltiplicazione, allo stesso modo una tecnologia in grado di perpetuare le informazioni andrebbe a superare l’attuale meccanismo basato su una scrittura sempre più fragile. Un paradigma dell’assoluto che si fa spazio in una realtà di profondo relativismo. Il senno del poi ha consentito di capire quali siano state le conseguenze di tutto ciò nel passato, ma difficilmente aiuterà a comprendere l’impatto di questa nuova visione per il futuro.

Tutto quel che sappiamo ad oggi è che l’informazione può essere perpetuata, archiviata e fissata. Tecnicamente è un bel salto rispetto al Voyager Golden Record, disco dorato caricato a bordo del Voyager negli anni ’70 e lanciato nello spazio con poche immagini in grado di comunicare che esistiamo ad eventuali forme di vita extraterrestri.

Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, così da poter vivere fino ai vostri.

Jimmy Carter, presidente degli Stati Uniti d’America

La stampa in 5D potrebbe oggi consentire di caricare sullo stesso spazio ed a peso minore l’intera storia dell’umanità. E tutto ciò a meno di mezzo secolo di distanza da quel primo tentativo di fuggire dall’oggi per proiettarci nell’infinitamente lontano.

Fonte: Università di Southampton • Via: The Verge • Notizie su:
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