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Synaptics annuncia un lettore di impronte ultraslim

Il nuovo sensore biometrico Natural ID FS4304 ha uno spessore di 3,5 millimetri e può essere integrato nei tasti laterali dello smartphone e del tablet.

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Synaptics ha annunciato un nuovo lettore di impronte digitali largo appena 3,5 millimetri. Grazie alle sue ridotte dimensioni, il sensore biometrico Natural ID FS4304 può essere posizionato anche sul bordo dello smartphone e del tablet, consentendo una leggera diminuzione dei costi produttivi. L’azienda californiana ha inoltre presentato una tecnologia anti-spoofing che può distinguere un’impronta vera da una fittizia.

Il lettore di impronte digitali viene solitamente nascosto sotto il pulsante home dello smartphone oppure spostato sul retro del dispositivo sotto la fotocamera, in quanto occorre uno spazio sufficiente per inserire il sensore. Ciò però comporta un aumento dei costi produttivi perché è necessario tagliare il telaio o il vetro. Il nuovo Natural ID FS4304 di Synaptics, invece, può essere integrato nei tasti laterali, come quelli per la regolazione del volume o di accensione. Per l’autenticazione è sufficiente sfiorarli senza premerli.

I sensore della serie FS4300 vengono oggi utilizzati in oltre 50 milioni di prodotti in tutto il mondo e nei prossimi anni è prevista una maggiore diffusione dei lettori di impronte, soprattutto nei mercati emergenti e nei dispositivi di fascia media. Il Natural ID FS4304 verrà prodotto in quantità nel terzo trimestre 2016. Gli OEM e gli utenti potranno vederlo al Mobile World Congress di Barcellona, insieme alla nuova versione della suite di sicurezza SentryPoint.

La principale novità inclusa nell’aggiornamento è l’algoritmo anti-spoofing proprietario. L’impronta digitale è una delle caratteristiche umane che permette di verificare l’identità di una persona, ma non garantisce la sicurezza assoluta. La soluzione anti-spoof inclusa in SentryPoint è in grado di rilevare le differenze tra un’impronta fasulla e un’impronta reale. In pratica, il sensore biometrico non consente l’autenticazione se l’impronta è stata ricostruita mediante un calco o se appartiene ad un dito “morto” (staccato dalla mano).

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