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Europa: l’Italia digitale è ferma al palo

L'indice di digitalizzazione dell'economia e della società preparato dalla Commissione Europea mette l'Italia al quart'ultimo posto in classifica.

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La Commissione europea ha pubblicato oggi i risultati 2016 dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI). In un contesto di crescita, l’Italia resta al palo, con un punteggio che la confina al 25° posto nella classifica dei 28 Stati membri dell’UE. Nell’ultimo anno il Belpaese ha fatto pochi progressi in relazione alla maggior parte degli indicatori, che essi riguardino la connettività, le risorse umane, le competenze nell’uso della Rete. Va meglio nel commercio elettronico, ma in sostanza l’Italia non registra un passo sufficiente per compensare i traguardi della media continentale, e perde una posizione.

L’indice considera cinque aree principali per 30 indicatori: la Connettività (quanto è diffusa, veloce e conveniente la banda larga), il capitale umano e le competenze digitali, l’uso di Internet (dalle attività online come leggere i siti di informazione alle operazioni bancarie e lo shopping), l’integrazione della tecnologia digitale, cioè come le aziende integrano tecnologie digitali fondamentali (fatture elettroniche, servizi cloud, eCommerce), e infine i servizi pubblici digitali, ovvero l’eGovernment.

I progressi europei ci sono, ma i due commissari della partita, Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per il Mercato unico digitale, e Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per l’economia e la società digitali, riconoscono essere lenti: l’Unione nel suo complesso ha un punteggio di 0,52 su 1, un miglioramento rispetto allo 0,5 dell’anno scorso. Tutti i paesi dell’UE tranne la Svezia hanno migliorato il loro punteggio. La Danimarca, i Paesi Bassi, la Svezia e la Finlandia rimangono in testa alla classifica del DESI. I Paesi Bassi, l’Estonia, la Germania, Malta, l’Austria e il Portogallo sono i paesi che crescono più in fretta e stanno distanziando gli altri.

La classifica dell'indice di digitalizzazione europea vede l'Italia nella parte destra, sotto la media continentale. Il paese non ha registrato particolari performance in nessun criterio, tuttavia al contrario di altri paesi è segnato in verde perché cresce più velocemente in relazione alla media. Caratteristica che, nella sua compagine, hanno anche l'Ungheria e la Lituania, ad esempio. Una piccola speranza in un dato però sconfortante: se si considera il peso demografico, economico, politico, dei paesi, l'Italia è l'unica tra le grandi nazioni fondatrici dell'Unione Europea a occupare posizioni così basse.

La classifica dell’indice di digitalizzazione europea vede l’Italia nella parte destra, sotto la media continentale. Il paese non ha registrato particolari performance in nessun criterio, tuttavia al contrario di altri paesi è segnato in verde perché cresce più velocemente in relazione alla media. Caratteristica che, nella sua compagine, hanno anche l’Ungheria, la Lituania, la Romania, la Spagna, la Croazia. Una piccola speranza in un dato però sconfortante: se si considera il peso demografico, economico, politico dei paesi, l’Italia è l’unica tra le grandi nazioni fondatrici dell’Unione Europea a occupare posizioni così basse.

I numeri dell’Italia

Per la prima volta l’indice europeo è stato messo a confronto con alcuni parametri di paesi in testa alla classifica della digitalizzazione (Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud). Il risultato è in scala maggiore quello che si nota guardando l’Italia rispetto alla media degli stati membri. Una strada ancora lunga, percorsa da debolezze nella connettività, nelle competenze di base (nonostante sia lievemente aumentato nel vecchio continente il numero di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche e in matematica, quasi la metà degli europei non possiede competenze digitali sufficienti), anche l’eCommerce resta un’occasione che sfugge alle imprese, e quando le pubbliche amministrazioni offrono più servizi online non aumenta propozionalmente il numero di cittadini che vi accedono. L’Italia sta all’Europa come l’Europa ai migliori paesi del mondo.

Il profilo statistico dell’Italia (pdf) definisce che l’assenza di competenze digitali di base è la ragione principale del basso tasso di adozione della banda larga. Il 37% della popolazione non usa Internet regolarmente e il restante 63% svolge poche attività complesse. La copertura delle reti è passata dal 36% delle famiglie nel 2014 al 44% nel 2015, ma i progressi sono ancora troppo lenti. Questo il giudizio finale:

L’Italia fa parte del gruppo di paesi che stanno recuperando il ritardo. Sebbene le sue prestazioni siano ancora inferiori a quelle dell’UE nel suo insieme, nell’ultimo anno ha registrato rapidi progressi e si è avvicinata alla media dell’UE. Le prestazioni dell’Italia sono tuttavia ancora inferiori alla media del gruppo di paesi in fase di recupero.

Il DESI 2016 si basa su indicatori che si riferiscono principalmente all'anno civile 2015. Il DESI 2016 si basa su indicatori che si riferiscono principalmente all'anno civile 2015. Il DESI 2016 si basa su indicatori che si riferiscono principalmente all'anno civile 2015. I punteggi del DESI vanno da 0 a 1 (più alto è il punteggio, migliori sono le prestazioni del paese). L'anno scorso l'Italia era al 24° posto con un punteggio di 0,38 in un gruppo di stati che segnava un trend di 0,41. Oggi è al 25° posto in classifica, con un punteggio di 0,40 in un gruppo cresciuto allo 0,45. In fase di recupero, ma troppo più lento della media EU.

Il DESI 2016 si basa su indicatori che si riferiscono principalmente all’anno 2015. I punteggi del DESI vanno da 0 a 1 (più alto è il punteggio, migliori sono le prestazioni del paese). L’anno scorso l’Italia era al 24° posto con un punteggio di 0,38 in un gruppo di stati che segnava un trend di 0,41. Oggi è al 25° posto in classifica, con un punteggio di 0,40 in un gruppo cresciuto allo 0,45. In fase di recupero, ma troppo più lento della media EU.

Area per area

  • Connettività. Con un punteggio complessivo di connettività di 0,42, l’Italia si colloca 27esima tra i paesi dell’UE. La banda larga è ampiamente disponibile, ma non quella veloce, la cui copertura progredisce a macchia di leopardo. L’adozione della banda larga mobile è invece più diffusa.
  • Capitale umano. Con un punteggio di 0,42 l’Italia è al 24esimo posto tra i paesi dell’UE. Il paese ha migliorato punteggio e classifica rispetto all’anno precedente (0,38), ma questa voce è ancora un grosso problema per l’Italia.
  • Uso di Internet. In termini di propensione degli individui a utilizzare i servizi Internet, l’Italia con uno 0,33 registra una leggera diminuzione rispetto allo scorso anno e si mette al rango più basso tra i paesi dell’UE. Gli italiani sembrano non utilizzarlo quasi mai o con sfiducia quando hanno bisogno di effettuare transazioni, interagire con gli altri, un po’ di più quando si tratta di leggere notizie, solo nella fruizione di contenuti digitali. Gli italiani stanno però acquisendo familiarità con lo shopping online, in linea con l’aumento registrato sul lato impresa.
  • Integrazione della tecnologia digitale. L’integrazione della tecnologia digitale da parte delle imprese è la dimensione in cui l’Italia è il secondo migliore di tutti i DESI 2016: con un punteggio di 0,31 (sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno) l’Italia si colloca tra i venti migliori paesi dell’UE. Le imprese italiane non stanno facendo molti progressi nell’adozione di soluzioni commerciali, vero, ma il canale di vendita eCommerce sta guadagnando importanza. Naturalmente una vera e sana economia digitale è quella in cui le imprese sfruttano appieno le possibilità e i vantaggi offerti dalle tecnologie. Invece l’adozione di soluzioni di business di questo tipo non progrediscono, con la percentuale di imprese che utilizzano informazioni elettroniche sostanzialmente stabile (al 36%) e l’uso dei social media a malapena migliorato (dal 12% al 14% ). Invece i concorrenti europei corrono.
  • Servizi pubblici digitali. Questa è l’area dove l’Italia fa meglio e al contempo fa venire il mal di testa a Bruxelles. L’Italia si classifica al 17° posto tra i paesi dell’Unione Europea, con un punteggio di 0,54. Tuttavia l’eGovernment è come bloccato dal fatto che non trascina con sé un miglioramento delle performance né delle informazioni ai cittadini. Un’occhiata al futuro Foia, please.

Fermi al palo

Quando gli altri vanno forte, crescere poco equivale a stare fermi, o peggio perdere posizioni. La situazione italiana va approfondita, e ci saranno sicuramente nei meandri di tutti questi dati alcuni spunti positivi. Tuttavia confrontare questi risultati con tutto quanto detto, fatto e annunciato, anche da parte del governo e di chi aveva il compito di accelerare la digitalizzazione del paese, significa constatare che i conti non tornano. Che fare? I piani da cui partire non mancano: la banda larga, sulla quale vanno spesi ancora fondi e l’accordo Stato-Regioni è una buona notizia perché dovrebbe sbloccare quelli già stanziati da tempo, e poi c’è Italia Login, ambiziosissimo progetto che da solo varrebbe probabilmente un paio di posizioni in questa classifica. Il 2015 è stato troppo dibattito e troppe poche cose fatte. Non poteva che andare così.

Fonte: DESI - Europa • Notizie su:
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  • 25/02/2016 alle 19:51 #523533

    Massimo
    Membro

    Dalla mia esperienza da una parte c’è la realtà, dall’altra molte stupidaggini dette dai politici e amplificate dai giornalisti. Internet superveloce è una delle tante stupidaggini, se non ci sono servizi che ne abbiano veramente bisogno: molto più importante dare un internet abbastanza veloce a tutti, non solo a quelli delle zone più abitate.

    Ma il vero problema dell’Italia è la diffusa ignoranza. Ignoranza generica, dovuta al basso livello della scuola italiana, in parte distrutta anche dalle follie del ’68. Ignoranza specifica, dovuta al vecchio mito ottocentesco della cultura classica, che oggi è semplicemente una fabbrica di disoccupati. Aggiungiamo anche che chi prende una laurea in materie classiche è in molti casi un fannullone: scegliendo una laurea seria dovrebbe studiare almeno il doppio.

    Quindi prima di pensare a Internet pensiamo agli Italiani:

    1. Numero chiuso nelle facoltà umanistiche, perché poi di questi non sappiamo cosa farcene (sono stufo di pagare tasse per mantenere gente inutile nelle scuole, ultima spiaggia dei laureati inutilizzabili).
    2. Tasse universitarie molto alte per i fuori corso che non lavorano (perché con le mie tasse devo mantenere università gonfiate inutilmente per ospitare dei parassiti fannulloni?).
    25/02/2016 alle 23:01 #523537

    rico
    Membro

    Quanti sono i siti .gov aperti a suon di milioni e poi abbandonati?

    Ho letto una battuta che, purtroppo, si avvicinava molto alla realtà: “Anonymous ha attaccato alcuni siti governativi. Ora funzionano”.

    26/02/2016 alle 03:12 #523539

    Massimo
    Membro

    Dici bene Rico.

    Sappiamo benissimo che le migliaia di grandi opere incompiute, palazzi, ospedali, strade, dighe, ecc. sono state fatte solo per rubare. Nel caso dei siti possiamo pensare che alle ruberie si sommi anche una profonda ignoranza del web. Pensa a Italia.it, ideata da un politicante che ha favorito la società da cui proveniva e finita nel ridicolo per mano di un politicante incapace.

    D’altra parte una persona onesta e capace perché dovrebbe fare politica?

    Ma la vera vergogna è che a fronte di queste porcherie, che sono davanti agli occhi di tutti, nessuno paghi mai, nemmeno col sequestro dei beni per danno erariale: spesso la Magistratura è un po’ distratta.