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Il MIT accelera le pagine web con Polaris

Polaris è un framework scritto in JavaScript che preleva in anticipo gli oggetti presenti in una pagina e riduce la velocità di caricamento.

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Grazie alle moderne tecnologie, le connessioni Internet diventano sempre più veloci, ma allo stesso tempo i siti web diventano sempre più complessi. I ricercatori del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del MIT hanno sviluppato un sistema che riduce il tempo di caricamento delle pagine fino al 34%. Polaris è un framework che determina preventivamente la sequenza di caricamento degli oggetti presenti in una pagina web. La validità del sistema è stata confermata dai test effettuati sui 200 siti più popolari nel mondo, tra cui Wikipedia.

Il browser non può sapere in anticipo quale pagina deve caricare finché l’utente non digita una URL. Dopo aver specificato l’indirizzo del sito, il browser inizia a prelevare dal server i diversi oggetti, come i file HTML, le immagini e il codice JavaScript. Dato che il browser non conosce le dipendenze tra gli oggetti, le operazioni di fetching hanno un numero molto elevato e ciò rallenta il caricamento della pagina. Polaris, invece, traccia tutte le interazioni tra gli oggetti e crea un grafo delle dipendenze per la pagina, riducendo al minimo i “viaggi” da e verso il server.

Lo scheduler che stabilisce l’ordine di caricamento degli oggetti, anche prima dell’effettiva richiesta, è stato scritto in JavaScript, quindi può essere usato lato server ed è compatibile con qualsiasi browser. L’approccio scelto dai ricercatori del MIT è quindi diverso da quello di Opera, che sfrutta una tecnologia di compressione disponibile su un unico browser.

Polaris potrebbe essere molto utile per i siti più complessi con migliaia di oggetti, ma anche per le reti mobile. Il framework verrà distribuito con licenza open source per consentire lo sviluppo di estensioni basate sulla tecnologia. I ricercatori contatteranno Google, Mozilla e Microsoft per suggerire l’integrazione di Polaris in Chrome, Firefox e Edge.

Fonte: MIT • Immagine: HTTPS, via Shutterstock • Notizie su: ,
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