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Johan Cruyff, l’innovazione del calcio totale

Johan Cruyff è morto all'età di 68 anni: chi ne ricorda le gesta sui campi di gioco sa quanta passione abbia scatenato l'innovazione del calcio totale.

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Cosa c’è di più semplice del gioco del Calcio? Al netto del fuorigioco, che ai non appassionati potrebbe sembrare una regola machiavellica, tutto il resto è corsa, grinta, un pizzico di tattica e la semplice necessità di buttare il pallone in una rete. Eppure c’è chi ha saputo innovare negli anni questo sport, ha saputo elaborare un pensiero grezzo trasformandolo con creatività e ingegno: uno di questi, il più grande, è stato Johan Cruyff.

A volte la grande enfasi che circonda il mondo del pallone rischia di gonfiare giudizi e analisi, ma quando le cose sono vuote si dematerializzano sotto i colpi del tempo. Il mito di Cruyff invece è rimasto intatto in chi ha amato il gioco del calcio, soprattutto per chi lo ha visto negli anni ’70. La maglietta arancio di allora ha un significato preciso per questo sport: era il “calcio totale”, era il nuovo, era l’innovazione che si faceva largo. Era una rottura, era una svolta, era aria nuova. Era profumo di libertà, una barriera che cadeva e una nuova prateria da conquistare. L’innovazione spazzava il vecchio riscrivendone i confini, perché questo è l’innovazione e quella era innovazione. E aveva il volto di Johan Cruyff.

Johan Cruyff, l’innovazione del calcio totale

Chi indossò quella maglia, e Cruyff ne fu in termini assoluti l’attore protagonista, non stava giocando soltanto per una vittoria: il calcio totale incarnava una vera e propria cultura innovativa, un modo di guardare al campo di gioco in un modo totalmente nuovo. In termini semplici, per chi non segue il calcio o non ne conosce l’evoluzione tattica: con “calcio totale” si intende quel tipo di movimento di squadra tale per cui ogni ruolo non è fisso e predeterminato, ma la formazione è in grado di adattare i movimenti in base a ciò che fa ognuno dei singoli. L’attaccante, tanto per intendersi, può ricoprire il ruolo del centrocampista quando il centrocampista esce dalla propria zona di competenza per fare temporaneamente l’attaccante. Tutto si fa più fluido e relativo, insomma: sta all’intelligenza del singolo capire come muoversi per mantenere sempre equilibrata la squadra, per non scoprire mai la difesa e per supportare sempre al meglio l’attacco.

Non è cosa banale, perché fino a quel tempo tutto era molto più rigido. Poi però l’Olanda divenne palestra di un nuovo modo di pensare ai movimenti sul campo di gioco: arrivarono le prime vittorie, l’Europa guardò sbigottita all’estro delle casacche arancioni e in quel clima iniziò a brillare la stella di Johan Cruyff.

Giocatore, allenatore, ma soprattutto emblema e testimone. Johan Cruyff è deceduto all’età di 68 anni ed entra di diritto nella storia del pallone. Ma per chi ha vissuto quegli anni, il capitolo Cruyff è anche qualcosa di molto più importante: chi ha il gioco del calcio all’interno del proprio imprinting culturale, sa che Cruyff è stato una scintilla. Da quel momento in poi il calcio non sarebbe più stato lo stesso: ai ritmi blandi delle partite in bianco e nero si è sostituito il movimento fluido del calcio a colori, con il pressing a diventar parte integrante della sfida e rendere gli olandesi la nuova avanguardia. Non ci volle molto affinché tutto il continente potesse trovare le giuste contromosse e imparasse a copiare la scuola olandese, ma lo scatto era ormai impresso e le firme erano quelle di una scuola di pensiero che aveva nomi e cognomi già impressi nell’albo d’oro delle maggiori competizioni continentali.

Il calcio totale non è solo un modo di giocare al pallone: è un nuovo modo di guardare ad un contesto fatto di linee, bandierine e giocatori pronti ad inseguire un pallone. Il calcio totale è una metafora dell’innovazione scritta con il linguaggio dello sport. Il gioco più semplice del mondo improvvisamente è cambiato e chi ha scatenato quell’innovazione ha conquistato il cuore e la passione di un intero continente di sportivi. Ecco perché oggi il mondo del calcio piange Johan Cruyff : perché non ha solo interpretato magistralmente il gioco del calcio (fatto di contrasti, corse e dribbling), ma ha anche contribuito a riscriverne l’identità. Undici giocatori diventarono per la prima volta un corpo unico, un agglomerato di ruoli integrati e compenetrati, un team fatto di intesa e interconnessioni. Non ci si muoveva più come su di un biliardino, ma liberamente, con schemi fuori dagli schemi, con regole fuori dalle regole, con una mentalità che per gli avversari doveva sembrare follia.

Sembrava anarchia, invece era creatività. Sembrava creatività, invece era innovazione. E sublimava in passione.

Immagine: Maxisport • Notizie su:
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