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Drake e Beyoncé, lo streaming in esclusiva paga?

Da Drake a Beyoncé, le piattaforme di streaming puntano sui contratti esclusivi: il rischio, però, è che gli utenti tornino sui lidi della pirateria.

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Con la moltiplicazione delle piattaforme di streaming, il mercato della musica online è divenuto sempre più affollato. E con dei servizi tutto sommato analoghi, anche a livello di prezzo, per i vari operatori risulta sempre più difficile non solo conquistare gli utenti, ma anche mantenerli nel tempo. Che fare, allora, per continuare a crescere senza minare il proprio market share? L’industria della musica, così come quella dei fornitori dei servizi, sembra aver trovato una facile risposta: le esclusive con i grandi artisti. Proprio negli ultimi giorni, ad esempio, Tidal ha annunciato in pompa magna il nuovo e acclamato album di Beyoncé, “Lemonade”, mentre di oggi è la notizia relativa all’ultima fatica di Drake, “Views”, in esclusiva per Apple Music. Considerati anche i precedenti di Taylor Swift e Kanye West, quest’ultimo inoltre protagonista involontario di una causa legale, con questa strategia l’universo dello streaming riuscirà a catalizzare gli utenti nel lungo periodo o, in alternativa, li riporterà alla pirateria?

A inaugurare le danze fu proprio Beyoncé qualche anno fa quando, in occasione del suo album omonimo, organizzò un lancio a sorpresa in esclusiva su iTunes Store, per poi approdare sulle piattaforme di streaming solamente un anno più tardi. Subito dopo divenne famoso l’abbandono di Taylor Swift da Spotify, con le sue tante dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa, una popstar poi conquistata da Apple a seguito di un blando battibecco estivo sulle royalties. Più recenti vi sono Kanye West con “The Life of Pablo”, inizialmente rilasciato esclusivamente su Tidal e poi finito in una causa legale per l’apparizione su altre piattaforme, “Lemonade” sempre di Beyoncé e ora Drake sui lidi di Cupertino. Quest’ultimo renderà “Views” disponibile in streaming solo su Apple Music, anche se per una sola settimana.

La rincorsa allo streaming in esclusiva ha un vantaggio principale di breve e medio periodo: conquistare utenti. Basti considerare come, con l’annuncio dell’opera di Beyoncé, Tidal abbia rapidamente scalato le classifica dei download di App Store. Un fatto non da poco, per una piattaforma che sembra faticare nel rincorrere i big di settore come Spotify. Non è detto, però, che per i colossi della distribuzione online un nuovo arrivato si traduca immediatamente in un abbonato, soprattutto dopo il periodo di prova, né che questa prospettiva sia sostenibile nel lungo periodo. La mania delle esclusive, infatti, sembra oggi ignorare una prospettiva preoccupante futura: quella del ritorno alla pirateria.

Sebbene il fenomeno del download illegale non sia mai stato del tutto eradicato, non si può dire che lo streaming non abbia segnato una nuova era, dove l’utente trova tutti i brani che desidera in ascolto, il tutto in modo legale. Con la moltiplicazione delle piattaforme, tuttavia, è impensabile che il singolo cliente si abboni a servizi multipli solo per inseguire l’artista preferito. Anche perché i costi cumulativi rischierebbero di essere proibitivi: considerato come le maggiori esclusive siano spartite tra circa tre o quattro operatori, a suon di 9.99 euro al mese, il fan sfegatato dovrebbe spendere quasi 40 euro mensili per accedere a tutti i cataloghi. Di conseguenza, è più verosimile l’appassionato scelga solo una di queste piattaforme, per cercare gli artisti mancanti altrove. Vero è che la maggior parte delle esclusive sia limitata temporalmente, con una distribuzione fra i competitor nelle settimane successive, ma l’ultima tendenza è quella della disponibilità imperitura su un unico servizio, Beyoncé e Taylor Swift insegnano. Cosa accadrà?

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