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Coop risponde a Report, con un blog

Ieri si è consumato un altro esempio di comunicazione d'impresa antagonista e complementare all'informazione: protagoniste Report e Coop, e la forma blog.

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Un’altra grande azienda italiana risponde a una trasmissione di approfondimento giornalistico del servizio pubblico e ancora una volta si tratta di una reazione che si affida alle tecniche online di comunicazione d’impresa. Il primo caso, che fece scalpore e letteratura, fu quello di Eni e Report, con un live-twitting. Questa volta l’azienda è la Coop, Report è sempre la controparte, stavolta però la risposta è un blog che pubblica interamente gli scambi di mail e alcuni contenuti a supporto delle stesse domande fatte dall’autore del servizio trasmesso ieri sera. La morale è sempre più chiara: la tv non è più al centro.

Ieri sera, negli stessi istanti in cui Report su Rai3 trasmetteva il suo servizio sul caso Celox, l’associazione nazionale di Coop metteva online Quello che Report non dice, un vero e proprio instant-blog con lo scopo di ribattere alle parole dell’autore Luca Chianca. Qualcuno si chiederà come faceva Coop a conoscere già in anticipo il contenuto del servizio. E per quale ragione ha pensato di creare questo blog con approfondimenti e un motore di ricerca interno. Qui sta il punto: perché il servizio era stato pazientemente costruito in sette differenti passaggi tra il 22 febbraio e il 6 maggio, come ricostruito da un interessante leak delle mail.

Nella home page, Coop così spiega le su motivazioni:

Rispondiamo al racconto di Coop fatto dalla trasmissione Report attraverso questo spazio sul Web. Abbiamo chiesto a Report la possibilità di farlo in diretta, durante la trasmissione, ma questa opportunità ci è stata negata. La Coop sei tu. E tu hai diritto di sentire la nostra voce, che è anche la tua.

Slogan finale a parte, e lasciando perdere il caso specifico raccontato (di fatto una disputa tra un fornitore e la coop nazionale risolta con una sanzione dell’antitrust a quest’ultima), quel che impressiona di questo ulteriore episodio è la difficoltà mostrata da Report di vivere il cambiamento imposto nei media e al contempo la nuova aggressività delle aziende e dei loro uffici di comunicazione, che hanno molto più presente cosa è possibile fare e fin dove ci si può spingere. Un tema affrontato sia all’ultimo festival di Perugia che al festival della tv.

La tivù trincerata

I format televisivi non sono pronti a dialogare, soprattutto non sono organizzati per farlo. La lettura degli scambi di mail dove a un certo punto interviene la stessa Milena Gabanelli è molto istruttiva. Dopo aver fornito una grande quantità di informazioni sui personaggi storici della Coop, sull’organigramma attuale e sui bilanci, l’ufficio stampa si rende conto della repentina svolta della redazione perciò suggerisce di far partecipare una persona della Coop alla trasmissione. È il 10 marzo, già realizzate alcune interviste, e Silvia Mastagni, capo ufficio stampa di Coop, scrive a Report:

Per quanto riguarda la richiesta di dati e materiali stiamo provvedendo a quanto da voi richiesto e vi forniremo tutto quanto è necessario (…) Data l’ampiezza degli argomenti da voi proposti riteniamo infatti opportuno rispondervi in modo puntuale attraverso un dialogo diretto con chi conosce in modo approfondito quanto oggetto del vs interesse. Come capirete la richiesta di intervista in diretta deriva dalla nostra volontà di offrire ai vostri telespettatori la nostra opinione senza interventi di montaggi propri di un reportage. Un meccanismo quest’ultimo certo consueto per i magazine televisivi a cui riteniamo però si possa fare eccezione con il comune obiettivo di trasferire correttamente le informazioni da voi richieste.

A stretto giro, Report rifiuta l’intervento in diretta di Coop e il confronto. Milena Gabanelli interviene per la prima volta negli accordi:

Report è un programma di inchiesta e per sua natura, come avviene in tutti i programmi di inchiesta nel mondo, le interviste non sono trasmesse in diretta ma inserite nel contesto narrativo. Il montaggio non altera la posizione degli interlocutori, né le trasferisce in modo non corretto, poiché ne conseguirebbe una perdita di credibilità del programma, oltre ad esporlo a richieste di risarcimento danni dai quali è elevato il rischio di uscirne soccombenti. Se Report fosse un talk show, tutti i personaggi coinvolti nell’argomento trattato, sarebbero presenti in studio, dove ognuno dice la sua opinione. L’inchiesta è una genere diverso, dove al contrario tutti gli intervistati sono presenti nel servizio per la loro parte di competenza.

Naturalmente Report ha tutte le ragioni giornalistiche, così come Coop può chiedere e scegliere che documentazione spedire alla redazione e quali interviste consentire. Quando però venerdì 6 maggio, soltanto due giorni prima della trasmissione, la redazione torna a scrivere a Coop inserendo un ulteriore argomento (il bancomat per i soci prestatori, che poi darà il titolo all’intero servizio) è chiaro che molto del lavoro fatto nei mesi precedenti non darà garanzie. Dietro l’ineccepibile formalità degli scambi di mail si avverte la tensione, la scarsa fiducia sulla possibilità di essere rappresentati fedelmente che era scaturita già nel duro scambio tra il 22 marzo e il 6 aprile, quando Report respingeva le accuse di malafede e Coop ribadiva di ritenere la diretta l’unico modo per rispondere bene ai temi affrontati. E così ieri sera, con la puntata nasce la pagina web di controcanto.

Prepariamoci

Una redazione oggi non può più pensare di nascondere la cucina editoriale quando non conviene e mostrarla solo per convenienza. Il fatto che Coop abbia pensato di aprire un blog di debunking, con un piccolo leak mail, quindi un contenuto destinato a restare, di grande potenza, maggiore di quella a disposizione del formato televisivo, dimostra ancora una volta che molto presto l’opinione pubblica si abituerà, quando una trasmissione ha concluso di dire la sua sull’etere, a guardare subito l’azienda sul web. Consistenza e platee diverse, dove è difficile dire chi può vincere, ma solo il fatto che non si può prevedere aggiunge un altro argomento al dibattito sul nuovo modo di dialogare con la televisione, che prevede una estensione in flusso diretto del servizio giornalistico.

Il segmento televisivo si percepisce ancora come spazio chiuso, invece è soggetto come tutto il resto alle pressioni di una ecosfera informativa in cui una notizia ha un inizio ma non ha mai una fine, e la televisione è solo un passaggio del processo.

Fonte: Coop • Notizie su: ,
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