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L’Art Camera del Google Cultural Institute

L'apparecchiatura di Google in grado di effettuare la digitalizzazione delle opere d'arte in maniera rapida, semplice e incredibilmente dettagliata.

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L’obiettivo del Google Cultural Institute è quello di promuovere la cultura, rendendola disponibile a chiunque, indipendentemente da dove ci si trova e dalla tipologia di device utilizzato. Il progetto ha però anche un’altra finalità: preservare le opere dall’inevitabile scorrere del tempo. La tecnologia integrata nella Art Camera di bigG è sviluppata per soddisfare entrambe le esigenze.

Si tratta di un macchinario attraverso il quale musei e istituti potranno effettuare una scansione ad altissima risoluzione di quadri, documenti e reperti. Altri punti di forza sono l’estrema semplicità di utilizzo e una drastica riduzione dei tempi richiesti per l’acquisizione delle immagini rispetto ad altre soluzioni. Il funzionamento è presto spiegato: il macchinario viene posizionato di fronte ad un muro su cui è appesa l’opera da elaborare, dopodiché l’operatore punta l’obiettivo verso ogni lato dello spazio da prendere in considerazione. In questo modo Art Camera rileva con precisione l’area interessata e la passa in rassegna un pezzetto alla volta, scattando le singole porzioni a definizioni molto elevate, per poi assemblandole. I file GigaPixel generati vengono dunque inviati ai server di bigG e processati, per essere pronti alla visione nel giro di poche ore. A parlarne è Marzia Niccolai, technical program manager.

Il tempo di cattura è stato ridotto drasticamente. In passato poteva servire un giorno intero per registrare un’immagine. Per darvi un’idea, ora bastano 30 minuti per un’opera dalla larghezza di un metro.

Al momento Google ha realizzato 20 unità di Art Camera, distribuendole a musei, istituti e collezioni di tutto il mondo per avviare l’opera di digitalizzazione. Alcune sono state inviate in Brasile, in India e a Hong Kong. I primi risultati dell’iniziativa sono raccolti sulle pagine del Cultural Institute, dove si possono osservare dipinti di Monet, O’Keeffe e Van Gogh (solo per fare alcuni esempi) ingrandendo ogni minimo dettaglio. Il dispositivo ha comunque alcune limitazioni che costringono talvolta all’impiego di apparecchiature di terze parti, come l’impossibilità di scansionare oggetti in tre dimensioni o dall’area troppo vasta.

Claude Monet

Claude Monet “Spring at Vetheuil”

Fonte: Google Cultural Institute • Via: The Verge • Notizie su:
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