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Facebook ormai è m-commerce

Il workshop di Facebook a eCommerce forum racconta i numeri incredibili del social network come mobile company nel marketing personalizzato.

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Cosa è in grado di fare Facebook per il commercio elettronico? E quali numeri garantisce? Il workshop all’eCommerceForum nella seconda e ultima giornata si è preso la sala della plenaria: non è un caso, considerando che oggi molte aziende si chiedono se entrare nel cortile di Menlo Park e accettarne le regole, e i vantaggi, e come farlo senza perdere la propria autonomia.

Facebook nel 2012, soltanto quattro anni fa, era un’azienda completamente desktop che non fatturava dal mobile. Poi Mark Zuckerberg radunò tutti e disse che da quel momento in poi l’azienda avrebbe realizzato tutto mobile first. Nello stesso anno di una quotazione in Borsa difficile, il Ceo puntava su una fonte di introiti da zero virgola. Oggi, Facebook ricava l’82% del fatturato dall’ambiente in mobilità, raggiunge percentuali vicine tra il 70 e il 100% degli utenti Internet con le inserzioni sul feed della versione per smartphone, device che gli italiani, per fare un esempio, consultano come minimo 14 volte al giorno. Mettendo assieme il social network con Instagram e Whatsapp, gli altri gioielli di famiglia, il gruppo trattiene le persone nel proprio circuito per la metà di tutto il tempo della loro navigazione.

In pratica, Facebook detta legge coi suoi numeri e con una specifica particolare: il fenomeno dei video. Nel workshop, moderato da Cristian Racioppi, che pianifica le strategie di marketing dei media partner di Facebook, sono intervenuti Laura Milani, che per Facebook Italia gestisce le relazioni con marchi italiani e internazionali nel mondo del lusso, Roberto Acquaviva, dal 2015 nell’HQ di Facebook a Dublino, dove è responsabile dello sviluppo del vertical eCommerce per il mercato Italiano, Roberto Scatena, implementazione e misurazione di strategie di direct response marketing, Alessandra Melchionda, solution management di Facebook Italia, Fabien Magalon, che ha parlato di Audience Network, la rete dei publisher su Facebook. Ad aprire tutto e tradurre il peso e il ruolo dell’azienda, sempre più in auge anche nell’eCommerce, Andrea Lai, sales manager di Facebook per l’Italia (e la Spagna). Webnews gli ha fatto qualche domanda.

Andrea Lai: Facebook

Andrea Lai gestisce il team sales italiano presso il quartier generale europeo di Facebook a Dublino, dove vive da 14 anni. In precedenza ha ricoperto ruoli manageriali in Google imparando come funzionano le piattaforme di marketing online. Lai ha gestito alcuni dei più grandi budget pubblicitari online di aziende continentali. Fondata poi la sua società Adamans, l’ha trasformata da piccola startup a uno dei più grandi publisher di contenuti on demand.

Gli investitori e analisti nel 2012 hanno messo in dubbio la capacità di Facebook di monetizzare da mobile: ripensandoci oggi non ci si crede. Fatturate 4,5 miliardi di dollari. Come ci siete riusciti?

Visione. Ci siamo trasformati completamente in una mobile company. Cioè una società che sviluppa sempre per mobile, dall’inizio.

L’approccio viene definito people based marketing. Ma le aziende sono diverse dalla gente…

Per noi è un nuovo paradigma. Marketing per le persone, che riesce a intercettare gli interessi e le aspettative. Attenzione però: i cellulari sono oggetti estremamente personali, di conseguenza anche il marketing deve esserlo altrettanto. Se l’azienda mi vuole raggiungere con una pubblicità all’interno del mio telefonino deve farlo tenendo conto di chi sono.

La questione è la solita: Facebook è un cortile recintato, un’azienda è chiamata a caricare i propri dati, la sua base clienti, all’interno della piattaforma, che restituisce certamente delle interessanti percentuali di ritorno. Tuttavia uno scambio trasparente avviene solo con dati di qualità, con analitici di qualità. Li fornite?

Noi vogliamo fornire esperienze altamente personalizzate ai clienti, che offrono valore. La cosa giusta, al momento giusto, alla persona giusta. Per le aziende è solo il rovescio della medaglia: creano sinergie con Facebook e Instagram e le vaste informazioni che hanno sui loro clienti non sono davvero personalizzate su scala senza questo rapporto. Dal punto di vista del comportamento dei loro potenziali clienti magari sanno più cose di noi, il punto è intercettarli e convincerli all’acquisto nell’ambiente dove si trovano e dove sono meglio disposti.

Oggi si parla tantissimo della Live Map. Potrebbe avere una dimensione business?

Abbiamo visto di recente Matteo Renzi usare i live su Facebook. È uno strumento anche di self-branding, certo. Il contesto generale è che negli ultimi due anni il fenomeno video è completamente esploso. La funzione live è stata lanciata da poco, vediamo che è utilizzata in modo massiccio, dalle persone più diverse, dagli opinion maker ai ragazzi che vogliono dimostrare i loro talenti, è però ancora troppo presto per stabilire se questa esperienza maturerà un valore commerciale. Il nostro approccio resta sempre lo stesso: lanciamo delle idee, proviamo soluzioni, analizziamo come vengono utilizzate, ed eventualmente, ma non per forza, si costruisce un modello di business. Ma su Live Video ora è troppo presto.

Fonte: Webnews • Notizie su: , ,
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