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Andy Rubin: una IA per i device di tutto il mondo

Uno dei padri di Android parla delle enormi potenzialità che in futuro offriranno i sistemi di intelligenza artificiale, senza tralasciarne i rischi.

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Intervenuto sul palco di una conferenza organizzata da Bloomberg, Andy Rubin ha parlato di tecnologia a 360 gradi, focalizzando però in particolare l’attenzione sull’intelligenza artificiale. Secondo il suo autorevole parere (per chi non ne fosse a conoscenza, si tratta di uno dei padri del progetto Android), l’IA e il machine learning acquisiranno sempre maggiore importanza nella vita quotidiana delle persone.

La previsione è che, un giorno non troppo lontano, un singolo sistema di questo tipo potrà essere in grado di gestire tutti i dispositivi funzionanti al mondo, inclusi smartphone, tablet, computer di ogni sorta, apparecchi connessi alla Internet of Things, device multimediali ecc. Ciò sarà reso possibile, secondo Rubin (ex Google, poi fondatore di Playground Global, un incubatore hardware e software che ha già raccolto investimenti per oltre 300 milioni di dollari), dall’impiego di IA dotate di autoconsapevolezza e da innovative piattaforme di quantum computing.

Nuove piattaforme di computing emergono ogni dieci o dodici anni. Quale sarà la prossima? Si occuperà di dati e le persone di istruire le intelligenze artificiali, facendole letteralmente imparare.

Rubin mette però anche in guardia dai potenziali rischi legati alla nascita di sistemi tanto avanzati: nessuna Skynet, né robot che minacceranno di spazzare via il genere umano dal pianeta Terra. Il pericolo più grande, secondo lui, riguarda il possibile impiego di tali capacità di calcolo per mettere in ginocchio anche i sistemi di crittografia e di protezione dei dati che oggi risultano più solidi. Sarà dunque necessario trovare per tempo nuovi metodi per garantirne la sicurezza.

In merito alla sua uscita da Google, datata ottobre 2014, il creatore di Android ha dichiarato che non c’è stato alcun attrito all’interno del gruppo, ma solo il desiderio di inseguire nuovi obiettivi e con tempistiche più strette rispetto a quelle di bigG.

Non penso che qualcosa sia andato storto. Google sta cercando di fare qualcosa di davvero grande e significativo per la vita di tutti i giorni. È un piano almeno decennale. E io sono relativamente impaziente.

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