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Apple VS Spotify: Cupertino risponde alle accuse

Con una lettera pubblicata da BuzzFeed, Apple ha cercato di smontare le accuse di Spotify, spiegando come applichi le stesse regole a tutti i developer.

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Aria di battaglia, sui caldi lidi delle piattaforme di streaming musicale. Protagoniste in trincea paiono essere Spotify e Apple, con una contrapposizione divenuta pubblica qualche giorno fa. Al termine della scorsa settimana, il leader dello streaming ha accusato il gruppo di Cupertino di ferire la concorrenza con il processo d’approvazione del software su App Store, a seguito della bocciatura di un aggiornamento per la piattaforma. La società californiana non è però rimasta con le mani in mano e, tramite una lunga lettera pubblicata redazione di BuzzFeed News, ha cercato di smontare le tesi dell’avversario. Cosa è accaduto?

Qualche giorno fa il team di verifica di App Store ha bocciato un aggiornamento per l’app di Spotify, un fatto tutt’altro che gradito per la piattaforma di streaming musicale, pronta a giudicare le regole di Cupertino come “un’arma per ferire i competitor“, nonché contestando la quota di revenue sharing relativa agli abbonamenti sottoscritti in app. In una lettera inoltrata al legale di Spotify Horacio Gutierrez, e pubblicata da BuzzFeed news, il legale di Apple Bruce Sewell ha espresso delusione per gli attacchi pubblici ricevuti, nonché preoccupazione per quanto dichiarato, poiché Apple applica le medesime regole a qualsiasi developer senza preferenza alcuna, né ferendo la concorrenza.

Non vi possono essere dubbi sul fatto che Spotify ha beneficiato enormemente dalla sua associazione con l’App Store di Apple. Dalla sua iscrizione ad App Store nel 2009, la piattaforma di Apple ha permesso oltre 160 milioni di download del software, che sono risultati in milioni di dollari di guadagni incrementali per Spotify. È per questo che troviamo preoccupante la richiesta di esenzioni che applichiamo a tutti gli sviluppatori e che si stiano pubblicamente riproponendo rumor e mezze verità relative al nostro servizio. Le nostre linee guida aiutano la concorrenza, non la feriscono. Il fatto che siamo in concorrenza non ha mai influenzato il modo con cui Apple tratta Spotify o altri competitor di successo come Google Play Music, Tidal, Amazon Music, Pandora e le numerose altre applicazioni di App Store che distribuiscono musica digitale.

Il nodo della questione sembrerebbe essere relativo al sistema di pagamento per la sottoscrizione di abbonamenti in App. Da sempre, la Mela applica una policy di revenue sharing del 30% sia sulla vendita di app che sugli acquisti e le sottoscrizioni in-app, regola pronta a un interessante miglioramento così come annunciato durante l’ultima WWDC, con una nuova percentuale del 15% dopo un anno di abbonamento. Spotify, così come riferisce BuzzFeed, aggiunge quindi 2.99 dollari per gli abbonamenti in-app, per compensare quella che viene definita come la “tassa Apple”. Secondo quanto rivelato dalla testata statunitense, l’ultimo aggiornamento di Spotify sarebbe stato bocciato poiché la possibilità di abbonamento in-app sarebbe stata sostituita con una feature di sign-up, un sistema che “potrebbe eludere le regole Apple per gli acquisti in-app”, dirottando l’utente per la sottoscrizione di un pagamento mensile fuori dalla piattaforma targata mela morsicata. La società di Cupertino ha quindi spiegato come il rifiuto dell’aggiornamento non derivi dalla volontà di ferire il business di Spotify, bensì per rispetto a tutti gli altri developer che, da anni, aderiscono alle medesime regole.

Quella funzione esiste solo allo scopo di evitare di pagare Apple per l’uso di Apple Store, per dirigere gli utenti ad abbonarsi sul sito di Spotify. Una chiara violazione dei termini a cui aderiscono tutti gli altri sviluppatori. […] Non vi è nulla nella condotta Apple che possa “rappresentare una violazione delle applicabili leggi sulla concorrenza”. Apple continua a innovare con i prezzi più bassi per gli utenti e con un nuovo modello di revenue sharing per gli sviluppatori che hanno permesso tanto successo. Capiamo che vorreste un trattamento speciale e protezione dalla concorrenza, ma semplicemente non lo faremo perché aderiamo fermamente al principio di trattare tutti gli sviluppatori giustamente e in modo equo.

Alla lettera di Apple, riferisce BuzzFeed, un portavoce di Spotify ha inoltrato uno screenshot dove mostra come l’applicazione, in realtà, non dirotti gli utenti su piattaforme esterne ad App Store. La questione, di conseguenza, è tutt’altro che chiusa: da un lato vi è la necessità di Spotify di continuare a far crescere il proprio business, raggiungendo nuovi bacini d’utenza, dall’altro richiesta di Apple di ricevere un pagamento per i servizi di distribuzione che offre agli sviluppatori. Come andrà a finire?

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