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Google, LinkedIn e le proprietà di Mountain View

Accordo raggiunto tra bigG e il social network professionale sulle proprietà immobiliari nell'area di Mountain View: la stretta di mano è ufficiale.

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Dopo anni in cui le due realtà si sono battute per ottenere dall’amministrazione di Mountain View le autorizzazioni necessarie a mettere le mani su alcune proprietà immobiliari strategiche della zona, Google e LinkedIn giungono ad un accordo che segnerà il futuro della Silicon Valley: bigG e il social network professionale hanno deciso di scambiare alcuni lotti.

Si parla di un totale di circa 100.000 metri quadrati di edifici già esistenti (tra i quali rientra anche l’attuale quartier generale di LinkedIn che verrà spostato altrove) e oltre 220.000 metri quadrati di territorio pronto ad accogliere nuove strutture. Il compromesso raggiunto consentirà al motore di ricerca di espandere la propria presenza nel settore di North Bayshore, mentre al gruppo appena acquisito da Microsoft saranno assegnate proprietà sia a Mountain View che a Sunnyvale, da destinare alla costruzione di un campus aziendale che richiederà molto meno tempo rispetto a quanto previsto dai piani precedenti con il progetto Shoreline Commons.

Così Jim Morgensen, vicepresidente della divisione Workplace di LinkedIn, spiega cosa ha spinto a siglare l’intesa.

Abbiamo speso molto tempo ed energie su Shoreline Commons, ma il progetto era complicato da un singolo fattore: sarebbero stati necessari dai cinque ai sei anni per la costruzione. È un tempo molto lungo per un’azienda tecnologica, soprattutto se si tratta di avere poi più campus divisi tra loro.

L’accordo costituisce di fatto una collaborazione tra due società che possono essere definite concorrenti, per anni impegnate in una lotta amministrativa finalizzata ad ottenere il controllo di aree ritenute di importanza strategica. Al momento non è stato svelato il valore economico della trattativa, ma i vertici di LinkedIn hanno dichiarato che nessuna delle parti dovrà ricorrere a investimenti “premium”.

Fonte: Silicon Valley Business Journal • Via: Ars Technica • Notizie su:
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